A Honest Glare

Today, many are afraid of pessimism and tend to denigrate or set aside those who have a clear vision of reality because they not only observe it from the inside, but try to free the negative effects by modifying them starting from them by building, that is , not chimerical images of a possible time, but concrete realities of a time that can exist only if evils are understood and changed for good.
How is it possible to do this without recognizing them? How is it possible to change injustice into equity and justice if its atrocities are not admitted? How is it possible to fight against violence if it is not fully recognized? How is it possible to establish a “new” time if the errors and transience of the “old” one are not recognized?
Everything, to be changed, must be known and understood. Everything, to become better, must start with the admission of what is worse. Everything, to build a better dimension for each and every one, must be examined and monitored.
Everyone likes beauty, serenity, peace, but not everyone likes to refine the palate to recognize its taste. It would be nice if the important things could be achieved without effort, but perhaps not, since it is precisely the hard and constant commitment that generates the beauty of what we seek.
Certainly, in any case, it is not by denying ugliness that beauty is built. If you want to improve something you have to learn to distinguish what is wrong … you cannot go by chance.
Thus, what is considered pessimism becomes a stance, an essential link between the before and the after and everything that we tended to avoid for fear of being involved or of becoming responsible for it, turns into an opportunity for personal and common maturation and growth. We must always start with recognition, if reality is not recognized, it cannot be changed.
Being aware does not mean being pessimistic and feeling sorry for yourself, but knowing where to start in order to make the change. Often we are so afraid of bad things that we pretend not to see them or, clumsily, try to hide them by focusing on the good ones as if change could arise from them. No it does not. The good things show us the capacity and the possibility of hope, but it is the bad ones that teach us the limits and show us the need for change and the way to implement it.
We must not get used to the ugly or the beautiful, but put ourselves in an attitude of continuous attention and care so that, by working on the ugly, the beautiful can not only shine, but be more constant and real. A honest glare, I believe, is the only possible way to fight against the evils that afflict us. It is not by escaping from reality that the tears are washed away, but by recognizing and modifying their cause.

Oggi, a molti, fa paura il pessimismo e si tende a denigrare o a mettere da parte coloro che hanno una visione chiara della realtà perché non solo la osservano dall’interno, ma cercano di liberare gli effetti negativi modificandoli partendo proprio da essi costruendo, cioè, non chimeriche immagini di un tempo possibile, ma realtà concrete di un tempo che può esistere solo se si comprendono e si cambiano in bene i mali.
Come è possibile farlo senza riconoscerli? Come è possibile modificare l’ingiustizia in equità e giustizia se non se ne ammettono le nefandezze? Come è possibile lottare contro la violenza se non la si riconosce completamente? Come è possibile instaurare un tempo “nuovo” se non si riconoscono gli errori e le caducità di quello “vecchio”?
Ogni cosa, per essere modificata, deve essere conosciuta e compresa. Ogni cosa, per diventare migliore, deve partire dall’ammissione di ciò che è peggiore. Ogni cosa, per costruire una dimensione migliore per tutti e per ciascuno, deve essere vagliata e vigilata.
A tutti piace la bellezza, la serenità, la pace, ma non tutti amano affinare il palato per ricoscerne il gusto. Sarebbe bello se le cose importanti potessero essere ottenute senza sforzo, ma forse no, poiché è proprio l’impegno duro e costante che genera la bellezza di ciò che ricerchiamo.
Di certo, in ogni caso, non è negando la bruttezza che si costruisce bellezza. Se si vuole migliorare qualcosa bisogna imparare a distinguere che cosa c’è che non va… non si può andare a caso.
Così, quello che si ritiene pessimismo diventa presa di posizione, incastro imprescindibile tra il prima e il dopo e tutto ciò che si tendeva ad evitare per timore di esserne coinvolti o di diventarne responsabili, si tramuta in occasione di maturazione e crescita personale e comune. Bisogna sempre partire dal riconoscimento, se non si riconosce la realtà non la si può modificare.
Essere consapevoli non significa essere pessimisti e piangersi addosso, ma sapere da quale punto partire per operare il cambiamento. Spesso abbiamo così paura delle cose brutte che fingiamo di non vederle o, maldestramente, proviamo a nasconderle focalizzandoci su quelle belle come se da queste potesse nascere il cambiamento. No, non è così. Le cose belle ci mostrano la capacità e la possibilità di una speranza, ma sono quelle brutte che ci insegnano i limiti e ci indicano la necessità del cambiamento e la via per attuarlo.
Non bisogna assuefarsi al brutto né al bello, ma porsi in atteggiamento di continua attenzione e cura affinché, lavorando sul brutto, il bello possa non solo rifulgere, ma essere più costante e reale. Uno sguardo sincero, credo che sia l’unico possibile per lottare contro i mali che ci affliggono. Non è scappando dalla realtà che se ne detergono le lacrime, ma riconoscendone e modificandone la causa.

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