A Constellation of Choices

Ours is a time studded with choices, daily choices that often turn into real dilemmas even more complex to be solved as they are connected to each other, since every choice is never an end in itself, but sometimes even opens up contradictory scenarios. .
This of the “dilemma” is a theme that intrigues me a lot, either as a consequence of reading the interesting book by Prof. Claudio Tugnoli, Philosophy of the dilemma, (Mimesis, 2019) which I previously discussed on this blog in the “Review section. “and which I strongly suggest reading, but also because it is true that in everyday life we ​​experience the dilemma by demonstrating that philosophy is not an abstraction from life, but that life is told and tells about us to ourselves.
In these recent, somewhat stressful days, I often have to rethink many episodes of my personal and work life, I review and reconstruct emotions and feelings, but I also evaluate how much different choices would have led to different consequences and how much of the choices made the fulcrum did not it was good for oneself but good for the other Maybe this is the ethical answer to moral laws of common management? I do not know, but I know that in the face of a dilemma it cannot be individual selfishness that dictates the rule of the game of choosing, otherwise not only would it conflict with the basic ethical choice, but it would also be contrary to the multitude of consequential choices that, sometimes, even go to one’s own detriment. And yet, at the exact moment in which we must ask ourselves and without the possibility of postponing “what is right to do?”, What is the prevailing choice in the human person? Is it possible that the choice when faced with a first dilemma opens up a new dilemma? They told me that you have to be consistent, I know it well, but consistent with what? I always choose the person.
I’ll give an example that really happened to me and that more specifically I narrate in the new novel that I have almost finished writing.
A teacher, loved and respected, strict but coherent, friendly and respectful, finds herself in the situation of having to make “repetitive” choices without having time to think. What should you keep in mind? Let’s say that this teacher discovers a student with a knife with which she wanted to mark her wrists in the school bathroom and tries to steal the weapon with the calm of dialogue and the presence of her body. The unexpected arrival of a somewhat distracted secretary who does not realize the gravity of the situation causes the girl to flee to class with her weapon. What was right to do? The teacher yells at the secretary for help, but in the meantime he runs after the girl, grabs her and holds her out of the classroom. It was right to avoid damage to the children and the teacher in the classroom, this was the choice. Now the new dilemma arises. The girl is agitated, the teacher throws open the door yelling “how dare you” (as if the teacher was just walking into the classroom like that, a little intelligence and less hurt self-love would allow him to understand that there was a problem, but this would be another matter), in the corridor there is a movement of onlookers, the teacher chooses to take the girl to an empty classroom and continues with her eyes to ask for help from the famous secretary who , finally, he runs to call the Manager. In the meantime, however, in the classroom, the girl points the knife at the teacher who has very little time to decide how to solve the new dilemma and chooses to slap her hand with the falling knife that the teacher pushes away. with his feet as he hugs the crying girl Only silence from outside, the hoped-for help does not come. The teacher and the girl leave the classroom and the Headmaster escorts them to the Presidency … of course, I imagine, all the shouting in the corridor of those who tell the story without knowing it. Are the dilemmas over? No. In the first, to save the boys even if there are those who think you are crazy, in the second to prevent that knife from doing irreparable damage, but there is still another dilemma: the girl. The manager wants to call the police. The teacher refuses, asking only for the arrival of the parents. The teacher was now worried about the girl, what it would feel like to be taken away by the police (the parents will later confess that the girl has schizophrenia), the management will attack the teacher for not doing what she had to do : that is, report to the police. Yet, the teacher knows she made the most correct ethical choice, for her it was like that.
As you can see, from one dilemma another often arises, what matters most in the choice? The lesser evil? But, the lesser evil for whom? For me, only people matter.

Il nostro è un tempo costellato da scelte, scelte quotidiane che spesso si trasformano in veri e propri dilemmi ancor più complessi da risolvere in quanto gli uni collegati agli altri, poiché ogni scelta non è mai fine a se stessa, ma apre scenari talvolta persino contraddittori.
Questo del “dilemma” è un tema che mi intriga molto, vuoi come conseguenza della lettura dell’interessante libro del Prof. Claudio Tugnoli, Filosofia del dilemma, ( Mimesis, 2019) di cui ho discusso in precedenza su questo blog nella sezione “Review” e che fortemente suggerisco di leggere, ma vuoi anche perché è pur vero che nel quotidiano facciamo esperienza del dilemma dimostrando che la filosofia non è astrazione dalla vita, ma è la vita che si racconta e racconta di noi a noi stessi.
In questi ultimi giorni un po’ stressanti mi sta capitando spesso di ripensare a tanti episodi della mia vita personale e lavorativa, rivedo e ricostruisco emozioni e sensazioni, ma valuto anche quanto scelte diverse avrebbero portato a conseguenze diverse e a quanto delle scelte fatte il fulcro non sia stato il bene per sé ma il bene per l’altro Forse che è questa la risposta etica a leggi morali di comune gestione? Non lo so, ma so che dinanzi a un dilemma non può essere l’egoismo individuale a dettare la regola del gioco di scegliere, altrimenti non solo si entrerebbe in contrasto con la scelta etica di base, ma lo si sarebbe anche con la moltitudine di scelte consequenziali che, talvolta, vanno persino a proprio discapito. Eppure, nel momento esatto in cui ci si deve chiedere e senza possibilità di rimandare “che cosa sia giusto fare?”, qual è nella persona umana la scelta prevalente? È possibile che la scelta dinanzi a un primo dilemma apra un nuovo dilemma? Mi hanno detto che bisogna essere coerenti, lo so bene, ma coerenti verso che cosa? Io scelgo sempre la persona.
Faccio un esempio che mi è capitato davvero e che più nello specifico narro nel nuovo romanzo che ho quasi completato di scrivere.
Un’insegnante, amata e rispettata, severa ma coerente, cordiale e rispettosa si trova nella situazione di dover fare delle scelte “a ripetizione” senza avere il tempo di pensare. Che cosa deve tenere presente? Diciamo che questa insegnante scopre una sua alunna con un coltello con cui voleva segnarsi i polsi nel bagno della scuola e cerca di sottrarre l’arma con la calma del dialogo e la presenza del corpo. L’arrivo imprevisto di un segretario un po’ distratto che non si rende conto della gravità della situazione fa sì che la ragazza fugga in classe con la sua arma. Che cosa era giusto fare? L’insegnante urla al segretario di chiedere aiuto, ma intanto rincorre la ragazza, l’afferra e la tiene fuori dalla classe. Era giusto evitare danni ai ragazzi e al docente in aula, questa la scelta. Ora si pone il nuovo dilemma. La ragazza è agitata, l’insegnante spalanca la porta urlando “come ti sei permessa” (come se l’insegnante non facesse altro che entrare nelle aule in quel modo, un po’ di intelligenza e meno amor proprio ferito gli avrebbero consentito di capire che c’era un problema, ma questo sarebbe un altro discorso), nel corridoio comincia a esserci il movimento di curiosi, l’insegnante sceglie di portare la ragazza in un’aula vuota e continua con lo sguardo a chiedere aiuto al famoso segretario che, finalmente, corre a chiamare il Dirigente. Nel frattempo, però, nell’aula, la ragazza punta il coltello contro l’insegnante che ha ben poco tempo per decidere come risolvere il nuovo dilemma e sceglie di dare uno schiaffo alla mano con il coltello che cade e che l’insegnante spinge lontano con i piedi mentre abbraccia la ragazza in lacrime. Da fuori solo silenzio, l’aiuto sperato non arriva. L’insegnante e la ragazza escono dall’aula e il Preside le scorta in Presidenza… naturalmente, immagino, tutto il vociare nel corridoio di coloro che narrano la storia senza conoscerla. Sono forse finiti i dilemmi? No. Nel primo, salvare i ragazzi anche se c’è chi ti ha preso per pazza, nel secondo evitare che quel coltello faccia danni irreparabili, ma c’è ancora un altro dilemma: la ragazza. Il Dirigente vuole chiamare la polizia. L’insegnante rifiuta chiedendo solo l’arrivo dei genitori. L’insegnante era ora preoccupata per la ragazza, di che cosa avrebbe provato a essere portata via dalla polizia (i genitori confesseranno, poi, che la ragazza è affetta da schizofrenia), la Dirigenza attaccherà l’insegnante per non aver fatto quello che doveva: cioè, denunciare alla polizia. Eppure, l’insegnante sa di aver fatto la scelta etica più corretta, per lei è stato così.
Come si vede, da un dilemma ne nasce spesso un altro, cosa conta di più nella scelta? Il male minore? Ma, il male minore per chi? Per me contano solo le persone.

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