Wandering at Dawn

Wandering at Dawn

I wander at dawn in my house. In the dark, broken only by the soft light of dawn that penetrates through the shutters, I savor the beauty of the life I love before it is surrounded by the vicissitudes and personal and individual commitments. In the silence I caress the sleeping bodies of my loved ones with my eyes, I check that the slippers are at rest waiting for their feet to trample them and drag them everywhere. It is trivial, but those deranged, soft and silent shoes are the sign that all is well, that everyone has returned to their nest and that everything is ready to resume its life path. I listen to the soft, chanting snore of my children or the rougher and harsher one of my husband and I also listen to the shy breathing of my daughter who in the night smiles at the splendor of her dreams to be built. I check that my little she-dog is fine and she shows it to me right away by following me with her now limping step, but always ready to claim his “morning biscuit”. Everything is in its place, every person I love continues its rest while I dedicate to myself these moments of silent and caring love, of affectionate and discreet care that fill my heart every day with good and hope even when it is tired of his restless heartbeat. With patience and trying not to make noise, I begin to give life to my house, I arrange, move an object, prepare a washing machine for its daily task, chat with the birds that have made their nest in the ancient chimney of this building full of people , yet so empty of relationships. The smell of the coffee rising in the mocha distracts my attention from things to do and, as I slowly sip the nectar of awakening, I continue my dialogue with the clearing sky and the sun that greets the moon, inviting her to rest and giving her an appointment in the next few hours, at dusk, when he will be tired of watching and guarding the actions of men and will pass the baton to her in the hope that everyone can find rest. An angry seagull grabs a pigeon and in the struggle between life and death, this time he is the winner. A truck runs and rumbles down the street to pick up the abandoned debris of human madness from the bins. The cars begin to move, the voices to complain, the desperate cry of a newborn who is hungry bursts into the silence of the morning and into the care that each one dedicates to himself as if he wanted to remember that each is called to care for the other. A dog whines because it is time to go out for its own needs that can no longer wait, a tramp searches among the abandoned remains in search of food, the door of a building slams, unaccompanied, heedless of the noise, indifferent to the annoyance. The streets are populated, the sky is clearer, the sun is now higher in the sky and the birds sing their hymn to the light. The steps in the house show that there is an awakening, that the day begins. The shutters open, the voices welcome each other, the greetings embrace and may it be a good morning and a good day for every creature who, like me, wanders in her time. It is poetry, all of this is poetry.

Vagabondo all’alba nella mia casa. Al buio, rotto solo dalla luce tenue dell’alba che penetra attraverso le serrande, assaporo la bellezza della vita che amo prima che essa sia circuita dalle vicissitudini e gli impegni personali e individuali. Nel silenzio accarezzo con lo sguardo i corpi addormentati dei miei amati, controllo che le pantofole siano al riposo in attesa che i loro piedi le calpestino e le trascinino ogni dove. È banale, ma quelle scarpe squinternate, morbide e silenziose sono il segno che tutto va bene, che ognuno è tornato al suo nido e che ogni cosa è pronta a riprendere il suo percorso di vita. Ascolto il russare morbido e cantilenante dei miei figli o quello più ruvido e aspro di mio marito e ascolto anche il respiro timido di mia figlia che nella notte sorride allo splendore dei suoi sogni da costruire. Controllo che il mio cagnolino stia bene e me lo dimostra subito seguendomi con il suo passo ormai zoppicante, ma sempre pronto a reclamare il suo “biscotto del mattino”. Ogni cosa è al suo posto, ogni persona che amo continua il suo riposo mentre io dedico a me stessa questi momenti di amore silenzioso e premuroso, di cura affettuosa e discreta che riempiono ogni giorno di bene e di speranza il mio cuore anche quando è stanco del suo battito inquieto. Con pazienza e cercando di non fare rumore comincio a dare vita alla mia casa, sistemo, sposto un oggetto, preparo una lavatrice al suo compito quotidiano, chiacchiero con gli uccellini che hanno fatto il nido nell’antica canna fumaria di questo edificio pieno di persone, eppure così vuoto di relazioni. L’odore del caffé che sale nella moka distoglie la mia attenzione dalle cose da fare e, mentre sorseggio piano il nettare del risveglio, continuo il mio dialogo con il cielo che schiarisce e il sole che saluta la luna invitandola a riposare e dandole appuntamento nelle prossime ore appena, al crespuscolo, egli sarà stanco di guardare e custodire le azioni degli uomini e le passerà il testimone nella speranza che ciascuno possa trovare riposo. Un gabbiano arrabbiato afferra un piccione e nella lotta tra la vita e la morte, questa volta è lui il vincitore. Un camion corre e rumoreggia per la strada per prelevare dai cassonetti i detriti abbandonati dell’umana follia. Le auto cominciano a muoversi, le voci a recriminare, il pianto disperato di un neonato che ha fame irrompe nel silenzio del mattino e nella cura che ciascuno dedica a sé stesso come se volesse ricordare che ciascuno è chiamto alla cura dell’altro. Un cane guaisce perché è ora di uscire per i propri bisogni che non possono più aspettare, un vagabondo fruga tra i resti abbandonati in cerca di cibo, il portone di un palazzo sbatte, non accompagnato, incurante del rumore, indifferente del fastidio. Le strade si popolano, il cielo è più chiaro, il sole è ormai più alto nel cielo e gli uccelli cantano il loro inno alla luce. I passi nella casa dimostrano che c’è un risveglio, che la giornata comincia. Le serrande si aprono, le voci si accolgono, i saluti si abbracciano e che sia un buongiorno e un giorno buono per ogni creatura che, come me, vagabonda nel suo tempo. È poesia, tutto questo è poesia.

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