E. Lévinas and G.Marcel and P. Ricœur: Il pensiero dell’altro

“Il pensiero dell’altro” (edizioni Lavoro, 2010) di E. Lévinas, G. Marcel e P. Ricœur, un libro a cura di Franco Riva che vi scrive un interessantissimo saggio introduttivo in cui analizza e compara il pensiero dei tre importanti studiosi e filosofi, non è un libro semplice, come non potrebbe esserlo nessun libro che approfondisca il pensiero dell’uomo e la sua relazione con il resto del mondo.
In ogni caso, è un libro in cui il ritmo delle parole asseconda quello del pensiero, scivolando a volte, altre soffermandosi di più o persino bloccandosi sul pensiero di questa umanità che pensa sé stessa dimenticando che l’unicità del singolo non lo sottrae alla relazione di dialogo con l’altro.
Credo sia proprio questo il pensiero guida nella lettura analitica e filosofica degli autori e del curatore: riuscire a scoprire e costruire la libertà vera che non si basa solo sul pensiero di sé, ma che impari a pensare a un altro che non venga sempre “dopo di sé”.
L’altro, non è un’entità a sé stante così come non lo è l’io individuale, ciascuna parte collabora alla costruzione dell’esistenza e a essa dà forma e ritmo grazie ad alcuni elementi essenziali di ogni essere: stima di sé, sollecitudine verso l’altro, istituzioni adeguate che rendano possibile raccontare e raccontarsi, ascoltare e ascoltarsi.
L’io e l’altro, dunque, esistono non per separarsi, ma come strumenti di mutuo riconoscimento, tenendo ben presente che riconoscere non significa “identificarsi”, ma accogliere l’originalità dell’altro che mutuamente, reciprocamente, accoglie la nostra, la mia.
Nei saggi contenuti nel volume, parole come amore e simpatia, rispetto e giustizia, responsabilità e riconoscimento diventano essenziali nel pensare l’altro che pensa noi; un passo spesso complesso, ma l’unico che, nel chiedersi che cosa sia l’amore, è in grado di passare dal sostantivo al verbo, cioè dal nome all’azione, il che significa non riconoscere e non riconoscere se stessi in un sentimento astratto, ma in un’essenza incarnata nella persona, in ciascuna persona.
La conoscenza dell’altro, il suo mututo riconoscimento, diviene metodo di confronto che si trasforma in “pratica della coscienza e postulato della libertà”, si passa, quindi, dalla “fenomenologia della simpatia all’etica del rispetto”.
Nessun uomo può considerare se stesso la totalità, ricorda Lévinas, poichè il mondo esterno esiste per ciascun essere pensante che con coscienza e consapevolezza lavora su se stesso e si impegna con e per l’altro. La coscienza libera, infine, lascia che ciascuna persona possa scegliere ed essere effettivamente in grado di comprendere che la totalità esige che “un essere libero possa aver presa su un altro essere altrettanto libero”.
Il pensiero dell’altro, dunque, non è fine a sé stesso, né riconducibile solo alla coscienza religiosa, ma, invece, fa parte della coscienza umana che decide di sublimare nel quotidiano il significato della propria essenza.
“Il pensiero dell’altro” (edizioni Lavoro, 2010), di E. Lévinas, G. Marcel e P. Ricœur a cura di Franco Riva, è un libro da leggere lentamente e con pazienza, ma è un libro il cui invito e suggerimento non può essere declinato in una società in cui l’egoismo e l’individualismo spodestano silenziosamente e drammaticamente il senso di ogni vita del suo valore.

“Il pensiero dell’altro” (editions Lavoro, 2010) by E. Lévinas, G. Marcel and P. Ricœur, a book edited by Franco Riva who writes a very interesting introductory essay in which he analyzes and compares the thought of the three important scholars and philosophers, is not a simple book, as no book that deepens the thought of man and his relationship with the rest of the world could be.
In any case, it is a book in which the rhythm of words follows that of thought, slipping at times, at others dwelling more or even stopping on the thought of this humanity that thinks of itself, forgetting that the uniqueness of the individual does not subtract him from the relationship of dialogue with each other.
I believe this is precisely the guiding thought in the analytical and philosophical reading of the authors and the curator: being able to discover and build true freedom that is not based only on self-thought, but which learns to think of another that does not always come “later. of himself “.
The other is not an entity in its own right as the individual ego is not, each part collaborates in the construction of the existence and gives it shape and rhythm thanks to some essential elements of each being: self-esteem, concern towards the other, adequate institutions that make it possible to tell about the others and tell about themselves, listen to themselves and listen to each other.
The self and the other, therefore, exist not to separate, but as instruments of mutual recognition, bearing in mind that recognizing does not mean “identifying”, but welcoming the originality of the other who mutually, reciprocally, welcomes ours, mine.
In the essays contained in the volume, words such as love and sympathy, respect and justice, responsibility and recognition become essential in thinking of the other who thinks of us; an often complex step, but the only one that, in asking what love is, is able to pass from the noun to the verb, that is, from the noun to the action, which means not recognizing and not recognizing oneself in a feeling abstract, but in an essence embodied in the person, in each person.
The knowledge of the other, its mutated recognition, becomes a method of comparison that is transformed into “the practice of conscience and the postulate of freedom”, one then passes from the “phenomenology of sympathy to the ethics of respect”.
No man can consider himself the totality, Lévinas recalls, since the external world exists for each thinking being who with consciousness and awareness works on himself and commits himself with and for the other. Finally, free conscience allows each person to choose and actually be able to understand that wholeness requires that “a free being can have a hold on another just as free”.
The thought of the other, therefore, is not an end in itself, nor can it be traced back only to the religious conscience, but, instead, it is part of the human conscience which decides to sublimate the meaning of its own essence in everyday life.
“Il pensiero dell’altro” (Lavoro editions, 2010), by E. Lévinas, G. Marcel and P. Ricœur edited by Franco Riva, is a book to be read slowly and patiently, but it is a book whose invitation and suggestion cannot be declined in a society in which selfishness and individualism silently and dramatically undermine the meaning of every life value.

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