The Eyes We Use

The eyes we use to look at things are not always pure and sincere eyes, often, in fact, our gaze is deformed by what we believe to be the most performing and significant in the majority sense. This happens for things, but even if the object of our gaze is people, indeed, even more.
In fact, in the way of looking at people, very often our eyes are diverted not so much by the shape or expression of what is in front of them, but by the preconception and prejudice that, well before people come to the scrutiny of our look, they had time to form and strengthen.
There is almost fear of looking at people and things for the first time, or, better, to be the first to do so, since, consciously or not, we know that our gaze can influence what comes next. Do we want to be responsible for our looks? And, above all, do we have the courage? Do we want to define what appears to our eyes without the prejudice and fear of what others might think about it? And, above all, do we have the honesty? I don’t know, but I doubt it.
Sometimes we seem oppressed by the opportunity to have a clean and sincere look, as if choosing even the only way of looking at people or things can become the sign of our inclusion or exclusion from something that we “categorically” consider ourselves to be. having to be part … not because we believe in it, but because “one must” be part of it, that is, one “must” be part of it to count for something in the hostile present time.
Deceptive and ephemeral is this gaze that does not seek truth and freedom, but copies the draft of oneself which is nothing more than the copy of someone else’s copy who in turn has copied the copy of someone else’s copy again and so on. .
Where is the genuineness, transparency, originality, authenticity of a human being who places himself in front of the truth that is presented to him and knows how to recognize it, choose it or disagree on the basis of a clear look that is a guarantee of truth and freedom?
The eyes we use are the dimension and measure of the space of truth and justice that we have been able to make perfectly authentic or not, but they are also the form of our own freedom that cannot be expressed in the silence that engulfs everything, but is expressed only in freedom. that creates everything.

Gli occhi che usiamo per guardare le cose non sono sempre occhi puri e sinceri, spesso, infatti, il nostro sguardo è deformato da quello che crediamo essere in senso maggioritario il più performante e significativo. Questo accade per le cose, ma anche se oggetto del nostro sguardo sono le persone, anzi, persino di più.
Difatti, nel modo di guardare le persone, molto spesso i nostri occhi sono deviati non tanto dalla forma o dall’espressione di ciò che gli si para dinanzi, ma dal preconcetto e dal pregiudizio che, ben prima che le persone arrivino al vaglio del nostro sguardo, hanno avuto il tempo di formarsi e rafforzarsi.
C’è quasi timore a guardare le persone e le cose per la prima volta, o, meglio, a essere i primi a farlo, poiché, consapevolmente o meno, sappiamo che quel nostro sguardo potrà influenzare quello che verrà dopo. Abbiamo voglia di essere responsabili dei nostri sguardi? E, soprattutto, ne abbiamo il coraggio? Abbiamo voglia di definire ciò che appare ai nostri occhi senza il pregiudizio e il timore di ciò che altri possano pensarne? E, soprattutto, ne abbiamo l’onestà? Non so, ma ne dubito.
Talvolta sembriamo oppressi dall’opportunità di avere uno sguardo pulito e sincero, come se scegliere anche il solo modo di come guardare alle persone o alle cose, possa diventare il segno della nostra inclusione o esclusione rispetto a qualcosa di cui “categoricamente” si considera di dover essere parte… non perché ci crediamo, ma perché “bisogna” esserne parte, cioè, si “deve” esserne parte per contare qualcosa nell’ostile tempo presente.
Ingannevole ed effimero è questo sguardo che non cerca verità e libertà, ma copia la brutta copia di se stessi che altro non è che la copia della copia di qualcun altro che a sua volta ha copiato la copia della copia di qualcun altro ancora e così via.
Dov’è la genuinità, la trasparenza, l’originalità, l’autenticità di un essere umano che si pone di fronte alla verità che gli si presenta e sa riconoscerla, sceglierla o dissentire in base a uno sguardo limpido che sia garanzia di verità e libertà?
Gli occhi che usiamo sono la dimensione e la misura dello spazio di verità e giustizia che abbiamo saputo rendere perfettamente autentico o meno, ma sono anche la forma della nostra stessa libertà che non può esprimersi nel silenzio che tutto fagocita, ma si esprime solo nella libertà che tutto crea.

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