The Story of One is the Story of Everyone

The Story of One is the Story of Everyone

I’m re-reading the print draft of my new novel and I’m getting excited, for the story itself, but also because I recognize an increasingly mature style that does not betray the thought that feeds it but, on the contrary, enriches it with shareable meanings that build bridges in the stories between people and that tells something not only true, but of which each one can feel and actually feels that he is a part of.
I am always very interested, in general and not only when I write, to themes that translate into words the needs and realities of the most disparate people, especially those whose voice remains sufficiently hidden or not sufficiently listened to. I am always very curious of this feeling of parallel lives that may never meet, yet they coexist and have their importance, they leave their marks. Sometimes, rarely, these lives meet in reality, others don’t, but what is true is that while each one lives his own existence, the other does too, although we do not think about it except rarely.
Let me explain. I have always thought that while I have a particular experience (no matter if it is good or bad), others have their own experiences, different from mine and which I will probably never know. It is as if while I sip my coffee in the morning I imagine someone else from another part of the world or even in the same building who started his life differently; I think of myself trapped in traffic and those “bottled” in bombings or natural disasters of any kind or in accidents due to one’s own inexperience or to those who are responsible for a particular structure or situation. I think of my time that does not flow differently from that of all the people of the world, yet each one lives his own experience, his own relationship with the world and with other human beings, each one lives his own loneliness and joys, defeats and successes and , very often, we never talk to each other or will ever talk to each other.
Parallel lives in which everyone seeks and perhaps finds their own answers to their own existence, but parallel lives that each one needs, even if they don’t know it, because the story of one also speaks of the story of the other, although his experience is different ; parallel stories that can become criteria for interpreting reality and choosing to broaden the horizons of one’s thinking, making it more flexible and welcoming.
I was thinking all this while re-reading the draft of my book, because I realized that, once again, the emotion that runs through me in rereading responds to the awareness of being able to put together parallel lives without disturbing each other, but, rather, by making sure that vital and decisive links are created for the understanding of the time and the world.

Sto rileggendo la bozza di stampa del mio nuovo romanzo e mi sto emozionando, per la storia in sé, ma anche perché riconosco uno stile sempre più maturo che non tradisce il pensiero che lo alimenta ma, anzi, lo arricchisce di significati condivisibili che costruiscono ponti nelle storie tra le persone e che raccontano qualcosa non solo di vero, ma di cui ciascuno può sentire ed effettivamente sente di essere parte.
Mi interessano sempre molto, in generale e non solo quando scrivo, temi che traducono in parole i bisogni e le realtà delle persone più disparate, soprattutto di quelle la cui voce resta abbastanza occultata o non sufficientemente ascoltata. Mi incuriososce molto, e da sempre, questa sensazione di vite parallele che possono non incontrarsi mai, eppure coesistono e hanno la loro importanza, lasciano i loro segni. Talvolta, raramente, queste vite si incontrano nella realtà, altre no, ma ciò che è vero è che mentre ciascuno vive la propria esistenza, anche l’altro lo fa, sebbene non ci pensiamo se non raramente.
Mi spiego. Ho sempre pensato che mentre io vivo una particolare esperienza (non importa se bella o brutta), altri vivono le loro esperienze, diverse dalle mie e di cui probabilmente io non verrò mai a conoscenza. È come se mentre io sorseggio il mio caffè al mattino immaginassi un altro da un’altra parte del mondo o anche nello stesso edificio che ha iniziato diversamente la propria vita; penso a me imbottigliata nel traffico e a quelli “imbottigliati” in bombardamenti o disastri naturali di ogni sorta o in incidenti dovuti all’imperizia propria o di chi è responsabile di una particolare struttura o situazione. Penso al mio tempo che non scorre diversamente da quello di tutte le persone del mondo, eppure ciascuno vive la propria esperienza, la propria relazione con il mondo e con altri esseri umano, ciascuno vive le proprie solitudini e le gioie, le sconfitte e i successi e, molto spesso, non ci si parla né ci si parlerà mai.
Vite parallele in cui ciascuno cerca e forse trova le proprie risposte al proprio esistere, ma vite parallele di cui ciascuno ha bisogno, anche se non lo sa, perchè la storia di uno parla anche della storia dell’altro, sebbene la sua esperienza sia diversa; storie parallele che possono diventare criteri di lettura della realtà e scelta di ampliare gli orizzonti del proprio pensiero rendendolo più elastico e accogliente.
Pensavo tutto questo rileggendo la bozza del mio libro, perché mi sono resa conto che, ancora una volta, l’emozione che mi percorre nella rilettura risponde alla consapevolezza di essere riuscita a mettere insieme vite parallele senza che si disturbino l’un l’altra, ma, anzi, facendo in modo che si creassero legami vitali e risolutivi per la comprensione del tempo e del mondo.

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