Understand Each Other

In many situations we understand much more than what we show and, if we do not show it, it is not out of respect or deference, but simply because we do not have the courage of the truth that becomes synonymous with responsibility for the truth.
This is the way in which misunderstandings are created, in which interpretations diverge, disappointments increase and suspicion does not find peace: it is the moment of the absence of truth.
We understand in an instant what happens to us and what happens to the other, but demonstrating it means questioning ourselves, making choices, getting out of the jumble of our intrigues and interests to take a position, no matter how shareable as long as it is real, as long as it is our position.
Yet, we abstain more often than we think. We lower our gaze in order to demonstrate that we have not caught the truth of it in the other’s gaze, but, by dint of keeping our gaze down, we are no longer able to even grasp the truth within us.
What scares us? What can hurt us more than the indifferent silence within which we believe we protect and protect ourselves even though, in reality, we fall as dead under the blows of the fear of the other and of the truth of him?
It takes a moment to understand, a moment to choose, a moment to take a stand, but often that moment is eternal, slow, arrogant in the stubbornness of its denial. What a pity that that moment of eternal indifference is also the moment of the loss of ourselves, of the meaning to be given to our destination. A moment of eternity wasted in the selfishness of self and of ourselves a moment of eternal solitude that is renewed every moment of our indifferent life.

In tante situazioni comprendiamo molto di più di quello che mostriamo e, se non lo mostriamo, non è per rispetto o deferenza, ma semplicemente perché non abbiamo il coraggio della verità che diviene sinonimo di responsabilità del vero.
Questo è il modo in cui si creano equivoci, in cui le interpretazioni divergono, le delusioni aumentano e il sospetto non trova pace: è l’attimo dell’assenza di verità.
Comprendiamo in un istante quello che ci accade e quello che accade all’altro, ma dimostrarlo significa mettersi in discussione, operare delle scelte, uscire dal guazzabuglio dei nostri intrighi e interessi per prendere una posizione, non importa quanto condivisibile purché reale, purché sia la nostra posizione.
Eppure, ci asteniamo più spesso di quanto crediamo. Abbassiamo lo sguardo per poter dimostrare di non aver colto nello sguardo dell’altro la sua verità, ma, a furia di tenere lo sguardo basso, non siamo più capaci neanche di cogliere la verità dentro di noi.
Che cosa ci fa paura? Che cosa può farci più male del silenzio indifferente entro cui crediamo di proteggerci e tutelarci sebbene, in realtà, cadiamo come morti sotto i colpi della paura dell’altro e della sua verità?
Basta un attimo per capire, un attimo per scegliere, un attimo per prendere posizione, ma spesso quell’attimo è eterno, lento, tracotante nella testardaggine del suo diniego. Peccato che quell’attimo di eterna indifferenza sia anche l’attimo della perdita di noi stessi, del senso da dare alla nostra destinazione. Un attimo di eternità sprecata nell’egoismo del sé e di sé, un attimo di eterna solitudine che si rinnova ogni attimo della nostra vita indifferente.

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