Awareness

Awareness, the ability to be present to yourself and to others without deceit, without ulterior motives, without the desire to satisfy the shortcomings caused by personal limitations by unloading them as insufficiencies on the shoulders of others.
Awareness, more and more, becomes a rare gift, the gem that, if cared for and loved, can flourish in an honest and responsible ethical sense, but which, if neglected, can degenerate into the apparent ephemeral that digs deep furrows in one’s mental status and in the lives of others even if we pretend not to notice it.
Self-awareness is not a prevaricating determination of the self, but an opportunity to discover and cultivate an ethical sense of life that does not close but opens horizons, which does not build a finite and wasted time, but an infinite and eternal one in its extension to the good beyond themselves and in spite of themselves.
Awareness is a value that is priceless, but the search for which is often abandoned indiscriminately because being aware means taking care not only of one’s own selfishness, but of a time that makes sense and that can only be built together with others.
Everyone has their own inner dilemmas, disappointments, silenced and broken sufferings or those that have always been screamed in the oppressive silence of those who have tired of listening, of those who know how to speak only about themselves and have refused to share others’ melancholy and emptiness considering the their own as the center of each universe.
It is often believed to be the center of the world, in fact, without realizing that the discomfort of one is not unique but plural and that it extends to others in the conscious failure to share.
Sharing does not mean unloading one’s troubles on others without perceiving the voice of the suffering of others, awareness means being able to not believe oneself above and / or victims oppressed by all discord. Awareness is learning to recognize yourself in the other and letting his or her be our voice as well.

Consapevolezza, la capacità di essere presenti a sé stessi e agli altri senza inganni, senza secondi fini, senza desiderio di soddisfare le mancanze causate dai limiti personali scaricandoli come insufficienze sulle spalle degli altri.
La consapevolezza, sempre di più, diviene un dono raro, la gemma che, se curata e amata, può fiorire in un senso etico onesto e responsabile, ma che, se trascurata, può degenerare nell’effimero apparente che scava solchi profondi nel proprio status mentale e nella vita degli altri anche se fingiamo di non accorgercene.
La consapevolezza di sé non è una determinazione prevaricante dell’io, ma l’occasione per scoprire e coltivare un senso etico della vita che non chiude ma apre orizzonti, che non costruisce un tempo finito e sprecato, ma uno infinito ed eterno nella sua estensione al bene oltre di sé e nonostante sé stessi.
La consapevolezza è un valore che non ha prezzo, ma la cui ricerca è spesso abbandonata indiscriminatamente perché essere consapevoli significa aver cura non solo dei propri egoismi, ma di un tempo che ha senso e che può essere costruito solo insieme agli altri.
Ciascuno ha i propri dilemmi interiori, le delusioni, le sofferenze taciute e scoppiate o quelle urlate da sempre nel silenzio opprimente di chi si è stancato di ascoltare, di chi sa parlare solo di sé e ha rifiutato di condividere le altrui malinconie e i vuoti considerando le proprie come il centro di ogni universo.
Si crede spesso di essere il centro del mondo, infatti, senza rendersi conto che il disagio di uno non è unico ma plurale e che si estende agli altri nell’inadempienza consapevole alla condivisione.
Condividere non vuol dire scaricare sugli altri i propri affanni senza percepire la voce della sofferenza altrui, consapevolzza vuol dire essere in grado di non credere sè stessi al di sopra e/o vittime vessate da ogni discordia. Consapevolezza è imparare a riconoscersi nell’altro e lasciare che la sua sia anche la nostra voce.

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