Life and Death, Death-in-Life

When writing, observation and listening skills become essential. Using words to reconstruct images is a gift and a duty.
With such a responsibility I remember a story from many years ago. I met F. in tears in the sea of ​​her blood. I met her while she, desperate, was asking for forgiveness from her husband who had taken her to the hospital.
F. had lost the child she grew in her womb, but it is not correct to say that she has lost it, babies carried in a woman’s womb are not lost. I would say that she was snatched from the edge of the table against which her belly, inattentive!, had violently slammed for a push from her husband. How sadly ironic this scene, did she have to be right there, that edge I mean, when she angered her husband? So F. complained while she, with her eyes bent, was looking for the husband who had not been allowed to enter the surgery room. It is right, you cannot enter the place where they help the damage suffered, you cannot enter where the tear must be completed and where the news is awaited if ever again you can be waiting again.
F. was looking for her husband whom, as I saw, had gone out to smoke on the terrace while I was there waiting for the good news of a cousin who was giving birth in the delivery room next to the operating room.
A child was born to my cousin, a dead child was snatched from F.
The women, both asleep, came out of the two rooms as “brides” led to the altar. My cousin’s face was serene, a purple flower surrounded the eye uncovered by F’s dressing; that flower she held out to her husband who was not there, her belly now flat and, who knows, perhaps forever arid, disappeared under the white sheet … her husband was not ashamed of the purple flower on the shroud of his false love of her. Her husband smoked and spread in the wind the guilt inflicted while he was already preparing himself to forgive … to what he would “honor” her, certainly not what he did not deserve.
I don’t know how it ended up, but I am sure that F. is back with him and that she is now lying on the bed of another hospital or on the table of a morgue or at the bottom of the grave of a forgotten cemetery.
You could not talk to her, make her understand that things were not as she imagined them, that her fault was not hers … nothing, she cried and asked forgiveness from her beloved because of her unborn daughter. He did not cry, he smoked, and in the smoke he hid the unpaid guilt of a crime that he did not believe he had committed.

Quando si scrive, la capacità di osservazione e di ascolto diventano essenziali. Usare le parole per ricostruire le immagini è un dono e un dovere.
Ricordo, così, una storia di molti anni fa. Ho conosciuto F. in lacrime nel mare del suo sangue. L’ho conosciuta mentre, disperata, chiedeva perdono al marito che l’aveva condotta in ospedale.
F. ha perso il suo bambino, ma non è corretto dire che lo abbia perso, non si perdono i bambini che si portano nel grembo. Direi che le è stato strappato dallo spigolo del tavolo contro cui la sua pancia, disattenta!, aveva violentemente sbattuto per una spinta del marito. Quanta triste ironia in questa scena, doveva trovarsi proprio lì quello spigolo quando ha fatto arrabbiare il marito? Così si lamentava F. mentre con lo sguardo piegato cercava il marito che non avevano fatto entrare in sala operatoria. E’ giusto, non si può entrare nel luogo dove soccorrono il danno subito, non si può entrare dove lo strappo va completato e dove si attende la notizia se mai più potrai essere di nuovo in attesa.
F. cercava il marito che io vidi uscire a fumare sul terrazzo mentre ero lì in attesa della buona novella di una cugina che partoriva nella sala parto accanto alla sala operatoria.
Una bimba nacque a mia cugina, una bimba morta fu strappata a F.
Le donne, entrambe assopite, uscirono dalle due sale come “spose” condotte all’altare. Sereno il volto di mia cugina, un fiore viola circondava l’occhio scoperto dalla medicazione di F.; quel fiore lei porgeva al marito che non c’era, il ventre ormai piatto e, chissà, forse per sempre arido, spariva sotto il lenzuolo bianco… il marito non c’era a vergognarsi del fiore viola sul sudario del suo falso amore. Il marito fumava e spargeva nel vento la colpa inferta mentre già si disponeva al perdono… a quello di cui l’avrebbe “onorata”, non certo quello che lui non meritava.
Non so come sia andata a finire, ma sono certa che F. sia tornata con lui e che ora giaccia sul letto di un altro ospedale o sul tavolo di un obitorio o in fondo alla fossa di un cimitero dimenticato.
Non si poteva parlarle, farle capire che le cose non erano come lei le immaginava, che la colpa non era sua… niente, lei piangeva e chiedeva perdono al suo amore per la figlia non nata. Lui non piangeva, fumava, e nel fumo nascondeva la colpa mai pagata di un delitto che non credeva di avere commesso.

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