Helplessness

How can you not have a look around? Pretend that everything doesn’t happen just because it doesn’t happen to us? I see so much emptiness in our eyes precisely because they are so full of things that occupy the space, but do not broaden its horizon. We are accumulators of experiences, but do we still know how to reconstruct their meaning? We abuse our energies without them being guided by intelligence and research, but only by the selfish need that is exhausted in itself resulting in “well-staying” and not in well-being “. We burn in one instant our life in the time, unable to follow up and give a continuity to our presence even in absence. We condemn ourselves to a destiny of magical words without thought in the illusion that our words can leave signs and not realizing that these signs are nothing but the whims of the moment without continuation and without relationship. Living the present moment does not mean burning it, but giving a chance to your own breath and to the breath of the world to which we are linked even if we pretend or disguise that it is not so. We turn our gaze elsewhere when the pain of the other calls us to our human responsibility, but we swear against the other if we are in difficulty. We are our own loneliness, the torment of the pains that we build on the inefficient capacity to establish human relationships. We ourselves are the winter of our discontent, it is we who break the wings of freedom, it is we who become slaves to our privileges, it is we who have lost hope because we no longer know what the good is and we no longer know how to hope for the good for others but ourselves. I feel the breath of the world, I catch the tears of every human being who cries and I feel to be lacerated by my anger towards the selfishness of the willed human helplessness.

Come si può non avere uno sguardo intorno? Fare finta che tutto non accada solo perché non accade a noi? Vedo così tanto vuoto nei nostri sguardi proprio perché così pieni di cose che ne occupino lo spazio, ma non ne amplino l’orizzonte. Siamo accumulatori di esperienze, ma sappiamo ancora ricostruirne un significato? Abusiamo delle nostre energie senza che esse siano guidate dall’intelligenza e dalla ricerca, ma solo dal bisogno egoista che si esaurisce in sé stesso traducendosi in “bene-stare” e non in bene-essere”. Bruciamo nell’istante la nostra vita nel tempo, incapaci di dare seguito e continuità alla nostra presenza anche in assenza. Ci condanniamo a un destino di parolai magici senza pensiero nell’illusione che le nostre parole possano lasciare dei segni e non accorgendoci che tali segni non sono che i capricci dell’attimo senza seguito e senza relazione. Vivere l’attimo presente non significa bruciarlo, ma dare una possibilità al proprio respiro e al respiro del mondo cui siamo legati anche se pretendiamo o simuliamo che non sia così. Avvezzi a costruire inganni non costruiamo altro che solitudine. Voltiamo lo sguardo altrove quando il dolore dell’altro ci richiama alla nostra responsabilità umana, ma imprechiamo contro l’altro se a essere in difficoltà siamo noi. Siamo noi stessi la nostra solitudine, lo strazio delle pene che costruiamo sull’inefficiente capacità di stabilire rapporti umani. Siamo noi stessi l’inverno del nostro scontento, siamo noi che spezziamo le ali della libertà, siamo noi che diventiamo schiavi dei nostri privilegi, siamo noi che abbiamo smarrito la speranza perché non sappiamo più il bene che cosa sia e non sappiamo più sperare il bene per altri che per noi stessi. Sento il respiro del mondo, colgo le lacrime di ogni essere umano che piange e mi lacera la rabbia verso l’egoismo della voluta umana impotenza.

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