Lucia Stefanelli Cervelli: Postea (Dopo di che…)

Non sono una poetessa, ma mi piace leggere poesie e confrontarmi con un modo di descrivere la vita che attraversa l’interiore quanto l’apparente e che, nell’esternare emozioni produce immagini incancellabili. Certo, mi inoltro nella lettura di poesie sempre in punta di piedi e con discrezione poiché mi capita di temere di interrompere bruscamente un dialogo con l’intimo che, talvolta scopro, diventa anche un dialogo con il mio intimo.
Questa è stata la mia esperienza di lettura della interessante silloge poetica “Postea (Dopo di che…)” (Terra d’ulivi edizioni, 2020) scritta dalla mano colta e dal cuore limpido di Lucia Stefanelli Cervelli, poetessa, scrittrice, saggista.
Il titolo, Postea, mi ha immediatamente colpito, in latino, sebbene subito tradotto nel sottotitolo; uno sfoggio di cultura? No, mi è sembrato di più il dare il senso di un “infinito remoto” da cui l’autrice intraprende un viaggio nella vita per giungere a un “presente infinito” la cui destinazione è innominabile, forse temibile, eppure assunta come un presente che si costruisce attimo dopo attimo nell’attesa paziente, a volte incerta, altra volta, insicura e devastante: la morte.
Eppure, leggendo i bei versi, mai si ha l’immagine della resa… in fondo, “postea”, dopo di che, non è che l’espressione di attesa e accoglienza di un destino che sebbene talvolta possa trovarci impreparati è comunque un finale che non possiamo non accogliere, anzi, è nell’accoglienza che esso diventa “oltre”, cioè prospettiva dinanzi alla quale non si è inermi, ma solo se stessi.
Ho amato molto anche la dedica che mi permetto di riproporre “A coloro che avvertono il transito del Tempo e ne sperano ancora Saggezza”, perché, se è vero che “l’oltre” è “attesa”, talvolta “noia” che attende di condensarsi “in un solo punto”, la fine, quella stessa noia è anche una noia attiva capace di ripercorrere i contorni del vissuto, ma anche di delinearne, in contrasto con l’inconsistenza del quotidiano, la “consistenza di un punto fermo” che è l’incontro con la storia dell’altro.
Rassegnazione, talvolta brutale, malinconia e sentimento di isolamento atraversano i versi delle poesie di questa raccolta; talvolta appare come se, in contrapposizione del tanto pieno di una vita vissuta all’insegna della ricerca, dello studio, del confronto con la vita degli altri, la propria anzianità sia solo costellata di vuoto. Eppure, chi ha vissuto tanto pieno, non può essere davvero colto e sorpreso dal vuoto, poiché vuoto e pieno, pieno e vuoto, sono compagni di viaggio che ci accompagnano nel corso dell’esistere abbrancandosi l’uno all’altro in un mutuo e reciproco abbraccio in grado di trascinare lo spazio dell’uno in quello dell’altro.
Il timore che nulla più serva per dare voce alla vita, è un timore legittimo, eppure la vita non si ferma, non è immobile e resta attiva e in ascolto fino all’ultimo istante: “Sarà che forse domani che forse un domani saremo“, scrive l’autrice, poiché non si smette di essere fedeli alla vita e caparbiamente percorrerla. “Non sono stata preda ho donato preventivando pure l’abbandono“, dice in un’altra poesia e conclude successivamente “non basta ancora che un passo ferito per avere il coraggio del gorgo“, poiché è questo coraggio e la sua consapevolezza che costruisce saggezza nel transitare il tempo.
Postea (Dopo di che…)” (Terra d’ulivi edizioni, 2020) di Lucia Stefanelli Cervelli, una silloge scritta con maturità di pensiero e di linguaggio, con intensità e passione che restano segni e tracce nel cuore del lettore. Ne suggerisco la lettura.

I am not a poet, but I like to read poems and deal with a way of describing life that crosses the interior as well as the apparent and which, in expressing emotions, produces indelible images. Of course, I go on reading poems always on tiptoe and with discretion because I happen to be afraid of abruptly interrupting a dialogue with the intimate which, sometimes I discover, also becomes a dialogue with my own intimate.
This was my experience in reading the interesting poetic collection “”Postea (Dopo di che…)” (Terra d’ulivi edizioni, 2020) written by the cultured hand and the clear heart of Lucia Stefanelli Cervelli, poetess, writer, essayist .
The title, Postea, immediately struck me, in Latin, although immediately translated into the subtitle; a display of culture? No, it seemed to me more to give the sense of a “remote infinity” from which the author embarks on a journey through life to reach an “infinite present” whose destination is unmentionable, perhaps fearful, yet assumed as a present that builds itself moment by moment in patient waiting, at times uncertain, at other times, insecure and devastating: death.
Yet, reading the beautiful verses, one never gets the image of surrender … after all, “postea”, after which, is nothing but the expression of expectation and acceptance of a destiny which, although it may sometimes find us unprepared, is nevertheless an ending that we cannot fail to welcome, indeed, it is in the welcome that it becomes “beyond”, that is, a perspective in front of which one is not helpless, but only oneself.
I also loved the dedication that I allow myself to repeat “To those who feel the passage of Time and still hope for Wisdom”, because, if it is true that “the beyond” is “waiting”, sometimes “boredom” that awaits condense “in a single point”, the end, but it is also an active boredom capable of retracing the contours of experience, but also of delineating, in contrast with the inconsistency of everyday life, the “consistency of a fixed point” which is the encounter with the story of the other.
Resignation, sometimes brutal, melancholy and a feeling of isolation cross the verses of the poems in this collection; sometimes it appears as if, in contrast to the fullness of a life lived under the banner of research, study, confrontation with the life of others, one’s anxiety is only studded with emptiness. Yet, those who have lived so full, cannot really be caught and surprised by emptiness, since empty and full, full and empty, are travel companions who accompany us in the course of existence by clasping each other in a mortgage and mutual embrace able to drag the space of one into that of the other.
The fear that nothing more is needed to give a voice to life is a legitimate fear, yet life does not stop, it is not immobile and remains active and listening until the last moment: “Maybe tomorrow, maybe tomorrow we will be” , since we do not stop being faithful to life and stubbornly pursue it. “I was not prey, I donated, even anticipating abandonment”, she says in another poem and concludes later “it is still not enough that a wounded step to have the courage of the whirlpool”, since it is this courage and its awareness that builds wisdom in passing time.
“”Postea (Dopo di che…)” (Terra d’ulivi edizioni, 2020) by Lucia Stefanelli Cervelli, a collection written with maturity of thought and language, with intensity and passion that leave signs and traces in the reader’s heart. I suggest it.

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