No Victim Is by Chance

A brief history of anxiety.
An evening like many in this period of “Campania in the Red Zone”. The television on the news, the setting up of a normal dinner, the latest “smart working” phone calls … in short, normalcy. Then, sirens run on the street and immediately the thought goes to some family that, poor thing, is coping with the Covid problem at the forefront. Incredible already this! It does not even come close to the fact that that First Aid can be other diseases or ailments that affect the life of each and every one in everyday life. Then, the local news announces the extraordinary news of a shooting with a victim some street from my house. Anxiety takes me, I do the mental calculation of where are my sons who often go for a run in the evening, no, luckily everyone at home, even this time they were not involved in something that does not belong to them, even for this time they are safe. It was not yet known what had happened, but the first rumors have begun to circulate, on the other hand, in that area, a street shooting has not much reason to exist except for a settling of scores. I don’t care what happened, I just care that they weren’t innocent involved. I even find myself thanking the generalized Covid closure for the relatively low number of people who were on the street, this Covid for once savior of those who could have been, by chance, to receive blows or, in any case, to suffer the terror of a such direct straight aggression. Because, you see, the signs remain in the innocent. I feel calmer, but I’m not serene, you can’t live with the terror that something like this might see your loved one or even yourself involved “by chance”; you cannot think about your daily life and feel that you have made it one more day “by chance”. I think back to my own expression and it takes away a bit of serenity just having thought of it: “by chance”. If it happens to me, while I am on the street, that a rubble or a plant pot blown by the wind falls from a balcony, that can be a coincidence (unfortunate, but a coincidence), if I find myself involved in any accident that is not due to human neglect, that can be a case (unfortunate, of course, but still a case), but one cannot “by chance” be the victim of criminals who go around armed and shoot at their target without considering that those bullets can end their own course in the skin of those who passed by “not by chance”, but because they live there or because that is the seat of their work or because they left a shop to buy something or, again, because that is the place of a appointment with a friend or lover. These are not cases, and the many honest citizens cannot be victims of a case that is not a case but an objective organization of a criminal abuse. Those many citizens “by chance” become hostages of criminals who hide behind weapons and behind their bodies flaunting strength and power, but showing cowardice because those who use hostages to carry out their monstrous ritual are nothing but vulgar cowards who gratifies themselves of their abuse because they are so ignorant that they do not understand anything. I don’t care the whys and whys of their sneaky vendettas or demonstrations of power, decent people have nothing to do with their meanness and have the right not to be afraid of their own honesty.

Breve storia di ansia. Una serata come tante in questo periodo di “Campania in Zona Rossa”. La televisione accesa sul telegiornale, l’imbastire una cena normale, le ultime telefonate di “smart working”… insomma la normalità. Poi, sirene spiegate per strada e subito il pensiero corre a qualche famiglia che, poverina, sta affrontando in prima linea il problema Covid. Incredibile già questo! Neanche sfiora che quel Pronto Soccorso possa essere per le tante altre malattie o malanni che nel quotidiano colpiscono la vita di tutti e ciascuno. Poi, il telegiornale locale annuncia la notizia straordinaria di una sparatoria con vittima a qualche strada da casa mia. L’ansia mi prende, faccio il calcolo mentale di dove siano i figli che, spesso, vanno a correre la sera, no, per fortuna tutti a casa, anche per questa volta non sono rimasti coinvolti in qualcosa che non gli appartiene, anche per questa volta sono salvi. Non si sapeva ancora che cosa fosse accaduto, ma le prime voci hanno cominciato a circolare, d’altra parte, in quella zona, una sparatoria per strada non ha molta ragione di esistere se non per un regolamento di conti. Non mi importa che cosa sia successo, mi importa solo che non siano rimasti coinvolti innocenti. Mi ritrovo persino a ringraziare la chiusura generalizzata Covid per il numero relativamente basso di persone che si trovavano per strada, questo Covid per una volta salvatore di chi avrebbe potuto trovarsi, per caso, a ricevere colpi o, comunque, a subire il terrore di una tale aggressione etero diretta. Perché, vedete, i segni restano negli innocenti. Mi sento più tranquilla, ma non sono serena, non si può vivere col terrore che qualcosa del genere possa vedere “per caso” coinvolto chi ami o persino te stessa; non si può pensare al proprio quotidiano e sentire di avercela fatta un giorno di più “per caso”. Ripenso alla mia stessa espressione e mi toglie un po’ di serenità il solo averla pensata: “per caso”. Se mi capita, mentre sono per strada, che da un balcone cada un calcinaccio o un vaso di pianta spinto dal vento, quello può essere un caso (sfortunato, ma un caso), se mi trovo coinvolta in un incidente qualsiasi che non sia dovuto all’incuria umana, quello può essere un caso (sfortunato, certo, ma comunque un caso), ma non si può essere “per caso” vittime di criminali che vanno in giro armati e sparano al proprio obiettivo senza considerare che quelle pallottole possono terminare il proprio corso nella pelle di chi passava di lì “non per caso”, ma perché abita lì o perché quella è la sede del proprio lavoro o perché è uscito da un negozio per comprare qualcosa o, ancora, perché quello è il luogo di un appuntamento con un amico o con l’innamorato. Questi non sono casi, e i tanti cittadini onesti non possono essere vittime di un caso che non è un caso ma oggettiva organizzazione di un sopruso criminale. Quei tanti cittadini “per caso” diventano ostaggio dei criminali che si nascondono dietro le armi e dietro i loro corpi ostentando forza e potere, ma dimostrando viltà poiché chi si serve di ostaggi per compiere il proprio mostruoso rituale non è che un volgare vigliacco che si gratifica del suo sopruso poiché è talmente ignorante da non capire niente. Non mi interessa il perché e il per come delle loro subdole vendette o dimostrazioni di potere, le persone perbene non c’entrano niente nelle loro meschinità e hanno il diritto di non avere paura della propria onestà.

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