Don’t Fear Arrogance

The arrogant have always existed, in some periods they raise their heads more, but they have always been present with their noisy jokes on the stage of the time. In fact, they need this, a stage on which to perform, having no other resources than the presumption and the apparent vigor to make people believe they have ideas and, above all, have power.
Once the arrogant bothered me, they managed to shake the worst part of me to lead me to anger, over time, however, they have become completely indifferent to me. Their self-proclamation is but a squawking in my eyes, and their ineffective cries are nothing but the unpleasant cawing of crows.
There are times, I said at the beginning, in which the presence of the arrogant becomes more cumbersome because, guided by something they want to achieve for the sake of visibility, they squawk louder and you just can’t help but hear their persistent croaking. One of these periods is the political elections, local or otherwise, in which everyone remembers you to seek votes and applause, while they had little memory of your name (deliberately and for fiction) until a few days before. If they remember you, it is not out of renewed love, but because you “serve”.
Perhaps this is the worst arrogance, not that of those who scream in the deafening void of their voice, but of those who make themselves present only for interest. You, in their conception of themselves, are nothing but a pawn to be moved at will when needed. Perhaps they forget that there are people who choose before being invoked and do so without asking for anything in return other than honesty and seriousness towards everyone? Of course they forget it, it is not worth remembering it.
That vehement arrogance, then, becomes very unpleasant for me because you can’t even make a joke about it, because serious is the commitment to guide and supervise the affairs of society, because, you see, society is made up of more diversity and whoever takes on such responsibilities has them towards everyone and not only towards the favorites and, above all, towards themselves.
We live in a very serious human situation and from many points of view. There is no state or local government that does not have to deal with the gravity of the economic, health and social situation of the people it governs, there is no time for ideological fights or to make each other’s shoes in an attempt to conquer positions of power. This is the time to think of the good and to think it well for the good and not for oneself.
This is the time of awareness and moral uprightness that does not respond to the selfishness of individuals, but to the good of the community. It is not the time to get used to arrogance and be afraid of it, but it is the time to awaken the conscience and ask for more, starting with yourself. Asking for honesty by being honest, burning laxity and false respectability by being active and serious people, eradicating the interests of individuals and supporting the good of the community by being diligent in sharing and welcoming the other. This is the time when fictions must be erased because one is sincere and cares not for his own victory, but for sincerity and truth.
Precisely because we are in a very complex human situation, this is the time to decisively choose what is right not for the individual but for the community, the problem is not party but of the people and the people can be divided by different ideas about specific themes, but people cannot choose anything that will annihilate a part of the rest of the people out of themselves.
This is not the time of arrogance, but the time of responsibility.

Gli arroganti sono sempre esistiti, in alcuni periodi alzano di più la testa, ma sempre sono stati presenti con le loro rumorose facezie sul palcoscenico del tempo. Difatti, di questo hanno bisogno, di un palcoscenico su cui esibirsi non avendo altre risorse che la presupponenza e l’apparente vigore per far credere di avere delle idee e, soprattutto, di avere un potere.
Una volta gli arroganti mi davano fastidio, riuscivano a scuotere la parte peggiore di me fino a condurmi all’ira, con il tempo, però, mi sono diventati del tutto indifferenti. Il loro auto proclamarsi non è che uno starnazzare ai miei occhi e le loro grida inefficaci non sono che sgradevole gracchiare di corvi.
Ci sono periodi, dicevo all’inizio, in cui la presenza degli arroganti si fa più ingombrante poiché, guidati da qualcosa che vogliono ottenere per amore di visibilità, starnazzano più forte e proprio non si può far a meno di udire il loro gracidare persistente. Uno di questi periodi sono le elezioni politiche, locali o meno, in cui tutti si ricordano di te per cercare voti e plauso, mentre del tuo nome avevano scarsa memoria (volutamente e per finzione) fino a qualche giorno prima. Se si ricordano di te, non è per rinnovato amore, ma perché tu “servi”.
Forse è questa l’arroganza peggiore, non quella di chi urla nel vuoto assordante della propria voce, ma di chi si fa presente solo per interesse. Tu, nella loro concezione di sé, non sei che una pedina da muovere a piacimento quando serve. Dimenticano, forse, che esistono persone che scelgono prima di essere invocate e lo fanno senza chiedere nulla in cambio se non l’onestà e la serietà verso tutti? Certo che lo dimenticano, non conviene ricordarlo.
Quell’arroganza veemente, allora, diventa per me molto sgradevole poiché non ci si può neanche fare una battuta su, poiché serio è l’impegno di guidare e vigilare sulle questioni della società, perché, vedete, la società è composta da più diversità e chi si assume delle responsabilità del genere le ha verso tutti e non solo verso i favoriti e, soprattutto, verso sé stessi.
Viviamo una congiuntura umana molto seria e da tanti punti di vista. Non c’è un governo statale o locale che non debba confrontarsi con la gravità della situazione economica, sanitaria, sociale del popolo che governa, non c’è tempo per le risse ideologiche né per farsi le scarpe a vicenda nel tentativo di conquistare posizioni di potere. Questo è il tempo di pensare al bene e di pensarlo bene per il bene e non per sé.
Questo è il tempo della consapevolezza e della dirittura morale che non risponde agli egoismi dei singoli, ma al bene delle comunità. Non è il tempo per assuefarci all’arroganza e averne timore, ma è il tempo di risvegliare la coscienza e di chiedere di più, a cominciare da sé stessi. Chiedere onestà essendo onesti, bruciare il lassismo e i falsi perbenismi essendo persone attive e serie, debellare gli interessi dei singoli e affiancare il bene della comunità essendo solerti alla condivisione e accoglienti verso l’altro. Questo è il tempo in cui le finzioni devono essere cancellate perché si è sinceri e si ha a cuore non la propria vittoria, ma la sincerità e la verità.
Proprio perché ci troviamo in una congiuntura umana molto complessa, questo è il tempo di scegliere con risolutezza ciò che è giusto non per l’individuo ma per la comunità, il problema non è partitico ma del popolo e il popolo si può dividere per le idee differenti circa specifici temi, ma non può scegliere nulla che annienti una parte del resto del popolo fuori da sé.
Questo non è il tempo dell’arroganza, ma il tempo della responsabilità.

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