It’s Daytime

“Starting” the house in the morning is a source, for me, of joy and profound wonder.
They are small and usual daily gestures that have been repeated for years, but which give the well-being of consolation from the uncertainties and worries that the life of each person entails, precisely inasmuch as they are alive.
The cup of chamomile tea, sipped slowly while browsing the Italian and foreign newspapers online, is like opening a window on the world that will later become prevalent … later, however, now it is only a window that leads me to contact with reality outside of dreams, a silent reality before the clash of alarms and fears that, I know well, will soon awaken the world.
Then, silently, I dedicate myself to personal care and, when there is that desire to put in a little more time by massaging the body with the soft and fragrant cream after the shower, it means that I have a little more strength to be dedicated to me as to the rest of time and the world which, while I carry out my daily gestures, does not cease to exist inside and outside of me.
Time goes by, the light in the sky begins to be clearer, that’s the time when I start opening the shutters, I look out on the balcony and walk its entire length looking at the sky and the clouds, or the sun that smiles to the moon, half asleep, but still present in its eternal beauty.
The flying seagulls trace the course of their day and awaken with their acrid cries the other birds asleep in the nests or among the sparse leaves of the few trees in the city and, all together, they give life and movement and voice to that air of which for a little while they will be the only masters before the noisy and hasty cars will break the spell of the mild voices.
I return inside home satiated with the awakening of life and continue in the daily actions that lead to the threshold of awakening the family that will wake up embraced by the loving warmth of a home ready to welcome them.
I empty the dishwasher, every plate, every cup, every pot, every cutlery, every glass finds its usual place ready to be grasped again by those blind hands that find without looking for what they need, aware, perhaps, of the magic of that finding without any effort and trouble.
I organize for lunch and dinner, dusting and arranging what needs to be fixed while the thought is already in the first lines that I have written or I will write on the computer or on paper or on both, as thought writes itself beyond itself and in the silence of every gesture builds the new and germinates hope.
The washing machine is now full and started, every time is calculated so that, although there is always room for the unexpected and the unusual, every moment can be the awakening of the love that watches over, that cares, that anticipates or favors the need and desire of those who love the others and in loving them they also love themselves.
Here we are, the alarm clock rings, other lives fill my life with their life, opening the path that I started as that of each one own destiny.
I open the door of the house freeing it from the key throws that should protect from that outside which one would like not to be afraid of, but unfortunately it is not.
Another cup of coffee, aware of having drunk too much and not having to drink at all … a need, a calamity.
Here, I hear the first steps along the corridor, life resumes its course for everyone, it is day and may it be a good day and a day good.

“Avviare” la casa al mattino è fonte, per me, di gioia e meraviglia profonda.
Sono piccoli e consueti gesti quotidiani che si ripetono da anni, ma che danno il benessere della consolazione dalle incertezze e dagli affanni che la vita di ogni persona comporta, proprio in quanto viva.
La tazza di tisana alla camomilla, sorseggiata lentamente mentre sfoglio i giornali italiani e stranieri online è come aprire uno spiraglio a quella finestra sul mondo che più tardi diventerà prevalente… più tardi, però, ora è solo uno spiraglio che mi avvia al contatto con la realtà al di fuori dei sogni, una realtà silenziosa prima del clangore degli allarmi e dei timori che, lo so bene, tra poco desteranno il mondo.
Poi, silenziosa, mi dedico alla cura personale e, quando c’è quella voglia di metterci un po’ di tempo in più massaggiando il corpo con la crema morbida e profumata dopo la doccia, vuol dire che ho un po’ di forza in più da dedicare a me come al resto del tempo e del mondo che, mentre compio i miei gesti quotidiani, non cessa di esistere dentro e fuori di me.
Il tempo scorre, la luce nel cielo comincia a essere più chiara, quello è il tempo in cui comincio ad aprire le serrande, mi affaccio al balcone e lo percorro in tutta la sua lunghezza guardando il cielo e le nuvole, o il sole che sorride alla luna, mezzo addormentata, ma ancora presente nella sua bellezza eterna.
I gabbiani in volo tracciano la rotta del loro giorno e destano con le loro grida acri gli altri uccelli addormentati nei nidi o tra le foglie rade dei pochi alberi di città e, tutti insieme, danno vita e movimento e voce a quell’aria di cui ancora per poco saranno gli unici padroni prima che le auto rumorose e frettolose spezzeranno l’incanto delle voci miti.
Rientro in casa sazia del risveglio della vita e continuo nelle azioni quotidiane che conducono alla soglia del risveglio la famiglia che si desterà abbracciata dal calore amorevole di una casa pronta ad accoglierli.
Svuoto la lavastoviglie, ogni piatto, ogni tazza, ogni pentola, ogni posata, ogni bicchiere trova il suo posto consueto pronto a essere di nuovo afferrato da quelle mani cieche che trovano senza cercare quello di cui necessitano consapevoli, forse, della magia di quel ritrovarsi senza sforzo e affanno.
Organizzo per il pranzo e la cena, spolvero e sistemo ciò che va sistemato mentre il pensiero è già nei primi righi che ho scritto o scriverò al computer o su carta o su entrambi, poichè il pensiero scrive sé stesso oltre sé stesso e nel silenzio di ogni gesto costruisce il nuovo e germina speranza.
La lavatrice, ora, è piena e avviata, ogni tempo è calcolato affinché, sebbene ci sia sempre spazio per l’imprevisto e l’inusitato, ogni istante possa essere il risveglio dell’amore che vigila, che ha cura, che anticipa o asseconda il bisogno e il desiderio di chi si ama e di chi ama e nell’amare ama anche sé stesso.
Ecco, ci siamo, la sveglia suona, altre vite riempiono della loro vita la mia vita aprendo la strada che ho avviato come quella del proprio destino.
Apro la porta di casa liberandola dalle mandate di chiave che dovrebbero proteggere da quell’esterno di cui si vorrebbe non aver paura, ma purtroppo non è così.
Ancora una tazzina di caffè, consapevole di averne bevuto troppo e di non doverne bere affatto… un bisogno, una calamità.
Ecco, sento i primi passi lungo il corridoio, la vita riprende per tutti il suo corso, è giorno e che sia un buon giorno e un giorno buono.

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