Ray Bradbury: L’Uomo illustrato

Definire il romanzo di Ray Bradbury “L’Uomo illustrato” (Mondadori, 2017) solo come un romanzo di fantascienza è alquanto riduttivo. Non c’è dubbio che la fantascienza sia implicata, sono tantissimi gli elementi che si riferiscono a questo genere (le astronavi, i razzi, la vita e le creature su Marte, la fine del mondo, la colonizzazione dell’universo, etc.) come non c’è dubbio sulla padronanza dell’autore di intuizioni di un mondo che quando lui scrive cominciava appena a essere immaginato (la stessa maestria nell’immaginare il futuro, spesso distopico, già dimostrata in altri suoi romanzi tra cui anche i più noti “Fahrenheit 451” e “Cronache marziane”), ma in questo romanzo c’è molto di più. C’è uno sguardo talvolta ironico, altra curioso, altra ancora persino disilluso circa la società degli umani che si rivela incapace di dare un volto all’umano e di concepire l’idea di umano anche in ciò che appare disumano.
Andiamo con ordine.
La struttura del romanzo è costituita da un prologo, un corpo e un epilogo; il cuore (corpo) della narrazione, composta da molteplici racconti appartenenti a tre filoni principali ( The Rocket, Il razzo; The Last Night of the World, L’ultima notte del mondo; The Veldt, La Savana), si compone di molti racconti che analizzano l’incontro con l’universo e le sue creature (The Rocket), l’attesa della fine del mondo (The Last Night of the World), l’nfluenza che lo sviluppo scientifico in campo astronomico può avere sugli uomini (The Veldt). Il prologo e l’epilogo, invece, rappresentano la cornice entro cui le narrazioni si muovono, il corpo dell’Uomo illustrato, appunto, poiché dai tatuaggi mobili del suo corpo prendono vita le narrazioni dei diversi racconti.
L’Uomo illustrato porta su di sé i segni vivi delle storie e delle loro conseguenze, il ragazzo che osserva quei tatuaggi ne apprende le storie, ma anche il dolore e i dubbi. Al termine della sua lettura sul corpo dell’Uomo illustrato comparirà una storia che lo riguarda, eccolo, allora, dinanzi a una scelta.
Potrebbe sembrare, leggendo, che non ci sia legame tra l’Uomo illustrato e le storie illustrate sul suo corpo e che il prologo e l’epilogo non siano che un espediente dell’autore per creare una costruzione entro cui raccogliere i suoi racconti. Sarebbe superficiale queso tipo di lettura, poichè quell’Uomo davvero rappresenta la vita nel suo svolgersi, spesso incoerente e non coesa, apparentemente, ma che in ogni caso lascia segni profondi sulla pelle di chi la vive. Sta a ciascuna persona scegliere la propria parte, sta a ciascuna persona comprendere quale sia il suo posto nel mondo.
“L’Uomo illustrato” (Mondadori, 2017) di Ray Bradbury è un libro dalle molteplici possibili letture, un libro che fa riflettere molto sul ruolo delle scienze nella vita dell’uomo, ma anche sulla capacità o meno degli esseri umani di accettare ciò che è diverso da sé.

To define Ray Bradbury’s novel “The Illustrated Man” (Mondadori, 2017) only as a science fiction novel is somewhat simplistic. There is no doubt that science fiction is involved, there are many elements that refer to this genre (spaceships, rockets, life and creatures on Mars, the end of the world, the colonization of the universe, etc.) as there is no doubt about the author’s mastery of intuitions of a world that when he wrote was just beginning to be imagined (the same mastery in imagining the future, often dystopian, already demonstrated in his other “Fahrenheit 451” and “Martian Chronicles”), but there is much more into this novel. There is a look at times ironic, at other curious, at other even disillusioned about the society of humans that proves unable to give a face to the human and to conceive the idea of ​​human even in what appears inhuman.
Let’s proceed in order.
The structure of the novel consists of a prologue, a body and an epilogue; the heart (body) of the narrative, composed of multiple stories belonging to three main strands (The Rocket, The Last Night of the World, The Veldt), consists of many stories that analyze the encounter with the universe and its creatures (The Rocket), the expectation of the end of the world (The Last Night of the World), the influence that scientific development in the astronomical field can have on men (The Veldt). The prologue and the epilogue, on the other hand, represent the frame within which the narrations move, the body of the Illustrated Man, precisely, since the narrations of the various tales come to life from the mobile tattoos of his body.
The illustrated man bears the living signs of the stories and their consequences, the boy who observes those tattoos learns the stories, but also the pain and the doubts. At the end of his reading on the body of the illustrated Man, a story about him will appear, here he is, then, before a choice.
It might seem, reading, that there is no link between the Illustrated Man and the stories illustrated on his body and that the prologue and the epilogue are nothing more than a device by the author to create a construction within which to collect his stories. This type of analysis would be superficial, since that Man really represents life in its unfolding, often inconsistent and not cohesive, apparently, but which in any case leaves deep marks on the skin of those who live it. It is up to each person to choose his side, it is up to each person to understand what his place in the world is.
“The Illustrated Man” (Mondadori, 2017) by Ray Bradbury is a book with multiple possible readings, a book that makes us reflect a lot on the role of science in human life, but also on the ability or otherwise of human beings to accept what is different from themselves.

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