In Praise of Tenderness

There are things that always make me think a lot … in reality I always think a lot (some would say “too much”), but some things amaze me more because what seems obvious and simple to me becomes exceptional and extraordinary for some.
It was pointed out to me by a reader of mine in one of his emails that “(…) I am surprised to discover your titles which, however, made me understand how it is possible so much fullness in your thought and so much ability to place yourself in dialogue. Why do you seem to want to hide them? Don’t you think that being so titled could give your art greater diffusion? “, I am honored by these words, but, I must admit, they also leave me somewhat confused.
What makes me a person who enters into dialogue or who has developed her own free thought (fortunately always evolving)? My titles? What changes knowing that I have a degree in languages ​​and literature and that I speak several languages ​​besides mine? What does it matter to know about my counseling studies and some aspects of psychology and sociology? What does it matter to know that I taught for almost 30 years in a high school and that I did theater with my students to find together new questions that everyone could ask themselves and their time? What does it matter to be a publicist? These are things. What does all of this add to me as a person? Of course, I have many skills, but all these things have not made me a “wise” person who, among other things, I do not want to be or become.
All my studies and my experience have been and must remain at the service of my personal freedom as well as that of all those who approach me and want to know me so that everyone (including me) can meet Loredana, myself.
Of course, I am all those things too, but my interest in those studies was born out of love for people not for the presumption of displaying my competence. They are tools that I feel honored, but which I use with discretion to better understand and be closer to the truth of each person whose voice I love to hear and from which I myself learn to be a person.
I am proud of my studies, but they are not labels in my existence, they are just opportunities to meet others and, among other things, they are not yet completed because I still have a lot to learn. I feel so small in front of so much that I have yet to know that what my kind reader considers extraordinary, for me, is nothing more than the beginning of a principle, of a path along which I do not want to be alone, but to accompany myself with the beauty of the voices of others.
Of course, I am annoyed by the prosopopoeia of many who perhaps have fewer titles than mine and sell them as if they were the best there is, but then I think that I am sorry for them who have not understood the value and the deep meaning of the culture that is not bragging about, but to embody in one’s own life and in that of others the golden opportunity of encounter and comparison.
To wisdom I prefer the tenderness of encounter and free and open dialogue against any standardization of thought that cannot and must not be a prisoner of titles without soul or heart.

Ci sono cose che mi fanno sempre pensare molto… in realtà penso sempre molto (qualcuno direbbe “troppo”), ma alcune cose mi stupiscono di più perché quello che a me sembra evidente e semplice diventa per alcuni eccezionale e straordinario.
Mi è stato fatto notare da un mio lettore in una sua mail che “(…) sono sorpreso di scoprire i suoi titoli che, però, mi hanno fatto ben capire come sia possibile tanta pienezza nel suo pensiero e tanta capacità di porsi in dialogo. Perché sembra volerli nascondere? Non crede che essere tanto titolata possa dare alla sua arte maggiore diffusione?”, sono onorata da queste parole, ma, devo ammettere, mi lasciano anche alquanto confusa.
Che cosa fa di me una persona che entra in dialogo o che ha sviluppato un suo pensiero libero (per fortuna sempre in evoluzione)? I miei titoli? Che cosa cambia sapere che sono lauretata in lingue e letterature e che parlo diverse lingue oltre la mia? Che cosa importa sapere dei miei studi di Counseling e di alcuni aspetti della psicologia e sociologia? Che cosa importa sapere che ho insegnato per quasi 30 anni in un liceo e che ho fatto teatro con i miei studenti per trovare insieme nuove domande che ciascuno potesse porre a se stesso e al proprio tempo? Che cosa importa l’essere pubblicista? Sono cose. Che cosa aggiunge tutto questo a me come persona? Certo, ho tante competenze, ma tutte queste cose non hanno fatto di me una persona “sapiente” che, tra l’altro, non desidero essere né diventare.
Tutti i miei studi e la mia esperienza sono stati e devono restare al servizio di una libertà mia personale come anche di quella di tutti coloro che mi avvicinano e desiderano conoscermi affinché ciascuno (me compresa) possa incontrare Loredana, me stessa.
Certo, io sono anche tutte quelle cose, ma il mio interesse per quegli studi è nato dall’amore per le persone non per la presunzione dell’esibizione della mia competenza. Sono strumenti di cui mi sento onorata, ma che uso con discrezione per comprendere meglio ed essere più accanto alla verità di ciascuna persona di cui amo ascoltare la voce e da cui imparo io stessa a essere persona.
Sono fiera dei miei studi, ma non sono etichette nel mio esistere, sono solo opportunità per incontrare gli altri e, tra l’altro, non sono ancora compiuti poichè tanto ancora ho da imparare. Mi sento talmente piccola di fronte al tanto che devo ancora conoscere che ciò che il mio gentile lettore ritiene straordinario, per me, non è altro che il principio di un principio, di un percorso lungo il quale non voglio essere sola, ma accompagnarmi con la bellezza delle voci degli altri.
Certo, mi infastidisce la prosopopea di molti che hanno magari meno titoli dei miei e li vendono come fossero il meglio che esiste, ma poi penso che mi dispiace per loro che non hanno compreso il valore e il significato profondo della cultura che non è millantare, ma incarnare nella vita propria e in quella degli altri l’occasione d’oro dell’incontro e del confronto.
Alla sapienza preferisco la tenerezza dell’incontro e del dialogo libero e aperto contro ogni standardizzazione del pensiero che non può e non deve essere prigioniero dei titoli senza anima né cuore.

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