J.R.R. Tolkien: The Monsters and the Critics

J.R.R. Tolkien: The Monsters and the Critics

In the study and analysis of early English literature that has always fascinated me, the contribution of a work like “The Monsters and the Critics and Other Essays” (Harper Collins, 2006) by JRR Tolkien, is always not only enriching and interesting, as even indispensable.
The merit of this author, in fact, is that of being a great scholar and connoisseur of the works belonging to the so-called “Old English”, of the Anglo-Saxon language of the origins and of the poetic and hermeneutic techniques that the narrative or epic poem does not reveal easily.
In fact, in this book, edited by C. Tolkien, son of J.R.R. Tolkien, some essays of primary importance for the knowledge and interpretation of the most significant fairie stories of the origin of Anglo-Saxon literature are collected. These are lectures given by Tolkien at English universities both in the presence of experts and less experts and, probably, the value of his interventions is increased by the great communicative and engaging ability with which he has dealt with complex issues for those who have no literary experience.
Each of the essays included in the book has a particular historical and literary value even when Tolkien contrasts the excessively historical reading of the critics of early literature without also dwelling on his immense poetics.
Very interesting is the study and analysis that Tolkien makes of what is considered the first epic poem of Anglo-Saxon literature, Beowulf. The author underlines how the analysis of the critics about this poem has remained fossilized in the Christianized reading that was made of the text, without perceiving and intuiting the power of the versification and poetry of the original story that belongs in the first instance to the oral tradition and that only later was it handwritten by the monks who interpolated interpretations and correlations of a Christian order with the precise aim of spreading the spread of Christianity in the lands considered “pagan”.
Beowulf’s story is quite interesting. We are faced with this hero who runs to the rescue of King Hroghart to free him from the enemy and ravenous presence of a monster, Grendel. Beowulf will be able to defeat the monster with the help of the magical appearance of a sword. In the second part of the narrative, we find Beowulf, now a very old and tired king, who will fight against a dragon, managing in the end to defeat him but losing his life in the fight, at his side will remain only a friend who, then, will tell about it the deeds, Wyglaf. Said thus, the narrative appears quite light. Easy are the Christian interpolations in the identification of the monster with evil and in the hero with Christ himself who sacrifices his own life to save his people. There are many Christian symbolisms: the sword, for example, has the appearance of a cross, or the presence of Wyglaf, Beowulf’s faithful companion, could represent the apostle who remained faithful to Jesus. Most of all, however, the similarity between monsters and the forces of evil.
Yet, of great importance, more than the story itself and the probable forcing into Christian assimilation, is precisely the Anglo-Saxon verse. A verse that helps to express strength and substance with techniques such as alliteration, or the pause in the middle of each verse as if they were two and with the same dialectical power, or, finally, the use of Kennings, that is the composition of a meaning through two different words. It is a type of verse and versification that seems to give the narration an almost military, tragic, always tense rhythm, just as the severe descriptions of environments and people make the same atmosphere: determined, sometimes even hostile, but certainly strong, very strong, although without ever giving rise to descriptions that refer to pure and vulgar violence.
Another work of great interest that Tolkien analyzes in one of the essays contained in this book is the story of “Sir Gawain and the Green Knight”, to say that it is beautiful is too little, since in the fullness of its narrative the author of this beautiful story in verse, he manages to imprint in history not only the events concerning the hero, Gawain, but the myths, magic, secrets and even the expectations that, since previous eras, make the knight the hero par excellence not for strength and courage, but for his values.
For this reason, when Sir Gawain returns to Camelot, to Arthur, safe and sound, there will be no honors for his return, but only the shame of those who, to save their lives, have renounced the essential principles and values ​​of chivalry, honesty and fidelity. .
The Monsters and the Critics and Other Essays “(Harper Collins, 2006) by JRR Tolkien, is a critical essay that has, however, the ability to tell the story as well as comment on it only. It is a book of great interest for lovers of the sector, but also for those who are fascinated by the beauty and melody of ancient Anglo-Saxon culture.

Nello studio e analisi della letteratura inglese delle origini che da sempre mi appassiona, il contributo di un’opera come ” The Monsters and the Critics and Other Essays” (Harper Collins, 2006) di J. R. R. Tolkien, è sempre non solo arricchente e interessante, quanto addirittura indispensabile.
Pregio di questo autore, infatti, è quello di essere una grande studioso e conoscitore delle opere appartenenti al cosiddetto “Old English”, della lingua Anglo-Sassone delle origini e delle tecniche poetiche ed ermeneutiche che il poema narrativo o epico non rivela facilmente.
Difatti, in questo libro, curato da C. Tolkien, figlio di J.R.R. Tolkien, sono raccolti alcuni saggi di importanza primaria per la conoscenza e l’interpretazione delle fairie stories più significative dell’origine della letteratura anglosassone. Si tratta di lecture tenute da Tolkien presso università inglesi sia in presenza di esperti che di meno esperti e, probabilmente, il valore dei suoi interventi è accresciuto dalla grande capacità comunicativa e coinvolgente con cui ha trattato temi complessi per chi non ne abbia esperienza letteraria.
Ciascuno dei saggi inclusi nel libro ha un particolare valore storico e letterario anche quando Tolkien contrasta la lettura eccessivamente storica dei critici della letteratura delle origini senza che si soffermino anche sulla sua immensa poetica.
Molto interessante è lo studio e l’analisi che Tolkien fa di quello che viene considerato il primo poema epico della letteratura anglosassone, Beowulf. L’autore sottolinea come l’analisi dei critici circa questo poema sia rimasta fossilizzata nella lettura cristianizzata che del testo è stata fatta, senza percepire e intuire la potenza della versificazione e della poesia del racconto originario che appartiene in prima istanza alla tradizione orale e che solo in secondo momento è stato manoscritto dai monaci che vi hanno interpolato interpretazioni e correlazioni di ordine cristiano con il preciso obiettivo di propagare la diffusione del cristianesimo nelle terre considerate “pagane”.
La storia di Beowulf è alquanto interessante. Ci troviamo dinanzi a questo eroe che corre in soccorso del re Hroghart per liberarlo dalla presenza nemica e famelica di un mostro, Grendel. Beowulf riuscirà a sconfiggere il mostro grazie all’aiuto della magica comparsa di una spada. Nella seconda parte della narrazione, troviamo Beowulf, ormai un re molto vecchio e stanco, che si batterà con un drago, riuscendo alla fine a sconfiggerlo ma perdendo nella lotta la sua vita, al suo fianco resterà solo un amico che, poi, ne racconterà le gesta, Wyglaf. Detta così, la narrazione appare abbastanza lieve. Facili le interpolazioni cristiane nell’identificazione del mostro con il male e nell’eroe con il Cristo stesso che sacrifica la propria vita per salvare il suo popolo. Molti i simbolismi cristiani: la spada, per esempio ha le sembianze di una croce, oppure la presenza di Wyglaf, fedele compagno di Beowulf, potrebbe rappresentare l’apostolo che restò fedele a Gesù. Più di tutto, però, è interessante la similitudine tra i mostri e le forze del male.
Eppure, di grande rilievo, più della storia in sé e la probabile forzatura nella assimilazione cristiana, è proprio il verso anglosassone. Un verso che si aiuta per esprimere forza e sostanza con tecniche quali l’allitterazione, oppure la pausa a metà di ciascun verso come se ne fossero due e con la stessa potenza dialettica, o, infine, l’uso di Kennings, cioè la composizione di un significato attraverso due parole differenti. È un tipo di verso e di versificazione che sembra imprimere alla narrazione un ritmo quasi militare, tragico, sempre teso, così come pure rendono la stessa atmosfera le descrizioni severe degli ambienti e delle persone: determinate, talvolta persino ostili, ma sicuramente forti, molto forti, sebbene senza mai dare luogo a descrizioni che si richiamino alla violenza pura e volgare.
Un’altra opera di grande interesse che Tolkien prende in analisi in uno dei saggi contenuti in questo libro, è la storia di “Sir Gawain e del Cavaliere Verde”, dire che è bellissima è troppo poco, poiché nella pienezza della sua narrazione l’autore di questo bellissimo racconto in versi, riesce a imprimere nella storia non solo gli eventi che riguardano l’eroe, Gawain, ma i miti, la magia, i segreti e anche le aspettative che, fin dalle epoche precedenti, fanno del cavaliere l’eroe per eccellenza non per la forza e il coraggio, ma per i suoi valori.
Per questo, quando Sir Gawain tornerà a Camelot da Artù sano e salvo, non ci saranno onori per il suo ritorno, ma solo la vergogna di chi per salvare la propria vita ha rinunciato ai principi e ai valori essenziali della cavalleria, cioè, onestà e fedeltà.
The Monsters and the Critics and Other Essays” ( Harper Collins, 2006) di J. R. R. Tolkien, è un saggio critico che ha, però, la capacità di narrare la storia oltre che commentarla soltanto. Si tratta di un libro di grande interesse per gli amanti del settore, ma anche per chi si lascia affascinare dalla bellezza e dalla melodia della cultura anglosassone antica.

4 pensieri su “J.R.R. Tolkien: The Monsters and the Critics

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