Freedom Beyond

In any case, the distance is felt. You can fill the space with explanations and meaning, but there is always that existential void that prompts us to ask ourselves “what would it be like if …”
In that “if …” pronounced with difficulty, barely, there is all the melancholy of loneliness, the awareness of being able to do better, the humility of non-compliance and the courage of dissatisfaction.
You are you, wherever you are, but there are situations that offer a chance to your innate desire to grow and learn, while others tend to limit and block your spirit that yearns to be and recognize voices.
Everything then becomes a boundary.
A border visualized as a limit that is not only made up of prison bars and obstacles, but of suspended emptiness and silent abyss that envelops despite the efforts and the struggle to give meaning to everything, even that emptiness and that distance.
For a spirit that knows how to look beyond and that does not fear differences, but, on the contrary, yearns for them not only for thirst for knowledge, but for the need for comparison and maturation, it is a physical boundary that causes pain and that, silently crawls and poisons the wounds of loneliness. As much as you try to soften the pain in the awareness of your own courage and in the tension towards clear and open horizons, those wounds remain there, open, and dig deep traces that often remain invisible to most people only because you do not cry out your pain, but you accept it by trying to transform even that into an opportunity for comparison and growth.
It is painful to discover the never-released chains of your destiny, it is courageous to continue to believe and to seek freedom.

In ogni caso, la distanza si fa sentire. Si può colmare lo spazio di spiegazioni e di senso, ma sempre resta quel vuoto esistenziale che spinge a chiedersi “come sarebbe se…”
In quel “se…” pronunciato a stento, con fatica, c’è tutta la malinconia della solitudine, la consapevolezza di poter fare meglio, l’umiltà dell’inadempienza e il coraggio dell’insoddisfazione.
Tu sei tu, ovunque tu sia, ma ci sono situazioni che offrono una possibilità al tuo innato desiderio di crescere e di imparare, altre, invece, che tendono a limitare e bloccare lo spirito tuo che anela a essere e riconoscere le voci.
Ogni cosa diventa, allora, un confine.
Un confine visualizzato come un limite che non è solo fatto di sbarre di prigione e ostacoli, ma di vuoto sospeso e abisso silenzioso che avvolge nonostante gli sforzi e la lotta per dare un significato a tutto, anche a quel vuoto e a quella distanza.
Per uno spirito che sappia guardare oltre e che non tema le differenze, ma, anzi, ad esse aneli non solo per sete di conoscenza, ma per necessità di confronto e maturazione, si tratta di un confine fisico che provoca dolore e che, silenzioso striscia e avvelena le ferite della solitudine. Per quanto si cerchi di attutirne il dolore nella consapevolezza del proprio coraggio e nella tensione verso orizzonti limpidi e aperti, quelle ferite restano lì, aperte, e scavano tracce profonde che, spesso, restano invisibili ai più solo perché tu non gridi il tuo dolore, ma lo accetti cercando di trasformare anche quello in occasione di confronto e crescita.
È doloroso scoprire le catene mai sciolte del proprio destino, è coraggioso continuare a credere e cercare libertà.

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