Responsibility

These days I often find myself thinking about the value of responsibility, a responsibility that should come before self-interest although it ends up including it.

In fact, responsibility is never such if it is only self-directed, we speak of responsibility when the project that is built, from the beginning to its completion, belongs to oneself to the same extent as it also belongs to the other.

We tend to live our lives as if they were “separate”, divided from the life of the other and also divided from our own life. Our existence is so fragmented and fragmented that we are unable to grasp the only truth that exists behind it, before and regardless of anything we experience or implement: the human person.

It is as if, while recognizing the value of the specialization that each one develops in his being and through it, we are unable, then, to reassemble a single picture of our existence and our life.

We strive to make our voice heard, but sometimes without listening to that of the other and, often, not even our true voice which is also made up of dissent towards the obvious and not only of agreement towards everything that wins our individual interest.

We are a voice, but we are also a choir. We are responsible for taking care of our voice, but we are also responsible for the harmony of the choir which, in its best interpretation, is expressed in the unique strength of the song itself.

In questi giorni mi ritrovo spesso a pensare al valore della responsabilità, una responsabilità che dovrebbe nascere prima dell’interesse personale sebbene finisca con l’includerlo.

La responsabilità, infatti, non è mai tale se è solo auto diretta, si parla di responsabilità quando il progetto che si costruisce, dall’inizio fino al suo compimento, appartiene a sé nella stessa misura in cui appartiene anche all’altro.

Tendiamo a vivere le nostre vite come se fossero “separate”, divise dalla vita dell’altro e divise anche dalla nostra stessa vita. Il nostro esistere è talmente frammentato e frammentario da non riuscire a cogliere l’unica verità che esiste dietro, prima e a prescindere da qualsiasi cosa si sperimenti o si metta in atto: la persona umana.

È come se, pur riconoscendo il valore della specializzazione che ciascuno sviluppa nel suo essere e attraverso di esso, non riuscissimo, poi, a ricomporre dai pezzi un quadro unico della nostra esistenza e del nostro vivere.

Ambiamo a far sentire la nostra voce, ma talvolta senza ascoltare quella dell’altro e, spesso, neanche la nostra vera voce che è fatta anche di dissenso verso l’ovvio e non solo di assenso verso tutto ciò che conquista il nostro interesse individuale.

Siamo una voce, ma siamo anche un coro. Siamo responsabili della cura della nostra voce, ma lo siamo anche dell’armonia del coro che, nella sua migliore interpretazione, si esprime nella forza unica dello stesso canto.

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