Screams in the Night

Voices in the street mingle, mixing joy with anger, relaxation with shouts. You cannot distinguish them, you cannot determine if those cries are for help, for relief, for stupidity.
Yet, I remain on alert, ready to intervene screaming from the balcony while I call the police for help: we live in a time of despair and suspicion, of loneliness more dense than what we want to reveal.
But you, without a reason, why are you shouting? Why do you fill the serenity of the passing night with vain noise? Couldn’t you just talk and laugh at your confidences or be moved by your emotions? Why do you always scream, until the morning, believing you are the winners of the night and defeating your need for love in screams? Why do you cry out making useless, for those who necessarily listen in the night, the attempt to discern whether yours is a cry of need and help?
It amuses you to fill the silence of the night with emptiness, it is your emptiness, screamed at the top of your voice so that, even if heard, it can never really be heard.
The game that amuses you is to annoy, thus, without meaning, for the sake of it, of being noticed, unaware of your remaining indifferent and unknown or, perhaps, this is precisely the intent, a simulation of presence in a world that does not he listens to you and to whom you have nothing to say except the emptiness and the nonsense in which you immerse yourself and from which you are not able to re-emerge unless you are “stoned” on alcohol, drugs, sex without feeling.
A transgression? No, the real transgression today is the ability to stand out from the standardized mass in which you fell asleep. No, not a transgression, rather a ritual of which, I fear, you yourself have lost the meaning by confusing freedom with illicitness, as if freedom meant doing what you like and not educating the spirit that is free because it is aware and acts in freedom because it is free inside. Free from the stupidity that humiliates you in the lack of respect first of all towards yourself and your intelligence, bent by stereotypes and clichés of “this is done”.
Here, that “so to do” is the measure of your imprisonment, the dimension of the narrow place in which you have closed your spirit and the thickness of the chains with which you have prostrated and bent and broken your freedom.
Screams in the night that offend the humble beauty of the silence that listens and listens to you; cries that reduce the rubble of your discontent to dust like that fake smile that masks your tears; screams that deprive of meaning the value of your unspoken dissent which remains mute, invisible, incomprehensible and which, unexperienced, closes you in the sweetened abyss of your profound lack of meaning.
Wake up from your induced sleep, wake up the meaning of your life, give luster to your dissent, become a word that tells and tells itself, a voice that expresses and builds, a freedom that matures and saves.

Voci nella strada si confondono mischiando letizia a rabbia, rilassamento a grida. Non puoi distinguerle, non puoi stabilire se quelle grida siano di aiuto, di sfogo, di stupidità.
Eppure, resto in allerta, pronta a intervenire urlando dal balcone mentre chiamo in aiuto la polizia: viviamo un tempo di sconforto e sospetto, di solitudine più fitta di quello che vogliamo rivelare.
Ma voi, senza un motivo, perché gridate? Perché riempite di frastuono vano la serenità della notte che scorre? Non potreste semplicemente parlarvi e ridere delle vostre confidenze o commuovervi per le vostre emozioni? Perché urlate sempre, fino al mattino, credendo di essere i vincitori della notte e di sconfiggere nelle urla il vostro bisogno di amore? Perché gridate rendendo inutile, a chi nella notte per forza ascolta, il tentatvo di discernere se il vostro sia un grido di bisogno e di aiuto?
Vi diverte riempire di vuoto il silenzio della notte, è il vostro vuoto, urlato a squarciagola in modo che, seppure udito, non possa mai essere davvero ascoltato.
Il gioco che vi diverte è infastidire, così, senza significato, per il gusto di farlo, di essere notati, ignari del vostro restare indifferenti e ignoti o, forse, è proprio questo l’intento, una simulazione di presenza in un mondo che non vi ascolta e al quale non avete nulla da dire se non il vuoto e il non-sense nel quale vi immergete e dal quale non siete capaci di riemergere se non “strafatti” di alcohol, droghe, sesso senza sentimento.
Una trasgressione? No, oggi la vera trasgressione è la capacità di distinguersi dalla massa standardizzata in cui vi siete addormentati. No, non una trasgressione, piuttosto un rituale del quale, temo, avete voi stessi perso il significato confondendo libertà con illecità, come se libertà significasse fare quello che vi va e non educazone dello spirito che è libero perché è consapevole e agisce in libertà perché è libero dentro. Libero dalla stupidità che vi umilia nella mancanza di rispetto prima di tutto verso voi stessi e la vostra intelligenza, piegata dagli stereotipi e dai luoghi comuni del “così si fa”.
Ecco, quel “così si fa” è la misura della vostra prigionia, la dimensione del luogo angusto in cui avete chiuso il vostro spirito e lo spessore delle catene con cui avete prostrato e piegato e spezzato la vostra libertà.
Urla nella notte che offendono la bellezza umile del silenzio che ascolta e che vi ascolta; grida che riducono in polvere le macerie del vostro scontento come quel sorriso finto che maschera le vostre lacrime; strilli che defraudano di significato il valore del vostro inespresso dissenso che resta muto, invisibile, incomprensibile e che, non vissuto, vi chiude nell’abisso edulcorato della vostra profonda mancanza di senso.
Destatevi dal vosto sonno indotto, svegliate il senso della vostra vita, date lustro al vostro dissenso, diventate parola che narra e si narra, voce che esprime e costruisce, libertà che matura e salva.

3 pensieri su “Screams in the Night

  1. A volte mi chiedo se chi urla lo fa per andare oltre il proprio nulla… o è. banalmente, assoluta mancanza di rispetto. Temo la seconda, perché va a braccetto con l’ignoranza.

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