Z. Bauman e S. Obirek: Conversazioni su Dio e sull’uomo

“Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) di Zygmunt Bauman e Stansław Obirek, è un importante dialogo umano prima che spirituale sulla relazione tra Dio e gli uomini e tra gli uomini e Dio. I due autori, infatti, intraprendono un percorso di conoscenza o, meglio, di riconoscimento di Dio attraverso gli uomini e la relazione che questi riescono a instaurare con lo spirituale.
Ciò che rende particolarmente interessante il dialogo è che esso non si presenta come una disputa tra religioni monoteiste o politeiste e nemmeno come un conflitto all’interno delle stesse religioni monoteiste, ma come la ricerca di una relazione con il divino che ne indichi la fondatezza e l’importanza senza discriminazioni e presunzione del possesso di Dio e della verità ultima, poiché nessuno può possedere Dio come nessuna verità può essere, per definizione, unica.
Spiegano gli autori che ciascuna religione che si pone come “unica”, allo stesso modo di ciascuna “verità”, può farlo in quanto in relazione alle altre diverse da sé, poiché, infatti, è solo nella relazione con ciò che è diverso da sé che si può intuire sé stessi e, in questo modo, intuire, anche se implicitamente, l’esistenza dell’altro da sé.
“Il monoteismo”, ricorda Bauman, “include in sé la lotta con tutto ciò che è diverso credendo di detenere la verità”, ma, in realtà, nell’ammissione dell’esistenza di altro da sé è implicita la possibilità di una pluralità che consenta e costruisca il dialogo con Dio. Solo ammettendo tale pluralità sarà possibile “raggiungere la sinfonia” come dice Bauman o “polifonia” cui ambisce Obirek, poiché, in realtà, non è l’uomo che cerca Dio, ma Dio che cerca l’uomo nelle infinite sfumature della Sua stessa creazione.
Esiste, secondo i due autori, una interdipendenza tra Dio e l’uomo e salvare il mondo opponendosi al male è il dono che avvicina l’uomo alla creazione di Dio. Si tratta, quindi, di “creare un mondo morale” in cui il monoteismo non possa escludere l’esistenza di altri dei, poiché fine ultimo della relazione Dio-uomo non è la discriminazione tra le forme diverse per il riconoscimento di Dio, ma il discernimento, discernimento morale tra bene e male, giusto e ingiusto.
Nel libro “Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) Zygmunt Bauman e Stansław Obirek, un teologo e un sociologo, si confrontano sulla realtà spirituale in un dialogo che è assolutamente condivisibile, un dialogo in cui gli esseri umani e Dio non sono opposti che si temono, ma confini che si cercano anche nel dubbio e nelle incertezze, anzi, proprio nel dubbio e nelle incertezze. È la nascita dell’incertezza, infatti, che rappresenta anche “il momento della nascita morale”: l’uomo, dinanzi alla sua caducità, si trova dinanzi a dilemmi di ordine morale la cui soluzione implica una scelta morale che si trasforma in modalità di vita. Inoltre, la “non-autosufficienza (dell’uomo) rispetto a Dio ne determina il credo” poiché l’uomo sente di essere ignorante rispetto alla conoscenza di Dio e anche impotente di un’impotenza che può essere superata solo con il coraggio della speranza attiva nella consapevolezza che sono gli uomini a creare la storia e non le idee; uomini consapevoli anche che siamo necessari gli uni agli altri.
Gli autori, allora, propongono una formula diversa per osservare la realtà della relazione tra Dio e gli uomini e tra gli uomini e gli altri uomini, “la formula del nuovo umanesimo” che necessita di “solidarietà, cooperazione (attiva e informale), empatia”.
Il percorso proposto non è certamente facile, ma non bisogna arrendersi poiché, come ribadiscono gli autori, “le sconfitte sono solo dei pretesti per interrompere i tentativi”, mentre “premessa alla pace è l’assenso alla pluralità dei mondi”.
A ben vedere, “politeismo o monoteismo sono solo tentativi di definire il proprio posto nel mondo”, ma il nostro mondo è e deve restare un mondo plurale.
“Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) di Zygmunt Bauman e Stansław Obirek, voci interessanti nel panorama standardizzato del vuoto di senso e della resa di cui facilmente restiamo schiavi.

“Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) by Zygmunt Bauman and Stansław Obirek, is an important human rather than spiritual dialogue on the relationship between God and men and between men and God. The two authors, in fact, undertake a path of knowledge or, better, of recognition of God through men and the relationship that they are able to establish with the spiritual.
What makes the dialogue particularly interesting is that it does not present itself as a dispute between monotheistic or polytheistic religions nor as a conflict within the monotheistic religions themselves, but as the search for a relationship with the divine that indicates its validity and importance without discrimination and presumption of the possession of God and of the ultimate truth, since no one can possess God as no truth can be, by definition, unique.
The authors explain that each religion that thinks itself as “unique”, in the same way as each “truth”, can do so insofar as it is in relation to the others different from itself, since, in fact, it is only in the relationship with what is different from itself that one can intuit oneself and, in this way, intuit, even if implicitly, the existence of the other from oneself.
“Monotheism”, Bauman recalls, “includes in itself the struggle with everything that is different, believing that it holds the truth”, but, in reality, the possibility of a plurality which allows and builds dialogue with God. Only by admitting this plurality will it be possible to “reach the symphony” as Bauman says or “polyphony” which Obirek aspires to, since, in reality, it is not man who seeks God, but God who seeks man in the infinite shades of His own creation.
According to the two authors, there is an interdependence between God and man and saving the world by opposing evil is the gift that brings man closer to God’s creation. It is therefore a question of “creating a moral world” in which the monotheism cannot exclude the existence of other gods, since the ultimate goal of the God-man relationship is not discrimination between different forms for the recognition of God, but discernment, moral discernment between good and evil, right and wrong.
In the book “Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) Zygmunt Bauman and Stansław Obirek, a theologian and a sociologist, discuss of the spiritual reality in a dialogue that is absolutely acceptable, a dialogue in which human beings and God are not opposites that are feared of each other, but borders that are also sought in doubt and uncertainties, indeed, precisely in doubt and uncertainties. It is the birth of uncertainty, in fact, which also represents “the moment of moral birth”: man, faced with his transience, finds himself faced with dilemmas of a moral nature whose solution implies a moral choice that becomes of life. Furthermore, the “non-self-sufficiency (of man) with respect to God determines his belief” since man feels he is ignorant of the knowledge of God and also impotent of an impotence that can only be overcome with the courage of hope active in the awareness that it is men who create history and not ideas; men also aware that we are needed for each other.
The authors, then, propose a different formula to observe the reality of the relationship between God and men and between men and other men, “the formula of the new humanism” which requires “solidarity, cooperation (active and informal), empathy “.
The proposed path is certainly not easy, but we must not give up because, as the authors reiterate, “defeats are only pretexts to stop attempts”, while “the premise for peace is assent to the plurality of worlds”.
On closer inspection, “polytheism or monotheism are only attempts to define one’s place in the world”, but our world is and must remain a plural world.
“Conversazioni su Dio e sull’uomo” (Laterza, 2021) by Zygmunt Bauman and Stansław Obirek, interesting voices in the standardized panorama of the void of meaning and surrender to which we easily remain slaves.

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