A Morality Play: Everyman

I love literature very much as I am convinced that it always has good lessons to offer. I particularly love foreign literature, but perhaps this is due to my professional deformation due to having a degree in foreign languages ​​and literatures with particular attention to English literature, Spanish literature and Russian literature.
These days I am immersing myself again in the oldest English literature, when it was not yet known and could not be called “literature” in the modern sense. It is a culture from its origins to the Middle Ages that marked the subsequent developments of European literature and beyond, but, in any case, of a literature full of echoes and voices that approach the legend or, better still, the legend to the narrative of every place and every time.
So, I resumed reading and studying the so-called medieval literature and in particular the Morality plays.
The “Morality Plays” were a literary genre that spread to Europe in the 15th and 16th centuries as a follow-up to the Miracle Plays. The Miracle Plays originally told the stories of the Saints and Jesus with the intent on the part of the Church to evangelize the pagans, but were often considered by the people as forms of entertainment, thus betraying the original objective of the Church and, for this reason, they were banned from sacred places and represented in the churchyard, first, and then in the villages thanks to the help of “pageants” (a kind of wagon where the actors transported costumes and scenic instruments and which facilitated mobile performances). The Morality Plays took on a more allegorical meaning than the Miracle Plays which can be considered “historical” in the sense that the characters represented were real characters from Church History. The allegory of the Morality Plays treasured the need to give moral teachings and its protagonists, rather than representations of historical characters, in fact, are personifications of the vices and virtues that one encounters along the path of each life.
“Everyman” (representing all men individually, that is, the common man), is one of the best known Morality Play. It tells the story of Everyman who meets Death who tells him that the time has come to present himself before God and suggests that he could bring with him a good group of companions including: Good Deeds and Knowledge, who advise him to bring with him also Discretion, Strength and Beauty as well as some material goods. At the end of his journey, however, when the material goods are finished, all the companions will abandon Everyman except Good Deeds who will help him on his way to Heaven.
The moral of the text is clear: good deeds are those that save. There is, however, another morality, more hidden and perhaps more secular which is expressed in the motto “A friend in need is a friend indeed”, to testify that in every time, giving value to the essential is what really saves. Often we find ourselves surrounded by friends or presumed such, but in times of need it is easy for these to disappear to make room for those who remain not because they want something in return, but because they share the need to offer closeness and hope. A good teaching.
Just to complete the journey, I add that the Morality Plays paved the way for another form of traveling representation, the Interludes, which were short comic skits where the characters were real and taken from simple and often banal everyday reality. The Interludes represent the last step in the passage of theatrical representations best recognized as such when the theater becomes stable, they, in fact, represented reality and history recognizable as contemporary.

Amo molto la letteratura poichè sono convinta che abbia sempre buone lezioni da offrire. Amo in particolare la letteratura straniera, ma forse questo dipende da una mia deformazione professionale dovuta all’essere laureata in lingue e letterature straniere con particolare attenzione alla letteratura inglese, a quella di lingua spagnola e alla letteratura russa.
In questi giorni mi sto immergendo nuovamente nella letteratura inglese più antica, quando ancora non si sapeva né si poteva definirla “letteratura” in senso moderno. Si tratta di una cultura dall’origine al medioevo che ha segnato gli sviluppi successivi della letteratura europea e non solo, ma, in ogni caso, di una letteratura pregnante di echi e voci che si avvicinano alla leggenda o che, meglio, avvicinano la leggenda alla narrativa di ogni luogo e ogni tempo.
Così, ho ripreso a leggere e studiare la letteratura cosiddetta medievale e in particolare le Morality plays.
Le “Morality Plays” erano un genere letterario che si diffuse in Europa nel 15° e 16° secolo come sviluppo successivo ai Miracle Plays. I Miracle Plays raccontavano in origine le storie dei Santi e di Gesù con l’intento da parte della Chiesa di evangelizzare i pagani, ma vennero spesso considerate dal popolo come forme di intrattenimento tradendo, quindi, l’obiettivo originario della Chiesa e, per questo, furono bandite dai luoghi sacri e rappresentati sul sagrato delle chiese, prima, e poi nei villaggi grazie anche all’ausilio di “pageants” (una specie di carro dove gli attori trasportavano costumi e strumenti scenici e che facilitarono le rappresentazioni mobili). I Morality Plays assunsero un significato più allegorico rispetto ai Miracle Plays che è possibile considerare “storici” nel senso che i personaggi rappresentati erano reali personaggi della Storia della Chiesa. L’allegoria dei Morality Plays faceva tesoro della necessità di dare insegnamenti morali e i suoi protagonisti, più che rappresentazioni di personaggi storici, infatti, sono personificazioni dei vizi e delle virtù che si incontrano lungo il percorso di ciascuna vita.
“Everyman” (che rappresenta tutti gli uomini individualmente, cioè, l’uomo comune), è una tra le più note Morality Play. Racconta la storia di Everyman che incontra la Morte la quale gli dice che è giunto il tempo di presentarsi dinanzi a Dio e gli suggerisce di portare con sé un buon gruppo di compagni tra cui: Buone Azioni e Conoscenza, che gli consigliano di portare con sé anche Discrezione, Forza e Bellezza oltre alcuni beni materiali. Al termine del suo viaggio, però, quando i beni materiali saranno finiti, tutti i compagni abbandoneranno Everyman tranne Buone Azioni che lo aiuterà a percorrere la sua strada verso il Paradiso.
È evidente la morale del testo: le buone azioni sono quelle che salvano. C’è, però, un’altra morale, più nascosta e forse più laica che si esprime nel motto “A friend in need is a friend indeed”, a testimonare che in ogni tempo, dare valore all’essenziale è ciò che salva davvero. Spesso ci si ritrova circondati di amici o presunti tali, ma nel momento del bisogno è facile che proprio questi spariscano per lasciare spazio a chi resta non perché desideri in cambio qualcosa, ma perché condivide il bisogno di offrire vicinanza e speranza. Un bell’insegnamento.
Giusto per completare il percorso, aggiungo che le Morality Plays aprirono la strada a un’altra forma di rapppresentazione itinerante, gli Interludi, che erano brevi scenette comiche dove i personaggi erano reali e presi dalla realtà quotidiana semplice e spesso banale. Gli Interludi rappresentano l’ultimo gradino al passaggio delle rappresentazioni teatrali meglio riconosciute come tali quando il teatro diventa stabile, essi, infatti, rappresentavano la realtà e la storia riconoscibile poiché contemporanea.

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