Zygmunt Bauman: A tutto campo. L’amore, il destino, la memoria e altre umanità.

A tutto campo” (LaTerza, 2021) è frutto delle conversazioni tra Zygmunt Bauman e Peter Haffner, un lascito prezioso che raccoglie gli ultimi pensieri e percorsi di pensiero del grande sociologo morto il 9 gennaio del 2017. Il libro non è solo una sintesi del pensiero precedente, ma anche propone i percorsi di analisi di Bauman, inarrestabile pensatore ma, sopratutto, osservatore della vita reale. Si tratta di percorsi che aprono un approccio di lettura del presente e propongono una chiave di interpretazione e aspettativa per quel futuro che pur non esistendo stimola le facoltà del pensiero di ciascun uomo che si pone in atto di creazione verso il presente.
Il dialogo tra il giornalista e il sociologo, talvolta è persino intimo nel racconto di episodi della biografia di Bauman che non è immediato conoscere. Così, la sua relazione con i genitori, il padre in particolare, ci mostrano un figlio educato ai valori e ai sentimenti; il quadro che di lui è descritto nel diario di Janina, la sua prima moglie, è quello di un uomo dedito alla cultura e alla politica che non avrebbe mai potuto essere meno attento alla società e alle persone. Di grande interesse, anche, il dialogo che Bauman ha con Haffner circa il pensiero critico che ha accompagnato e maturato il sociologo a partire da Marx, Gramsci, Freud, Levinas, Hall, et aliter.
Il libro si articola in dieci interessanti capitoli/conversazioni che, rivelando l’umanità del pensatore, pongono in evidenza i temi focali della sua ricerca: Amore e sesso, Esperienza e memoria, Ebraismo e ambivalenza, Intelletto e impegno, Potere e identità, Società e responsabilità, Religione e fondamentalismo, Utopia e storia, Presente e futuro, Felicità e morale.
Temi esistenziali e profondamente umani grazie ai quali il suggerimento alla ricerca e alla proposta di una vita più umana e a dimensione della persona, raggiunge il lettore con forza viva conquistandone il desiderio di essere parte di questo progetto di umanizzazione della vita della persona e del suo tempo. Ancora una volta, le parole di Bauman giungono e conquistano come attuali e quasi si spera di poterlo ancora incontrare con il suo fare gentile, la pipa o la sigaretta, i manicaretti per accompagnare il dialogo con il suoi ospiti e, soprattutto, la possibilità di entrare in dialogo con se stessi grazie allo sprone e agli stimoli del grande e insostituibile pensatore. Bauman si rivela nelle conversazioni come quello che è stato e che resta nel pensiero di chi lo ha amato: un uomo pieno di vita, ma con il senso della vita. Non è semplice operare una sintesi del pensiero di Bauman come evinto dalla conversazione con Haffner, poichè ogni frase, ogni parola è un’indicazione e sugella una possibilità di scelta. Bauman, che può apparire pessimista a chi lo ascolti con superficialità, rivela, in realtà, una grande attenzione per il gusto della verità poichè solo conoscendola fino in fondo è possibile costruire nel presente uno spazio migliore. Molto bella la sua definizione di se stesso circa questo argomento, Bauman, dice di essere “un uomo che spera“, un uomo, cioè, che ha messo insieme l’ottimismo della volontà di Gramsci e il pensiero di Stuart Hall che si definì “pessimista in base a quello che so, e un ottimista in base a quello che voglio“.
La verità drammatica, ma che non dobbiamo negare se vogliamo rialzarci dal vuoto del nulla, è che stiamo disimparando ad amare perché “il modello tra clienti e merci diventa il modello delle relazioni tra gli uomini” e questa modalità comporta anche la costante paura di perdere l’altro e la convinzione che i legami lunghi non portino felicità. Ora, se è vero che la vita si configura anche tramite il fattore “destino” e quello che dipende dalle “opzioni della realtà“, è vero anche che ciascuno è responsabile del proprio carattere e delle proprie scelte, anzi, è proprio questa “responsabilità della responsabilità” che diventa (o dovrebbe) motore di tutte le cose e di tutte le relazioni.
Molto interessante è anche l’idea del superamento di ogni nazionalismo, poichè ogni nazionalismo mira solo alla gestione della vita umana affinchè, però, ci sia solo un vantaggio individuale. Oggi, sembra, che l’interesse principale non sia quello di creare solidarietà ma rivalità, questo nel mondo del lavoro come in quello sociale e politico e tutto sembra tendere alla distruzione della comunità e della collettività. L’uomo tende a chiudersi in “nicchie” private in cui spendere i propri vantaggi individuali e neanche più la Storia sembra poter essere considerata “magistra vitae”.
Viviamo come “consumatori naufragati” incapaci di prendere atto del naufragio e di tornare a immaginare quello stato sociale che prevede l’inclusione, mentre lo stato di sicurezza entro il quale ci illudiamo di essere protetti, prevede solo l’esclusione dell’altro. È qui che ritorna con maggior forza il pensiero di diventare responsabili delle nostre responsabilità, poiché può essere felice solo chi crea qualcosa e non chi insegue qualcosa che non potrà mai accontentarlo, il consumismo.
“A tutto campo” (LaTerza, 2021) di Zygmunt Bauman in dialogo con Peter Haffner è un dialogo di cui entrare a far parte.

“”A tutto campo” (LaTerza, 2021) is the result of the conversations between Zygmunt Bauman and Peter Haffner, a precious legacy that collects the last thoughts and thought paths of the great sociologist who died on 9 January 2017. The book is not just a summary of the previous thought, but also proposes the analysis paths of Bauman, an unstoppable thinker but, above all, an observer of real life. These are paths that open an approach to reading the present and propose a key of interpretation and expectation for that future which, although it does not exist, stimulates the faculties of thought of each man who sets himself up in the act of creation towards the present.
The dialogue between the journalist and the sociologist is sometimes even intimate in the narration of episodes from Bauman’s biography that it is not immediate to know. Thus, his relationship with his parents, the father in particular, shows us a son educated in values ​​and sentiments; the picture of him described in the diary of Janina, his first wife, is that of a man dedicated to culture and politics who could never have been less attentive to society and people. Also of great interest is the dialogue that Bauman has with Haffner about the critical thinking that has accompanied and matured the sociologist starting with Marx, Gramsci, Freud, Levinas, Hall, et aliter.
The book is divided into ten interesting chapters / conversations which, revealing the humanity of the thinker, highlight the focal themes of his research: Amore e sesso, Esperienza e memoria, Ebraismo e ambivalenza, Intelletto e impegno, Potere e identità, Società e responsabilità, Religione e fondamentalismo, Utopia e storia, Presente e futuro, Felicità e morale.
Existential and profoundly human themes thanks to which the suggestion to research and to the proposal of a more human and dimensionless life of the person reaches the reader with living force, conquering the desire to be open to this project of humanization of the life of the person and of his time. Once again, Bauman’s words come and conquer as current and it is almost hoped to be able to meet him again with his kindness, a pipe or a cigarette, the delicacies to accompany the dialogue with his guests and, above all, the possibility to enter into dialogue with oneself thanks to the encouragement and stimuli of the great and irreplaceable thinker. Bauman reveals himself in conversations as what he was and what remains in the thoughts of those who loved him: a man full of life, but with the meaning of life. It is not easy to summarize Bauman’s thought as deduced from the conversation with Haffner, since every sentence, every word is an indication and seals a possibility of choice. Bauman, who may appear pessimistic to those who listen to him superficially, reveals, in reality, a great attention to the taste of truth because only by knowing it to the full it is possible to build a better space in the present. His definition of himself on this subject is very beautiful, Bauman says that he is “a man who hopes“, that is, a man who has put together the optimism of Gramsci’s will and the thought of Stuart Hall who defined himself ” a pessimist based on what I know, and an optimist based on what I want.
The truth, dramatic but that we must not deny if we want to get up from the void of nothingness, is that we are unlearning to love because “the model between customers and goods becomes the model of relationships between men” and this modality also involves the constant fear of losing the other and the belief that long bonds do not bring happiness. Now, if it is true that life is also configured through the “destiny” factor and that which depends on the “options of reality“, it is also true that everyone is responsible for their own character and choices, indeed, it is precisely this “responsibility of the responsibility “which becomes (or should) the engine of all things and all relationships.
The idea of ​​overcoming any nationalism is also very interesting, since every nationalism aims only at the management of human life so that, however, there is only an individual advantage. Today, it seems that the main interest is not to create solidarity but rivalry, this in the world of work as in the social and political one and everything seems to tend towards the destruction of the community and of the collectivity. Man tends to close himself in private “niches” in which to spend his individual advantages and even history no longer seems to be considered “magistra vitae“.
We live as “shipwrecked consumers” unable to take note of the shipwreck and to return to imagine that social state that provides for inclusion, while the state of security within which we delude ourselves to be protected, only provides for the exclusion of the other. This is where the thought of becoming responsible for our responsibilities returns with greater force, since only those who create something can be happy and not those who pursue something that will never be able to satisfy them, consumerism.
“A tutto campo” (LaTerza, 2021) by Bauman in dialogue with Haffner, a dialogue to be part of.

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