Do Not Copy, Listen, Think and Write

I always needed a pen with me, the paper didn’t matter, anything was useful for me to write on, even the skin. The keyboard, comfortable and fast, has never replaced this need, but, over time, I have discovered that I can also do without a pen. I discovered that thought writes, engraves in the mind and memory golden signs tending to purple that nothing and no one will ever be able to erase and that are almost automatically rewritten on paper or on file when I have them available, memory never betrays me. They are signs that collect life and breath, lights and shadows, present and past, tear and smile; are signs that affect the life that belongs to us even if it does not concern us directly, since with my gaze I welcome and with listening I give strength and courage to words that otherwise would be only gusts of wind on a stormy sea which then subsides seems absent, but lies, since the submerged it hides is made up of wrinkles and perplexity, of pain and joy, of choices and contradictions and it breathes, it also breathes with difficulty so that that voice does not remain buried and is imprinted in the secret thought that reveals itself to those who know how to listen. Writing is first of all being ready to listen and there is so much to listen without having to repeat and copy what you only hear. That, then, writing has such a personal imprint that copying it demeans and desecrates it while the original remains ever more free and loyal to the obligation of loyalty to the truth of the rumors.

Ho sempre avuto bisogno di una penna con me, la carta non importava, qualsiasi cosa mi era utile per scriverci su, anche la pelle. La tastiera, comoda e rapida, non ha mai sostituito questo bisogno, ma, con il tempo, ho scoperto che anche di una penna posso fare a meno. Ho scoperto che il pensiero scrive, incide nella mente e nella memoria segni dorati tendenti al porpora che nulla e nessuno potranno mai cancellare e che quasi automaticamente si riscrivono su carta o su file quando li ho a disposizione, la memoria non mi tradisce mai. Sono segni che raccolgono la vita e il respiro, le luci e le ombre, il presente e il passato, la lacrima e il sorriso; sono segni che incidono la vita che ci appartiene anche se non ci riguarda direttamente, poiché con lo sguardo accolgo e con l’ascolto imprimo forza e coraggio a parole che altrimenti non sarebbero che folate di vento su un mare in tempesta che poi si placa e sembra assente, ma mente, poiché il sommerso che nasconde è fatto di rughe e perplessità, di dolore e di gioia, di scelte e contraddizioni e respira, respira anche con fatica affinché quella voce non resti sepolta e si imprima nel pensiero segreto che si rivela a chi sa ascoltare. Scrivere è prima di tutto disporsi all’ascolto e c’è tanto da ascoltare senza obbligo di ripetere e copiare ciò che si sente soltanto. Che, poi, la scrittura ha una sua impronta così personale che il copiarla la svilisce e la dissacra mentre l’originale resta sempre più libero e leale all’obbligo di lealtà alla verità delle voci.

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