My Writing and I

It amazes me how possible is what happens to me when I write. It seems that the words are written by themselves by unrolling a ball twisted on itself that delicately melts and reveals itself. It seems like magic, the enchantment of having collected in silence and listening to the gift of a mysterious life that asks for space and conquers space in the warmth and tenderness with which it offers itself to light. The fingers of my hands, now very agile and quick on the keyboard, get tired well before the thought has finished showing itself while the eyes tear because of the light of the screen, although it is protected, but I know that it is worth doing it because if that voice does not stop narrating there is no time to stop or reason to do so. Then, stretching your legs a little, stretching your arms and refreshing your eyes without rubbing them becomes care and soothing from the breathlessness while, in that short pause, the very rhythm of the word seems to find more courage and resume the path of its message with determination. Words are running, they have their own journey to build, I only imagine the destination, the destination is uncertain, but sure is the loyalty and fidelity to the voice / person who makes of its story a gift and a thought and a tear and a landing and a sail towards a new route and a new destination.

Mi sorprende come sia possibile quello che mi accade quando scrivo. Sembra che le parole si scrivano da sole srotolando un gomitolo attorcigliato su se stesso che delicatamente si scioglie e si rivela. Sembra una magia, l’incanto dell’aver raccolto in silenzio e in ascolto il dono di una vita misteriosa che spazio chiede e spazio conquista nel calore e nella tenerezza con cui si offre alla luce. Le dita delle mani, ormai agilissime e rapide sulla tastiera, si stancano ben prima che il pensiero abbia finito di mostrarsi mentre gli occhi lacrimano per la luce dello schermo, quantunque protetto, ma so che ne vale la pena poiché se quella voce non smette di narrarsi non c’è tempo per fermarsi né motivo per farlo. Allora, sgranchire un po’ le gambe, stiracchiare le braccia e rinfrescare gli occhi senza stropicciarli diviene cura e lenitivo dall’affanno mentre, in quella breve pausa, il ritmo stesso della parola sembra trovare più coraggio e riprendere con determinazione il cammino del suo messaggio. Corrono le parole, hanno un loro viaggio da costruire, la meta la immagino soltanto, la destinazione è incerta, ma sicura è la lealtà e la fedeltà alla voce/persona che della sua storia fa dono e pensiero e lacrima e approdo e vela tesa verso una rotta nuova e una nuova destinazione.

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