Freccia, my Little Old She-Dog

Freccia, my little old she-dog, tonight, was very bad. Again another convulsive crisis, of course, but each time worse perhaps not so much for the intensity, but for her ability to react. Anyway, crawling and slamming, she comes looking for me and we meet halfway because my light and alert sleep immediately alarms me of her discomfort and I run to her to support her. We all in the family spring to her rescue, but she seems to be there looking for my voice that could give her serenity and my caresses that could give her the opportunity to realize that she still has a dimension and a space, that she still has a physical condition. I know, she is 16 and a half years old and that’s a lot for a dog, but she is always like this with those we love, she would never want to let them go. Once the crisis is over, she remains attached to me, perhaps to reassure herself, but perhaps also to reassure me with her affectionate presence. She rests her head on my legs and she lets me continue to caress her and talk to her, she scrutinizes me with her blind eyes, imagining the outlines that she does not see, but that she perceives imprinted in her memory or in what seems to be such. When she has completely calmed down, I offer her the “good morning cookie”, a ritual that opens up our usual daily routine. Nothing is the same as before, I know, another piece of her being is wounded and, even if invisible, she will bear the signs and I too, since I am aware that if one more day is given us to be together, this is also one day less among those who remain.
Freccia, unbeatable warrior, queen of your fort.

Freccia, stanotte, è stata molto male. L’ennesima crisi, certo, ma ogni volta peggiore forse non tanto per l’intensità, ma per la sua capacità di reazione. In ogni modo, strisciando e sbattendo, viene a cercarmi e ci incontriamo a metà strada perché il mio sonno leggero e vigile, subito mi allarma del suo malessere e a lei accorro per sostenerla. Tutti scattiamo in suo soccorso, ma lei sembra stare lì a cercare la mia voce che possa darle serenità e le mie carezze che le diano la possibilità di rendersi conto di avere ancora una dimensione e uno spazio, di avere ancora una condizione fisica. Lo so, ha 16 anni e mezzo e sono tanti per un cane, ma è sempre così con chi si ama, non si vorrebbe mai lasciarlo andare. Superata la crisi, lei resta attaccata a me, forse er tranquillizzarsi, ma forse anche per tranquillizzare me con la sua presenza affettuosa. Appoggia la testa sulle mie gambe e lascia che io continui ad accarezzarla e parlarle, mi scruta con i suoi occhi ciechi immaginando i contorni che non vede, ma che percepisce impressi nella sua memoria o in quello che sembra esserlo. Quando si è tranquillizzata del tutto, le offro il “biscotto del buongiorno”, rituale che apre il nostro consueto quotidiano. Nulla è uguale a prima, lo so, un altro pezzetto del suo essere è ferito e, anche se invisibili, ne porterà i segni e anche io, poiché sono consapevole che se un giorno in più ci è dato di stare assieme, questo è anche un giorno in meno tra quelli che restano.
Freccia, imbattibile guerriera, regina del tuo fortino.

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