When Is a Right a Right?

I am studying, for research reasons due to my work, in a more in-depth way the history of the “in-díos” (I deliberately write it in this way because the term did not indicate the confusion between that people and the search for Columbus for the Indies, but the fact that those “natives” were conquered in the name of God) and I wonder more and more what we Westerners have done with the greatness of the thought of our civilization to reduce ourselves to mere usurpers and rapists of peoples, cultures, territories. What we have established is a sort of totalitarian (undeclared) regime that imposes itself on a large scale, but it is also that same desire for presupposition that is now leading us to self-destruction in the evident inability to reconcile the parts within the same western world.
There are many questions that I am asking myself while I study and research, there are many evidences that I find myself in front of without being able to refute them, there are many disillusions that afflict me in these days of study and analysis because the truth that dominates every sensation in the vision of the relationship with which the Western world (in general) stands before the rest of the world is that of an absolute supremacy without the need for explanations and motivations.
Many things should be reviewed and thought with the attention of those who do not place themselves above or in front or even opposite, but simply next to them. I see many betrayals perpetrated precisely against those values ​​and principles that a part of the world believed to be the bearer of with respect to the surrounding emptiness. Yet, they are just lies that we probably tell ourselves in order not to feel that feeling of shame that we should feel instead and from which we could redeem ourselves simply in the recognition of the right of every people (and every person) to be themselves, with their own culture (language, religion, traditions, etc.), their own thought, their own right to choice and to life.
Which leads me to think about law and about rights. When is a right a right? That is, when is a right recognized as such and by whom? It is known, if the rights are established by the strongest who do it according to their interests and modify them according to their own pleasure, we are not talking about rights, but about the legalization of abuses.
A right helps to regularize relations between peers (this is, in fact, the first problem: being able to perceive each other as “equal”) so that everyone is treated in the same way, everyone can appeal to the law and defend themselves, everyone can acquire a form of relationship with the other in which the good and not the mutual evil are the measure and constitute the balance.
Too often, however, the law, although well set up, is exploited in favor of the strongest while, paradoxically, it is precisely the groups considered to be the weakest who most need to be protected. Instead, as G. Orwell wrote in Animal Farm, there is always someone who is more equal than others.
These studies make me think a lot. These are things I knew, but I didn’t realize. Everyone knows and many deny the violence perpetrated against In-díos (as well as those against other peoples and beyond), everyone knows that the stories of cowboys and Indians are not always told from the perspective of reality but from that of a fantastic imaginary in which the desire for adventure prevails. How many, however, are wondering at what cost? What is the price of our fantasies? What is the horrible responsibility that many past generations have stained themselves in many parts of the world with the blood of the weakest and for the sole desire of possession, wealth, diffusion of their own belief?
Well, I am studying these issues for a very specific reason, but the knowledge and awareness that I am developing will go far beyond my work itself. If generations have reduced the right to a doormat of their ailments and their unbridled and irreverent ambitions, we still have time to start a new course in which humanity is not wasted, but rather increased and embodied and in which individuality ( which leads to individualism) should not sing victory over Man.

Sto studiando, per motivi di ricerca per un mio lavoro, in modo più approfondito la storia degli “in-díos” (lo scrivo volutamente in questo modo perché il termine non indicava la confusione tra quel popolo e la ricerca di Colombo per le Indie, ma il fatto che quei “nativi” venissero conquistati in nome di Dio) e sempre più mi domando che cosa noi occidentali abbiamo fatto della grandezza del pensiero della nostra civiltà per ridurci a meri usurpatori e violentatori di popoli, culture, territori. Quello che abbiamo stabilito è una sorta di regime totalitario (non dichiarato tale) che si impone su larga scala, ma è anche quello stesso desiderio di presupponenza che ora ci sta conducendo all’autodistruzione nell’evidente incapacità di riconciliare le parti all’interno dello stesso mondo dell’ovest.
Sono molte le domande che mi sto ponendo mentre studio e ricerco, sono molte le evidenze che mi trovo dinanzi senza poterle confutare, sono molte le disillusioni che mi affliggono in questi giorni di studio e analisi perché la verità che sovrasta ogni sensazione nella visione della relazione con cui il mondo occidentale (in generale) si pone dinanzi al resto del mondo è quella di una supremazia assoluta e senza bisogno di spiegazioni e motivazioni.
Molte cose andrebbero riviste e pensate con l’attenzione di chi non si pone al di sopra o dinanzi e nemmeno di fronte, ma semplicemente accanto. Molti tradimenti vedo perpetrati proprio contro quei valori e principi di cui una parte del mondo ha creduto di essere portatore rispetto al vuoto circostante. Eppure, non sono che menzogne che probabilmente raccontiamo a noi stessi per non provare quel sentimento di vergogna che dovremmo provare invece e dal quale potremmo riscattarci semplicemente nel riconoscimento del diritto di ogni popolo (e di ogni persona) di essere sé stesso, con la propria cultura (lingua, religione, tradizioni, etc.), il proprio pensiero, il proprio diritto alla scelta e alla vita.
Il che mi porta a pensare al diritto, ai diritti. Quando un diritto è un diritto? Cioè, quando un diritto è riconosciuto come tale e da chi? Si sa, se i diritti li stabiliscono i più forti e lo fanno in base ai loro interessi e li modificano a proprio piacimento, non stiamo parlando di diritti, ma di legalizzazione dei soprusi.
Un diritto serve a regolarizzare le relazioni tra pari (questo è, infatti, il primo problema: essere in grado di percepirsi gli uni gli altri come “pari”) affinché tutti vengano trattati nello stesso modo, tutti possano appellarsi alla legge e difendersi, tutti possano acquisire una forma di relazione con l’altro in cui il bene e non il male reciproco ne siano la misura e ne costituiscano l’equilibrio.
Troppo spesso, però, il diritto, sebbene ben impostato, viene sfruttato in favore dei più forti mentre, paradossalmente, sono proprio le fasce considerate più deboli che hanno più bisogno di essere tutelate. Invece, come scriveva G. Orwell in Animal Farm, c’è sempre qualcuno che è più uguale degli altri.
Questi studi mi fanno riflettere molto. Sono cose che sapevo, ma non conoscevo. Tutti sanno e molti negano le violenze perpetrate contro gli indíos (così come quelle contro altri popoli e non solo), tutti sanno che le storie dei cowboys e degli indiani non sono sempre narrate dalla prospettiva della realtà quanto da quella di un immaginario fantastico in cui prevale il desiderio di avventura. Quanti, però, si chiedono a quale costo? Quale il prezzo delle nostre fantasie? Quale la responsabilità orribile di cui nel passato generazioni si sono macchiate in tante parti del mondo del sangue dei più deboli e per il solo desiderio di possesso, ricchezza, diffusione del proprio credo?
Ebbene, sto studiando questi temi per un motivo ben preciso, ma la conoscenza e la coscienza che sto sviluppando andrà ben oltre il mio lavoro in sé. Se generazioni hanno ridotto “il diritto” a zerbino dei propri malesseri e delle proprie sfrenate e irriverenti ambizioni, noi siamo ancora in tempo per avviare un corso nuovo in cui l’umanità non vada sprecata, ma anzi accresciuta e incarnata e in cui l’individualità (che sfocia nell’individualismo) non debba cantare vittoria sull’Uomo.

8 pensieri su “When Is a Right a Right?

  1. Some interesting thoughts here. Alas, widening your gaze away from the Western lens is unlikely to offer you any more cheer.
    Another interesting train of thought would be about the nature of the rights you mentioned – does everyone have the same definition and was the concept fund in every society?

    Piace a 1 persona

  2. I believe that Native Americans should no longer be forced to live on reservations. I believe that the indigenous people of the Amazon should not be deprived of their lands. But there is no world association or organization that manages to avoid this. Human beings are very cruel. Colonization is something cruel. I believe that now that they are destroying the Amazon rainforest, everything should be screaming but instead there is no voice. Whites continue to do violence to Native American tribes and indigenous peoples. I find this to be a crime and that someone should stop them.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.