Artificial Intelligence and Artifact Mankind

Man invented Artificial Intelligence, and it’s not a terrible thing, quite the contrary. Years, energy, effort, commitment, sweat, falls and recoveries of so many scientists have been spent who have dedicated their research (and still are doing it in this research that has no end because the intelligence of Man has no end) so that what is called Artificial Intelligence became a reality … and it’s not terrible, quite the contrary.
What can become terrible is the use that the human inventor himself or whoever thinks to profit from such inventions can make of them if he abandons the ethical eye towards his discovery and towards the whole of humanity.
Only then can Artificial Intelligence become “terrible”, only then it can be the “enemy” of Humanity, only then its purpose is an end in itself and not for the improvement of life on the planet, respect for the universe, love for human beings.
In this dramatic case, however, can you really blame the machine and expect it to take on responsibilities that don’t belong to it?
Being a literary woman, I can’t help but remember Milton’s verses in which Satan addresses God and says “Did I request thee, Maker, from my clay to mold me man, did I solicit thee
from darkness to promote me …? ” (Paradise Lost, X. 743-45). These are the same lines that Mary Shelley poses as her ex-back of her novel Frankenstein, an invitation to reflect on one’s own and personal responsibilities.
An invitation, also, to think on the fact that contemporary man cannot ignore his discoveries and that it is up to him to noble them or making them instruments of hatred and discrimination. I don’t think we need to be frightened by the new research and its achievements, what is necessary, however, is to be aware of it and take responsibility for it. That is, it is necessary to give space to the conscience of science as well as to its knowledge. It is necessary that scientists, philosophers, artists, ordinary people, all of humanity, participate in the process of development of the human mind so that new discoveries and new researches never abandon the ethical gaze with which we must look at the integral and complete life of the human being as well as of all the reality that surrounds it.
I believe that today we must no longer look at Humanism as rhetoric of the present, but at the creation of a New Humanism that brings together everything and everyone and all needs in an ethical form. It melts all together not as if it were the cauldron in which witches mix their concoctions to create magical potions, but as a relationship between people and their creations also including machines which, however intelligent, are always machines and their language ” intelligent “is based on algorithms that derive from our thought, prejudice, freedom and ethical awareness or not of living and not only existing.
I do not consider the comparison between a human being and a machine to be feasible, even if “intelligent”, its “intelligence” is welcome, but without ever forgetting that it is a tool and that there is no need to imagine apocalyptic scenarios for a reality that we must learn to manage and “make it work well” starting from the present, from this moment, from now.
The special specialty of the human being today is in his ability to correlate differences, shorten distances and give shape and ethical content to invention and innovation: this is progress today.
I am not afraid of the machine, however intelligent and artificial it is, but of the use that every single human being can make of it, consciously unconscious (let me say the oxymoron) of the betrayal that he can plot against meaning and life.
There are those who wonder if we are at the height of machines and artificial intelligence, why ask ourselves this question and not, instead, if we are at the height of our humanity? This is the keystone, attributing outside oneself that evil that comes from within oneself and thus abandoning oneself to deresponsibility while the other falls into oblivion.
Perhaps, instead, the real Revolution that even the use of Artificial Intelligence can and must help to compose, I mean a revolution that is innovation and progress, manifests itself in the human capacity not to be special, but to be especially attentive to the essential in ‘use of machines as with respect for people. Recovering dignity and leaving Global Anonymity is a solution to the drama of those who feel defeated by the use of machines, since moral blindness is evident in the intentional oblivion of others and in the desire to pretend to communicate because the people we forget are real. Thus it happens that the real clash is not between machines and men, but between Artificial Intelligence and artificial Humanity.

L’Uomo ha inventato l’Intelligenza Artificiale, e non è una cosa terribile, anzi. Sono stati impiegati anni, energie, fatica, impegno, sudore, cadute e recuperi di tanti scienziati che hanno dedicato la loro ricerca (e ancora lo stanno facendo in questa ricerca che non ha fine perché non ha fine l’intelligenza dell’Uomo) affinché quella che viene chiamata Intelligenza Artificiale diventasse una realtà… e non è terribile, anzi.
Quello che può diventare terribile è l’impiego che lo stesso essere umano inventore o chi per lui pensa di trarre profitto da tali invenzioni, può farne se abbandona lo sguardo etico verso la sua scoperta e verso l’intera umanità.
Solo allora, l’Intelligenza Artificiale può diventare “terribile”, solo allora può essere “nemica” dell’Umanità, solo allora il suo scopo è fine a sé stesso e non per il miglioramento della vita del pianeta, il rispetto dell’universo, l’amore per gli esseri umani.
In questo caso drammatico, però, si può davvero incolpare la macchina e pretendere che essa assuma responsabilità che non le appartengono?
Essendo una letterata non posso fare a meno di ricordare i versi di Milton in cui Satana si rivolge a Dio e gli dice «Did I request thee, Maker, from my clay to mould me man, did I solicit thee from darkness to promote me…?» (Paradise Lost, X. 743-45) «Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla di crearmi uomo, ti chiesi io dall’oscurità di promuovermi…?». Si tratta degli stessi versi che Mary Shelley pone come ex-terga del suo romanzo Frankenstein, un invito a riflettere sulle responsabilità proprie e personali.
Un invito, anche, a riflettere sul fatto che l’Uomo contemporaneo non può prescindere dalle sue scoperte e che sta a lui nobilitarle o renderle strumenti di odio e discriminazione. Non credo che serva spaventarsi della nuova ricerca e delle sue conquiste, quello che è necessario, però, è esserne consapevoli e assumersene la piena responsabilità. Occorre, cioè, dare spazio alla coscienza della scienza oltre che alla sua conoscenza. Occorre che scienziati, filosofi, artisti, persone comuni, l’Umanità tutta, partecipi del processo di sviluppo della mente umana affinché le nuove scoperte e le nuove ricerche non abbandonino mai lo sguardo etico con cui bisogna guardare alla vita integrale e completa dell’essere umano come di tutta la realtà che lo circonda.
Io credo che, oggi, si debba guardare non più all’Umanesimo come retorica del presente, ma alla creazione di un Nuovo umanesimo che metta insieme tutto e tutti e tutte le esigenze in forma etica. Metta insieme tutto non come se fosse il calderone nel quale le streghe mischiano i loro intrugli per creare pozioni magiche, ma come relazione tra le persone e le loro creazioni incluse anche le macchine che, per quanto intelligenti, sono sempre macchine e il loro linguaggio “intelligente” si basa su algoritmi che derivano dal nostro pensiero, pregiudizio, libertà e consapevolezza etica o meno del vivere e non dell’esistere soltanto.
Non considero fattibile il paragone tra un essere umano e una macchina, anche se “intelligente”, ben venga la sua “intelligenza”, ma senza mai dimenticare che essa è uno strumento e che non serve immaginare scenari apocalittici per una realtà che bisogna imparare a gestire e “far funzionare bene” a partire dal presente, dal subito, da ora.
La speciale specialità dell’essere umano è, oggi, nella sua capacità di correlare le differenze, accorciare le distanze e dare forma e contenuto etico all’invenzione e all’innovazione: questo è il progresso, oggi.
Non mi fa paura la macchina per quanto intelligente e artificiale essa sia, ma l’uso che ogni singolo essere umano può farne consapevolmente incosciente (mi si consenta l’ossimoro) del tradimento che egli può ordire contro il senso e la vita.
C’è chi si domanda se siamo all’altezza delle macchine e dell’intelligenza artificiale, perché porsi questa domanda e non, invece, se siamo all’altezza della nostra umanità? È questa la chiave di volta, attribuire fuori da sé quel male che viene da dentro di sé e così abbandonarsi alla de-responsabilizzazione mentre l’altro cade nell’oblio è un atteggiamento antico e comune, ma è un atteggiamento che ci mette tutti a rischio.
Forse, invece, la vera Rivoluzione che anche l’uso dell’Intelligenza Artificiale può e deve aiutare a comporre, intendo una rivoluzione che sia innovazione e progresso, si manifesta nella capacità umana non di essere speciale, ma di essere specialmente attenta all’essenziale nell’uso delle macchine come nel rispetto delle persone. Recuperare dignità e uscire dall’Anonimato Globale è una soluzione al dramma di chi si sente sconfitto dall’uso delle macchine, poché la cecità morale si evince nell’oblio intenzionale verso l’altro e nel desiderio di fingere di comunicare poiché si dimenticano le persone reali. Accade così che il vero scontro non è tra macchine e uomini, ma tra Intelligenza Artificiale e Umanità artefatta.

2 pensieri su “Artificial Intelligence and Artifact Mankind

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