Human Delirium

Warm is this air that embraces the morning and seems to take away a breath that, instead, remains, while the breath of too many is suffocated by the wickedness of man, but no one realizes this and only fear mounts for themselves as if fear of those who lose their freedom more and more is not a fact that affects everyone in this society in which “to each his own” means “the best for himself”. All ready to shout the protections for themselves, to raise barriers and distinguish, unaware of those who are already suffering the worst evil before it reaches us and unaware or slothful that that evil counts and counts as evil for us, because although divided, we are unique and the life of each one is a founding piece of that humanity that we have long since betrayed.
The heat that we suffer and of which we complain is only a spark compared to the atrocious suffocation of those who no longer have the voice to scream their destiny of slavery and fear; those who have no more tears to cry for fear of a war or of many wars that become the natural time although distorted by lives that have known nothing but war and death by war. What can we hope for if those who, like us, know war what it is, hunger what it is, emptiness what it is, death what it is, fear what it is, lack of hope what it is … what can one hope if who knows what it is remains only to protect the limited confines of one’s heart and intellect?

Calda è quest’aria che abbraccia il mattino e sembra togliere un respiro che, invece, resta, mentre il respiro di troppi è soffocato dalla cattiveria dell’uomo, ma di questo nessuno si accorge e monta solo la paura per sé stessi come se la paura di chi perde sempre più la propria libertà non sia un fatto che riguarda tutti in questa società in cui “a ciascuno il suo” significa “il meglio per sé”. Tutti già pronti a urlare le protezioni per sé, ad alzare barriere e distinguo, incoscienti di quanti stanno già subendo il male peggiore prima che raggiunga noi e ignari o ignavi che quel male conta e vale come il male per noi, perché sebbene divisi, siamo unici e la vita di ciascuno è un tassello fondante quell’umanità che da tempo ormai abbiamo tradito.
Il caldo che patiamo e di cui ci lamentiamo non è che una scintilla rispetto al soffocamento atroce di chi non ha più voce per urlare il proprio destino di schiavitù e di paura; chi non ha più lacrime da piangere per la paura di una guerra o di tante guerre che diventano il tempo naturale sebbene snaturato di vite che non hanno conosciuto altro che guerra e morte per guerra. Cosa si può sperare se chi, come noi, conosce guerra che cosa sia, fame che cosa sia, vuoto che cosa sia, morte che cosa sia, paura che cosa sia, mancanza di speranze che cosa sia… cosa si può sperare se chi sa che cosa sia resta solo a proteggere i confini limitati del proprio cuore e del proprio intelletto?

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