Martha C. Nussbaum: Coltivare l’umanità

“Coltivare l’Umanità” (Carocci editore, 2020) è un saggio di Martha Nussbaum scritto con grande intelligenza e capace non solo di esprimere il pensiero della studiosa, quanto di renderlo praticabile nelle Università per realizzare l’idea di un’educazione e formazione liberale degli individui e dei gruppi.
L’idea di coltivare l’Umanità, infatti, ha origine nel mondo greco classico, ma si pone ancora oggi come una visione possibile con cui formare cittadini responsabili e consapevoli di sé e degli altri (intendendo per altri non solo i vicini e simili, ma i lontani e diversi). Con grande autorevolezza la Nussbaum, capitolo dopo capitolo, individua i punti salienti di una formazione integrale del cittadino e ne porta esempi concreti applicati in alcuni corsi universitari e in alcune Università americane dove i risultati di tale sperimentazione didattica sono tangibili ed efficaci.
Il metodo socratico è alla base di tale sperimentazione, cioè, imparare a pensare, domandare ed argomentare su ogni questione affinché, lo spirito di osservazione e lo spirito critico siano in grado di comprendere che cosa significhi oggi, in un società plurale e pluralistica, essere cittadini. Molti sono i riferimenti filosofici all’interno del saggio della Nussbaum, ma nessuno di essi è sterile e puramente colto, anzi, ciascun riferimento è in grado di dimostrare quanto la filosofia non sia, in realtà, astrazione dal reale ma sua incarnazione nel quotidiano.
“Coltivare l’Umanità”, per Seneca, significa liberare la mente dall’abitudine e dalla tradizione ed essere capaci di criticare sé stessi e le proprie tradizioni, riconoscere sé stessi non solo come appartenenti a un gruppo chiuso, ma legati a ogni essere umano, immaginarsi nei panni dell’altro.
Ne deriva che uno dei principi basilari della formazione di un cittadino libero debba essere la sua capacità di confrontarsi con le differenze culturali, siano queste di ordine prettamente culturale o religioso o di genere e orientamento sessuale. Per attuare tale processo di liberazione e apertura della mentalità e del pensiero di ogni uomo, il ruolo della letteratura in particolare, ma dell’Arte in generale, è fondamentale, poiché essa aiuta a immaginare l’altro in maniera simpatetica, tanto che ciascuno sia conscio e reponsabile della propria e altrui compassione e in grado di percepire la comune vulnerabilità che lega gli uni algli altri così che ciascuno sia in grado di generare e rinnovare il proprio spirito critico quanto quello autocritico.
Nel testo grande importanza viene data allo studio delle culture non occidentali, poichè infatti, citando Papa Francesco, l’autrice afferma che non conoscere le culture diverse significa mancare di sviluppare i prerequisiti essenziali per conoscere e scegliere chi essere e come vivere. La conoscenza dell’altro, inoltre, migliora la percezione di sé.
Di certo, insiste la Nussbaum, uno dei problemi più gravi affrontati dalle Università americane è stato quello di organizzarsi in modo davvero inclusivo, il riferimento è alla difficoltà di riconoscere valore alla cultura afro-americana in quanto tale poiché essa, difatti, non era neanche considerata come una “cultura”, bensì come qualcosa di brutale e persino bestiale.
In una prima fase, per esempio, l’accesso degli africani alle università non era consentito a meno che ci fosse una chiara dimostrazione di “umanità” che derivava solo dall’umanizzazione dell’africano in seguito alla sua conversione al Cristianesimo e alla rinuncia e ripudio delle proprie tradizioni originali. Una situazione molto grave, soprattutto se si pensa come Du Bois che “Il mondo della mente è comune a tutti”.
Un capitolo a parte è dedicato ai Women’s Studies, in esso si discute delle disparità e pregiudizi degli uomini contro le donne che, anche nell’ambito universitario, erano soprattutto escluse e taciute da ruoli da protagoniste della cultura. L’autrice, di seguito, spiega come il giudizio morale sulla sessualità e sull’orientamento sessuale delle persone non sia altro che una costruzione sociale che risponde a categorie e norme di comportamento sociale cui gli individui sono stati abituati, ma che non è manifesto della realtà umana, emotiva e psicologica delle persone. Tali norme, infatti, limitano la scoperta della verità e incrementano il pregiudizio.
Dello stesso tono è anche la critica alla religione che si pone come unicità assoluta e che nega la diversità al punto da impedire a sé stessi e agli altri di entrare in dialogo con una parte molto importante del mistero della vita umana: la spiritualità.
Costruire la nuova società liberale di cui ci parla la Nussbaum nel suo interessantissimo saggio “Coltivare l’Umanità” (Carocci editore, 2020), non è certamente facile, ma neache impossibile. Tale società, infatti, si può edificare tramite la conoscenza (incontro/dialogo/confronto) e il rispetto tra esseri umani che sono parte e solo una prte di un mondo pluralistico ma interdipendente.

“Coltivare l’Umanità” (Carocci editore, 2020) is an essay by Martha Nussbaum written with great intelligence and capable not only of expressing the thought of the scholar, but also of making it practicable in universities to realize the idea of ​​education and training liberal of individuals and groups.
The idea of ​​cultivating Humanity, in fact, originates in the classical Greek world, but it still stands today as a possible vision with which to train responsible citizens who are aware of themselves and others (meaning by others not only neighbors and the like, but the distant and different). With great authority, Nussbaum, chapter after chapter, identifies the salient points of an integral formation of the citizen and brings concrete examples applied in some university courses and in some American universities where the results of this didactic experimentation are tangible and effective.
The Socratic method is the basis of this experimentation, that is, learning to think, ask and argue on every question so that the spirit of observation and the critical spirit are able to understand what it means today, in a plural and pluralistic society, to be citizens. There are many philosophical references within Nussbaum’s essay, but none of them is sterile and purely cultured, indeed, each reference is able to demonstrate how philosophy is not, in reality, an abstraction from reality but its incarnation in everyday life.
“Cultivating Humanity”, for Seneca, means freeing the mind from habit and tradition and being able to criticize yourself and your own traditions, recognizing youreself not only as belonging to a closed group, but linked to every human being , imagine yourself in the shoes of the other.
It follows that one of the basic principles of the formation of a free citizen must be his ability to deal with cultural differences, whether these are of a purely cultural or religious nature or of gender and sexual orientation. To implement this process of liberation and opening of the mentality and thought of every man, the role of literature in particular, but of Art in general, is fundamental, since it helps to imagine the other in a sympathetic way, so much so that each is aware and responsible for his own and others’ compassion and able to perceive the common vulnerability that binds one to the other so that each is able to generate and renew his own critical spirit as well as self-criticism.
In the text, great importance is given to the study of non-Western cultures, since in fact, quoting Pope Francis, the author states that not knowing different cultures means failing to develop the essential prerequisites for knowing and choosing who to be and how to live. Furthermore, knowledge of the other improves the perception of yourself.
Certainly, Nussbaum insists, one of the most serious problems faced by American universities has been that of organizing themselves in a truly inclusive way, the reference is to the difficulty of recognizing value to African-American culture as such because, in fact, it was not even considered as a “culture”, but rather as something brutal and even bestial.
In a first phase, for example, African access to universities was not allowed unless there was a clear demonstration of “humanity” that came only from the humanization of the African following his conversion to Christianity and renunciation and repudiation of his original traditions. A very serious situation, especially if one thinks like Du Bois that “The world of the mind is common to everyone”.
A separate chapter is dedicated to Women’s Studies, which discusses the disparities and prejudices of men against women who, even in the university sphere, were above all excluded and silenced by roles as protagonists of culture. The author, consequently, explains how the moral judgment on people’s sexuality and sexual orientation is nothing more than a social construction that responds to categories and norms of social behavior to which individuals have been accustomed, but which is not the manifesto of the human, emotional and psychological reality of people. Such norms, in fact, limit the discovery of the truth and increase prejudice.
Of the same tone is also the criticism of religion which poses itself as absolute uniqueness and which denies diversity to the point of preventing themselves and others from entering into dialogue with a very important part of the mystery of human life: spirituality.
Building the new liberal society of which Nussbaum speaks to us in her very interesting essay “Cultivating Humanity” (Carocci editore, 2020), is certainly not easy, but not impossible. In fact, this society can be built through knowledge (meeting / dialogue / confrontation) and respect among human beings who are part and only a part of a pluralistic but interdependent world.

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