Desperate Nights

Streets used as rally circuits, transformed into danger to oneself and others along bottomless nights longer than the day. This happens, every night for months, in the indifference towards the good for oneself and for the other, enjoy the annoyance as if this were the way to show one’s existence, it does not matter that it is a silly way, it does not matter that it reveals the emptiness and the ephemeral of existences lost in nothingness. Tight turns taken at full speed, almost waiting or with the desire for the car to overturn and put an end to wasted lives or, at least, draw attention to the need that becomes evanescent and loneliness that becomes violence. Curves so tight that it is inevitable to end up on a garbage can or on the recycling bins, bump into a car, or anything that hinders the mad rush towards yourself … maybe that’s the satisfaction of the game: destroying as much as possible remaining anonymous. The more you destroy the more you are satisfied while being unharmed gives the illusion of omnipotence. Too bad we don’t find ourselves! Too bad that the noise and the collapse are only examples of their indifference and the absolute stupidity of those who scream enjoying their screams, deaf to the rest of the other, cold towards all that lives, clouded only by the vain selfishness of their emptiness. So, every night for months, without controls … yes, but there are lights for the party!

Strade usate come circuiti di rally, trasformate in pericolo per sé e per gli altri lungo notti senza fondo più lunghe del giorno. Questo accade, ogni notte da mesi, nell’indifferenza verso il bene per sé e per l’altro, divertiti dal dare fastidio come se questo fosse il modo per mostrare la propria esistenza, non importa che sia un modo sciocco, non importa che riveli il vuoto e l’effimero di esistenze perse nel nulla. Curve strette prese a tutta velocità, quasi in attesa o col desiderio che l’auto si capovolga e ponga fine alle esistenze sprecate o, almeno, attiri l’attenzione sul bisogno che diventa evanescente e sulla solitudine che diventa violenza. Curve così strette che è inevitabile finire su un cassonetto dell’immondizia o sui bidoni della raccolta differenziata, urtare una macchina, o qualsiasi cosa ostacoli la folle corsa verso sé stessi… forse è proprio quella la soddisfazione del gioco: distruggere quanto più possibile restando nell’anonimato. Più si distrugge più si è soddisfatti mentre l’essere rimasti illesi dona l’illusione dell’onnipotenza. Peccato che non ci si ritrovi! Peccato che il rumore e lo sfascio siano solo esempio della propria indifferenza e della stupidità assoluta di chi urla godendo delle proprie urla, sordo al riposo dell’altro, freddo verso tutto ciò che vive, ottenebrato solo dall’egoismo vano del proprio vuoto. Così, ogni notte da mesi, senza che vi siano controlli… già, però ci sono le luminarie per la festa!

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