Pascà

As a young girl, I volunteered with the Sisters of Mother Teresa of Calcutta, I met many homeless, dirty, drunk, sick. I often felt disgusted and wondered why they wasted their lives.
There were situations of all kinds, many of them I could not accept, others understand them, however they existed and they were not just outside of me. Then, in the midst of so much horror and bad smell, I met one of these beggars, Pascà he named himself, but it was not his real name.
Always drunk, he was seriously ill from alcohol, but he was so dignified, despite his looks and bad smell that he managed to surprise me.
The Sisters told me his story … I will not tell it, too painful, but since then I started to sit next to him, although then I immediately had to run to wash and disinfect myself and it seemed to me that the stench of him never went away.
Pascà, on his part, never told me about his pain, but he always sang Neapolitan songs that I didn’t understand and we laughed together.
The last time I saw him he sang me a lullaby in English, I don’t know where he learned it, maybe from the Sisters. Then I didn’t see him anymore. He threw himself into the sea and let himself drown. That same evening, when I left after his lullaby, he left the nuns’ shelter and made the final gesture.
I know why. And I also know why he sang that lullaby to me. Well, I would like that before judging (and I admit that many homeless people really frighten me), we should oblige ourselves to know and understand.
Pascà is at peace now, and this is worth more than anything.

Da giovane, facevo volontariato con le suore di Madre Teresa di Calcutta, ho conosciuto tanti barboni, sporchi, ubriachi, malati. Spesso provavo disgusto e mi chiedevo perché sprecassero la loro vita.
C’erano situazioni di tutti i tipi, molte non potevo accettarle, altre comprenderle, comunque esistevano e non erano solo fuori di me. Poi, in mezzo a tanto orrore e cattivo odore, ne conobbi uno, Pascà si faceva chiamare, ma non era il suo vero nome.
Sempre ubriaco, era gravemente malato a causa dell’alcol, ma era così dignitoso, nonostante il suo aspetto e il suo cattivo odore da riuscire a sorprendermi.
Le Sister mi raccontarono la sua storia… non la racconto, troppo dolorosa, ma da allora cominciai a sedermi accanto a lui, sebbene poi dovessi subito correre a lavarmi e disinfettarmi e mi sembrava che il suo puzzo non passasse mai.
Pascà, da parte sua, non mi disse mai del suo dolore, ma mi cantava sempre canzoni napoletane che io non capivo e ridevamo insieme.
L’ultima volta che l’ho visto mi cantò una ninna nanna in inglese, non so dove l’avesse imparata, forse dalle Sister. Poi non l’ho visto più. Si buttò a mare e si lasciò affogare. Quella sera stessa, quando andai via dopo la sua ninna nanna, lasciò il ricovero delle suore e compì il gesto finale.
Io so perché. E so anche perché mi cantò quella ninna nanna. Ecco, vorrei che prima di giudicare (e tanti barboni mi fanno paura davvero), ci si obblighi a conoscere e capire.
Pascà è in pace, ora, e questo vale più di tutto.

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