Writing Is a Work

Writing Is a Work

The work of writing is a work of encounter and comparison. In this phase of passage of the manuscript of the new novel between the publisher and me, there is the opportunity and the possibility not only to technically revisit the text (checking its grammar, typos, suspended sentences or any inconsistencies and gaps), but also to reread yourself by putting you on the side of the reader, which, I believe, is fundamental. It is the moment in which, precisely because of the correctness towards the reader, you not only ask yourself “but why should I be read?”, but you personify the possible emotions just as you read the events described and the situations that occurred. It is a sort of verification of the honesty and dignity of your writing and, above all, of the fidelity to the story told. It is a long, meticulous job that nothing can leave to chance. It is a way to put yourself “in the shoes of others” and experience exasperations or beliefs from within. It is a tiring but satisfying job that puts me in front of myself with humility and awareness of the work to be done to improve myself. That draft, then, is no longer just an assignment due for the good result of the book, but an outstretched hand, more outstretched hands, to support together a project that is loyal to the truth and fair to every choice.

Il lavoro di scrittura è un lavoro di incontro e confronto. In questa fase di passaggio del manoscritto del nuovo romanzo tra l’editore e me, c’è l’occasione e la possibilità non solo di rivisitare tecnicamente il testo (controllandone grammatica, refusi, frasi sospese o eventuali incoerenze e vuoti), ma anche di rileggersi mettendosi dalla parte del lettore, il che, credo, sia fondamentale. È il momento in cui, proprio per la correttezza verso il lettore, non solo ti chiedi «ma perché dovrei essere letta?», ma personifichi le emozioni possibili proprio mentre leggi gli eventi descritti e le situazioni occorse. È una sorta di verifica dell’onestà e della dignità della propria scrittura e, soprattutto, della fedeltà alla storia narrata. È un lavoro lungo, meticoloso, che nulla può lasciare al caso. È un modo per mettersi “nelle scarpe degli altri” e viverne dall’interno le esasperazioni o le convinzioni. È un lavoro faticoso ma soddisfacente che mi mette dinanzi a me stessa con umiltà e consapevolezza del lavoro da svolgere per migliorarsi. Quella bozza, allora, non è più solo un incarico dovuto per il buon risultato del libro, ma una mano tesa, più mani tese, per sostenere insieme un progetto che sia leale alla verità e giusto nei confronti di ogni scelta.

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