The Writer’s Imprint

Writing is not child’s play, although almost everyone knows how to write. Writing is not putting words on paper, one after the other in a sequence of description and narration of facts or events, writing is to leave an imprint.
There are writers so really writers who even in the shortest thought and in the most linear description are capable of transmitting life, since their narratives, but also their reflections, acquire thanks to the word that form which is the breath of life, its contradictions, but also the honest destiny that gives voice to meaning.
There are writers who, with delicacy, but also with force, according to what is appropriate, originate the form of existence that reveals itself and that, little by little, assumes the authenticity of being, of every being.
There are writers who, even when they do not tell their own story, tell of themselves, of emotions and feelings, of concrete difficulties and of those that only the mind creates in the intricate meanders of the abyss that accompanies every human being so that he can be able to stay balanced on the straight line of his life despite the risk of falling.
There are writers who do not stay on the shore to watch the life of others overwhelmed by the roaring waters of the waterfall that leads to the river that leads to the ocean of dispersion and confusion, but they throw ropes, stretch their arms, immerse themselves in the same overwhelming eddies and enthralling so that no story is ever foreign and left alone.
There are writers who, slowly, unravel the tangle of words, unravel the most wrapped and tangled skeins and, without the reader noticing, are able to engage him in the same difficult task of restoring value and meaning to every word that becomes history.
There are writers who love words not to perform in games of form and appearance, but because they respect and understand them in the fullness of their inner nuances that give color to every narration and vibrations to every heart that beats in search of a direction and of a destination to our being “vagabonds” of the time that is renewed.
There are writers who enchant and move both for the tenderness and for the harshness of the narrated and know how to create the enchantment from deception and transmit the power of recognition of the true and sincere word.
There are writers who cause pain, since they know how to pass on the weight of suffering even if they then delight the reader with the magic of a word that can destroy but also create.
There are writers to trust, because in the modesty of their art they know how to discern right from wrong, they know how to love good without hating evil, they know how to be themselves without judging, they know how to distinguish who makes a comfortable use of his story from who dives himself in life, revealing his own truth with balance.
Writing is to leave an imprint, to leave it anyway, even if it may seem invisible, so that that imprint which is, is and remains also the honest sign of responsibility, of serene freedom and of the pure conscience with which our gaze meets and remains in the life of the otherwise story he narrates because he knows how to love it.

Scrivere non è un gioco da ragazzi, sebbene quasi tutti si sappia scrivere. Scrivere non è mettere parole su carta, una dietro l’altra in una sequela di descrizione e narrazione di fatti o eventi, scrivere è lasciare un’impronta.
Ci sono scrittori talmente scrittori che anche nel pensiero più breve e nella descrizione più lineare sono capaci di trasmettere vita, poiché le loro narrazioni, ma anche le loro riflessioni, acquisiscono grazie alla parola quella forma che è il respiro della vita, le sue contraddizioni, ma anche il destino onesto che dà voce al senso.
Ci sono scrittori che, con delicatezza, ma anche con forza, secondo come si conviene, originano la forma dell’esistenza che si rivela e che, piano piano, assume l’autenticità dell’essere, di ogni essere.
Ci sono scrittori che, anche quando non narrano la propria storia, raccontano di sé, delle emozioni e dei sentimenti, delle difficoltà concrete e di quelle che solo la mente crea nei meandri intricati dell’abisso che accompagna ogni essere umano affinché possa riuscire a restare in equilibrio sulla linea retta della sua vita nonostante il rischio di cadere.
Ci sono scrittori che non restano sulla riva a guardare la vita degli altri travolta dalle acque roboanti della cascata che porta al fiume che porta all’oceano della dispersione e della confusione, ma lanciano corde, tendono le braccia, si immergono negli stessi vortici travolgenti e trascinanti affinché nessuna storia sia mai estranea e lasciata sola.
Ci sono scrittori che, lentamente, sciolgono il groviglio delle parole, dipanano le matasse più avvolte e aggrovigliate e, senza che il lettore se ne accorga, sono capaci di impegnarlo nello stesso difficile compito di restituire valore e significato a ogni parola che diventa storia.
Ci sono scrittori che amano le parole non per esibirsi in giochi di forma e a apparenza, ma perché le rispettano e le comprendono nella pienezza delle loro sfumature interiori che danno colore a ogni narrazione e vibrazioni a ogni cuore che batta alla ricerca di una direzione e di una destinazione al proprio essere “vagabondi” del tempo che si rinnova.
Ci sono scrittori che incantano e commuovono sia per la tenerezza che per le asperità del narrato e sanno creare dall’inganno l’incanto e trasmettere il potere del riconoscimento della parola vera e sincera.
Ci sono scrittori che provocano dolore, poiché sanno tramettere il peso della sofferenza anche se poi allietano il lettore con la magia di una parola che può distruggere ma anche creare.
Ci sono scrittori di cui fidarsi, poiché nella modestia della propria arte sanno discernere il giusto dall’ingiusto, sanno amare il bene senza odiare il male, sanno essere sé stessi senza giudicare, sanno distinguere chi della propria storia fa un uso di comodo da chi si immerge nella vita rivelandone con equilibrio la propria verità.
Scrivere è lasciare un’impronta, lasciarla comunque, anche se può sembrare invisibile, affinché quell’impronta che è, sia e resti anche il segno onesto della propria responsabilità, della libertà serena e della coscienza pura con cui il proprio sguardo incontra e resta nella vita dell’altro di cui narra perché sa amarlo.

3 pensieri su “The Writer’s Imprint

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