Thinking the Thought

“Thinking” is an activity that we believe is born with us, which is connatural to us, then, if this is true, why don’t we give space to thought in a natural way and we simply let it flow so that it gives life to the meaning and meaning of life itself ?
In reality, thinking and thought are not always the same thing, the second does not manifest itself as a consequence of the first, as the concretization of an abstract, but it presents itself as if it were abstract, moreover, “extracted” from life, deprived of its value, denied in its urgency, abandoned and branded as inappropriate.
The truth, therefore, is that for many “thinking” is considered an ephemeral flattening and a waste of energy by those who, on the other hand, need a human need to create through thought, to meet through thought, to know through thought so that, through thought, it is possible to give meaning to their own existence.
There is confusion about the meaning of thinking and its attributes. Considering thinking as a consolidated and natural fact has made it obvious in its most negative sense. We have forgotten that generic thinking needs to find its realization in the present time as in every time in concrete and attentive and far-sighted thinking. We have relegated thinking to courtly spheres detached from real time while thinking has reduced it to a passing deception, perpetrated towards ourselves as well as towards others, of any competence in the exercise of one’s choices. Nothing more false and evil than this.
What does it mean to think?
To think (from the Lat. Pensāre, intens. Of pendĕre, to weigh), indicates to weigh with precision, to weigh, and, that is, to ponder. Thinking, therefore, does not belong only to a sphere detached from reality, but it has the possibility of having a value the more it exercises its function in relation to the concrete world that it “weighs” in its being and becoming, in fact.
Thought, therefore, is only the result of a concrete relationship between the mind and real life, our actions should only be the result of this relationship and should never be left to chance but to reflection, to “weighing” situations not for the benefit that each individual can derive from them, but for the benefit of the life that belongs to all and which must be shared with all.
That is, thought never has and cannot have an impact only on oneself, because it envelops each person and each thing of the relationship between mind and life and constructs actions that generate new thought and new life.
When, on the other hand, thought thinks only of itself (i.e. the single individual in his egoistic solipsism, which unfortunately often happens), the resulting actions build individual worlds which, as such, abhor relationships, are not in line with comparison. and to change and, consequently, isolate. No thought, to be truly such, can be subjected to isolation and individualism, since every thought to live needs the relationship with others which means the relationship with real life.
Thinking about thought, therefore, is not a blasphemous theorizing about nothing, but the precise awareness that to build the whole there is nothing that does not need to be thought, discussed, opined, dissented up to a construction that belongs to real life. of each and every one. I think of a free thought, not polluted by prejudices or by envy and malevolence.

“Pensare” è un’attività che crediamo nasca con noi, che ci è connaturale, allora, se questo è vero, perché non diamo spazio al pensiero in maniera naturale e semplicemente lo lasciamo fluire affinché dia vita al senso e al significato della vita stessa?
In realtà, pensare e pensiero non sono sempre la stessa cosa, il secondo non si manifesta come una conseguenza del primo, come la concretizzazione di un astratto, ma si pone esso stesso come se fosse astratto, di più, “estratto” dalla vita, privato del suo valore, negato nella sua impellenza, abbandonato e bollato come inopportuno.
La verità, dunque, è che per molti “pensare” è considerato un effimero appiattimento e uno spreco di energie da parte di chi, invece, ha bisogno, un bisogno umano, di creare attraverso il pensiero, di incontrare attraverso il pensiero, di conoscere attraverso il pensiero affinché, attraverso il pensiero, sia possibile dare un significato alla propria esistenza.
C’è confusione sul significato del pensare e sui suoi attributi. Il ritenere il pensare come un fatto consolidato e naturale, lo ha reso ovvio nella sua accezione più negativa. Abbiamo dimenticato che il pensare generico ha bisogno di trovare nel pensiero concreto e attento e lungimirante, la sua realizzazione nel tempo presente come in ogni tempo. Abbiamo relegato il pensare a sfere auliche e distaccate dal tempo reale mentre il pensiero lo abbiamo ridotto al passeggero inganno, perpetrato verso noi stessi quanto verso gli altri, di una competenza qualsiasi nell’esercizio delle proprie scelte. Nulla di più falso e malvagio di questo.
Che cosa significa pensare?
Pensare (dal lat. pensāre, intens. di pendĕre, pesare), indica il pesare con precisione, soppesare, e, cioè, ponderare. Pensare, quindi, non appartiene solo a una sfera distaccata dal reale, ma tanto ha possibilità di avere un valore quanto più esercita la sua funzione in relazione con il mondo concreto che “soppesa” nel suo essere e divenire, appunto.
Il pensiero, quindi, non è che il risultato di una relazione concreta tra la mente e la vita reale, le nostre azioni non dovrebbero che essere il frutto di tale relazione e non dovrebbero mai essere lasciate al caso ma alla riflessione, al “soppesare” le situazioni non per il vantaggio che ciascuno individualmente possa trarne, ma per il beneficio della vita che appartiene a tutti e che con tutti deve essere condivisa.
Il pensiero, cioè, non ha mai né può avere una ricaduta solo su sé stessi, perché avvolge ciascuna persona e ciascuna cosa della relazione tra mente e vita e costruisce azioni che generino nuovo pensiero e nuova vita.
Quando, il pensiero pensa solo sé stesso (cioè il singolo individuo nel suo egoistico solipsismo, il che purtroppo accade spesso), invece, le azioni che ne derivano costruiscono mondi individuali che, in quanto tali, aborriscono le relazioni, non sono inclini al confronto e al cambiamento e, di conseguenza, isolano. Nessun pensiero, per essere realmente tale può essere sottomesso all’isolamento e all’individualismo, poiché ogni pensiero per vivere ha bisogno della relazione con gli altri che significa la relazione con la vita reale.
Pensare il pensiero, quindi, non è un blasfemo teorizzare sul nulla, ma la precisa consapevolezza che per costruire il tutto non c’è cosa che non abbia bisogno di essere pensata, discussa, opinata, dissentita fino a una costruzione che appartenga alla vita reale di tutti e di ciascuno. Penso un pensiero libero, non inquinato dai pregiudizi né dall’invidia e malevolenza.

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