The Sacredness of Words

You can only understand the sacredness of the word if you know how to listen to silence. In fact, silence is never silent, on the contrary, it reveals the essential.
In silence you can listen to the voice of the world, of the whole world, that of those who fall asleep in the serene breath and that of those who in the desert of their torments continue to scream their loneliness and fear of the dark in the hearts of men.
You can, in the silence, listen to the chirping of the birds calling each other to wish each other good morning and communicate where they can find the food that will satisfy them for another day, but you can also hear the gurgling of all those empty stomachs filled only with abandonment and fear.
Then there are the noises of the houses, the creaking of the wood of the furniture that complain about being too full of things or, perhaps, too much empty of love and care.
Meanwhile, the gurgling of the coffee in the machine announces that the new day wakes up and that silence will still be silent in the distracting din of things that too often cover and hide the voices of the voiceless who, still mute, are waiting to be noticed to have at least some time to live.
The quiet breath or the one broken by the moan or the harmonious snoring of the night turns into voices and noises that scream to impose their presence often not caring to live and really exist, but only to be present and obtain a moment of life in exchange for nothing for themselves even at the cost of gulping down and swallowing violently the life of the other who suffocates, now robbed of that silence that listens to him and becomes his voice.
Nobody can save the other and nobody saves himself alone, but each has a part and is a part of the life that is represented on this stage of the time that exists and is lived. The noise, the din are scenic expedients to make it easier to get distracted from what matters, from what is told, from what tells us that it is possible to hear the voices, one’s own and that of others, and that it is in the harmonious rhythm of each sound and every song that life turns into dance while every voice has the time and beat of its own monologue directed to others and not of that soliloquy that speaks only to ourselves.
In silence I listen to the voices that wake up, in silence I welcome them into my heart and wait for them to reveal themselves while silence makes every word sacred.

La sacralità della parola puoi comprenderla solo se sai ascoltare il silenzio. Il silenzio, infatti, non è mai muto, anzi, rivela l’essenziale.
Nel silenzio puoi ascoltare la voce del mondo, di tutto il mondo, quella di chi nel respiro sereno si addormenta e quella di chi nel deserto del proprio tormento continua a urlare la sua solitudine e la paura del buio nel cuore degli uomini.
Puoi, nel silenzio, ascoltare il cinguettio degli uccelli che si chiamano l’un l’altro per augurarsi il buon giorno e comunicare dove potranno trovare il cibo che li sazierà per un giorno ancora, ma puoi udire anche il gorgoglio di tutti quegli stomaci vuoti e pieni solo di abbandono e timore.
Ci sono, poi, i rumori delle case, gli scricchiolii del legno dei mobili che si lamentano per il troppo pieno di cose o, forse, per il troppo vuoto di amore e di cura.
Intanto, il gorgoglio del caffè nella macchinetta ti annuncia che il nuovo giorno si sveglia e che il silenzio tacerà ancora nel frastuono distraente delle cose che troppo spesso coprono e nascondono le voci dei senza voce che, ancora muti, aspettano di essere notati per avere almeno un po’ di tempo da vivere.
Il respiro tranquillo o quello spezzato dal lamento o dal russare armonico della notte si trasforma in voci e rumori che urlano per imporre la propria presenza spesso non curandosi di vivere ed esistere davvero, ma solo di presenziare e ottenere in cambio del nulla un attimo di vita per se stessi anche a costo di trangugiare e deglutire con violenza la vita dell’altro che soffoca ormai depredato anche di quel silenzio che lo ascolta e diventa la sua voce.
Nessuno può salvare l’altro e nessuno si salva da solo, ma ciascuno ha parte ed è parte della vita che si rappresenta su questo palcoscenico del tempo che si esiste e si vive. Il rumore, il frastuono sono espedienti scenici perché più facile sia distrarsi da ciò che conta, da ciò che si racconta, da ciò che ci racconta che è possibile ascoltare le voci, la propria e quella altrui, e che è nel ritmo armonico di ogni suono e ogni canto che la vita si trasforma in danza mentre ogni voce ha il tempo e il battito del proprio monologo ad altri diretto e non di quel soliloquio che parla solo a noi stessi.
In silenzio ascolto le voci che si svegliano, in silenzio le accolgo nel mio cuore e aspetto che si rivelino mentre il silenzio rende sacra ogni parola.

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