L.N. Tolstoj: Che fare, dunque?

“Che fare, dunque?” (Campo dei Fiori, 2017) di Lev Nicolaevič Tolstoj è una riflessione che scava in profondità i luoghi comuni e gli stereotipi di una società che pone l’economia e il privilegio personale e individuale al di sopra di tutto e a qualsiasi costo.
Solo per questo, e non è poco, la riflessione narrata da Tosltoj al punto da sembrare quasi un romanzo, segna non solo il periodo storico in cui l’opera fu scritta (1886), ma sembra calzare alla perfezione anche i tempi moderni.
L’incipit dell’opera sembra quelo di un romanzo, «Mai, in vita mia, avevo abitato in città. Quando, nel 1881, mi trasferii a Mosca restai stupito della miseria urbana (…)», ma, via via che si entra nel vivo della lettura è facile comprendere che quello stile narrativo, così caratteristico di Tolstoj, contribuisce a rendere ancora più vivida la riflessione, non lasciando alcun dubbio che non si tratti di storie inventate e costruite su fogli di carta, ma di vita narrata e vissuta per le strade di Mosca dove la grande differenza tra strati sociali è ben rappresentata dalla povertà invisibile perchè vietata, ma non inesistente, anzi.
Già questa apparente invisibilità della povertà, comunque evidente a tutti, apre la riflessione dell’autore che chiede, si informa, e cerca spiegazioni, propone un censimento dei poveri di Mosca nel tentativo di comprendere e trovare delle soluzioni. Il fatto che in città sia vietato mendicare, non significa che i poveri non esistano, ma che siano trattati come dei criminali perché “fastidiosi” rispetto al buon costume e alla ricchezza dei ricchi quanto mai ostentata.
Tolstoj, attento osservatore della realtà e di natura filantropo, non riesce a limitare la sua conoscenza alla pura osservazione e cerca dei modi per affrontare il problema e porvi termine.
Con tale intenzione, comincia a elargire elemosine sentendosene persino gratificato fino a rendersi conto che quelle elargizioni soddisfano più coloro che le fanno che quanti le ricevono, ma che continuano a restare nella propria condizione di totale e avvilente miseria aggravata da una sempre più forte dipendenza dai ricchi.
Così, Tolstoj capisce che fare l’elemosina non serve a risolvere il problema, ma solo a tranquillizzare il bisogno di potere e la coscienza pulita dei ricchi.
Nella consapevolezza del valore effimero delle elemosine, scrive con affranta lucidità che «(…) di un essere umano non basta averne cura, sfamarlo e insegnarli il greco: a un essere umano occorre insegnare a vivere, ovverosia a prendere meno e dare di più nei rapporti con il prossimo».
Inizia, nella narrazione, il suo percorso etico di scoperta e denuncia degli stili di vita e delle intenzioni buoniste. Arriva ad affermare che la causa della povertà è la ricchezza stessa che implica la riduzione in servitù e schiavitù di chi ricco non è.
Forte è la critica all’economia politica che non è in grado di stabilire quali siano le cause della povertà e di debellarle; la povertà, in definitiva è responsabilità di chi è ricco. Il denaro, divenuto valore assoluto delle comunità, è anche la misura del sussiego dei poveri e la loro condanna alla schiavitù, una condizione di difficile soluzione se, prima di pensare di cambiare i poveri, non si cambia sé stessi. Questa abulia e incapacità dei ricchi di rinunciare ai propri privilegi è causa e aggravamento della condizione dei poveri.
Tolstoj si riferisce più volte al Vangelo e alla Bibbia nella sua indagine che lo condurrà a scoprire quali siano i valori essenziali delle relazioni umane e quali le cose cui ciascun essere umano deve essere in grado di rinunciare per fare in modo di costituire un sistema di vita di eguaglianza e condivisione (quello che poi istituirà nella sua tenuta di Ясная Поляна, Jàsnaja Poljàna, «Radura Serena») che sia un bene per tutti e per ciascuno.
“Che fare, dunque?” (Campo dei Fiori, 2017) di Lev Nicolaevič Tolstoj è un libro che impone una riflessione sul tempo moderno e sul ruolo delle nostre scelte nell’andamento della società.

“Che fare, dunque?” (Campo dei Fiori, 2017) by Lev Nicolaevič Tolstoy is a reflection that delves deeply into the clichés and stereotypes of a society that places the economy and personal and individual privilege above everything and at any cost.
For this reason alone, and it is not a little, the reflection narrated by Tosltoj to the point of almost seeming a novel, not only marks the historical period in which the work was written (1886), but also seems to fit perfectly in modern times.
The opening of the work seems like that of a novel, «Mai, in vita mia, avevo abitato in città. Quando, nel 1881, mi trasferii a Mosca restai stupito della miseria urbana (…) “, but, as we get to the heart of the reading, it is easy to understand that that narrative style, so characteristic of Tolstoy, contributes to making it even more vivid reflection, leaving no doubt that these are not stories invented and built on sheets of paper, but of life narrated and lived on the streets of Moscow where the great difference between social strata is well represented by invisible poverty because it is forbidden, but not non-existent, indeed.
Already this apparent invisibility of poverty, however evident to all, opens the reflection of the author who asks, inquires, and seeks explanations, proposes a census of the poor in Moscow in an attempt to understand and find solutions. The fact that begging is forbidden in the city does not mean that the poor do not exist, but that they are treated as criminals because they are “annoying” compared to morality and the wealth of the rich, which is very ostentatious.
Tolstoy, an attentive observer of reality and of a philanthropic nature, cannot limit his knowledge to pure observation and seeks ways to address the problem and put an end to it.
With this intention, he begins to give alms, even feeling gratified until he realizes that those donations satisfy those who give them more than those who receive them, but who continue to remain in their condition of total and demeaning misery aggravated by an increasingly strong dependence on rich.
Thus, Tolstoy understands that giving alms does not serve to solve the problem, but only to assuage the need for power and the clear conscience of the rich.
Aware of the ephemeral value of alms, he writes with heartbroken lucidity that “(…) di un essere umano non basta averne cura, sfamarlo e insegnarli il greco: a un essere umano occorre insegnare a vivere, ovverosia a prendere meno e dare di più nei rapporti con il prossimo “.
He begins, in the narration, his ethical path of discovery and denunciation of lifestyles and do-good intentions. He goes so far as to affirm that the cause of poverty is wealth itself which implies the reduction in servitude and slavery of those who are not rich.
There is a strong criticism of political economy which is unable to establish what are the causes of poverty and to eradicate them; poverty is ultimately the responsibility of the rich. Money, which has become the absolute value of communities, is also the measure of the haughtiness of the poor and their condemnation to slavery, a difficult condition if, before thinking of changing the poor, one does not change oneself. This abulia and inability of the rich to give up their privileges is the cause and aggravation of the condition of the poor.
Tolstoy refers several times to the Gospel and to the Bible in his investigation that will lead him to discover what are the essential values ​​of human relationships and what things each human being must be able to give up in order to establish a system of life. of equality and sharing (what he will later establish in his estate in Ясная Поляна, Jàsnaja Poljàna, “Radura Serena”) that is good for each and everyone.
“Che fare, dunque?” (Campo dei Fiori, 2017) by Lev Nicolaevič Tolstoy is a book that requires a reflection on modern times and on the role of our choices in the progress of society.

Un pensiero su “L.N. Tolstoj: Che fare, dunque?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.