On the Way Back

On the way back, everything is different, richer, newer, more curious, more experienced. Each journey teaches, each journey is a gift, each journey is an opportunity to gather within oneself the voices and encounters that have studded it with small lights even in the dark, just like in that sky full of stars where it does not stand out whether it is the sky that supports the stars or the stars that support the sky.
This is how it is for every journey, pleasant or not pleasant, liberating or painful, because from every slope and every steep you learn to be.
My journey was a journey through pain, but, even in this condition, I had the opportunity to enjoy the encounters, the contrast between the encounters, the thin line between life and death, joy and pain, hope and resignation.
I saw the tears of those who suffered or were afraid, but I also saw the courage to fight to give themselves and those who love the joy of returning. I have seen “serial work”, dull, repetitive and cold of those who, too accustomed to diseases, forget that those evils do not belong to things but to people. I have seen the active but detached industriousness of those who try not to see, forgetting that if in their gaze the sufferer is only “a piece”, in the gaze of the sufferer they are cared for they are not robots assigned to one task instead of another, but live, real people, who are asked for the help of a smile.
I also saw attentive, kind and smiling operators who, in order to snatch a smile, showed a joy and a cheerfulness that was difficult to exhibit due to the weight and tiredness of work.
I saw the haste and the calm, the anticipation and the impatience, the rudeness and the kindness. I saw that I was able to practice kindness even in pain, to be able to go beyond my suffering to help that of those who, unable to embody patience, passed from frenzied mania to acid depression. I have seen that kindness obliges kindness even in the harshest types and that it becomes the possibility and the form of a dialogue that survives pain and recrimination.
Because life is like this, always stretched between extremes of which we and only we can choose to keep the edges together so that there are no lacerations.
I returned from a dismal journey in which I was able to give a little light and a smile to those around me. My journey still continues in this time, my life as fragile as time itself, unshakable the choice to love at any time.
On the way back I sing my hymn to life.

Sulla via del ritorno ogni cosa è diversa, è più ricca, più nuova, più curiosa, più esperta. Ogni viaggio insegna, ogni viaggio è un dono, ogni viaggio è un’occasione per raccogliere dentro di sé le voci e gli incontri che lo hanno costellato di piccole luci anche nell’oscurità, proprio come in quel cielo pieno di stelle dove non si distingue se sia il cielo a sostenere le stelle o le stelle a sostenere il cielo.
È così per ogni viaggio, piacevole o meno piacevole, liberatorio o doloroso, poichè da ogni china e da ogni erta si impara a essere.
Il mio viaggio è stato un viaggio nel dolore, ma, anche in questa condizione, ho avuto l’opportunità di godere degli incontri, del contrasto tra gli incontri, del confine sottile tra vita e morte, gioia e dolore, speranza e rassegnazione.
Ho visto le lacrime di chi soffriva o aveva paura, ma ho visto anche il coraggio di lottare per dare a se stessi e a chi si ama la gioia del ritorno. Ho visto “il lavoro seriale”, spento, ripetitivo e freddo di chi, troppo abituato alle malattie, dimentica che quei mali non appartengono alle cose ma alle persone. Ho visto l’operosità attiva ma distaccata di chi cerca di non vedere dimenticando che se nel loro sguardo chi soffre non è che “un pezzo”, nello sguardo di è accudito loro non sono robot adibiti a un compito invece che a un altro, ma persone vive, vere, da cui si chiede l’aiuto di un sorriso.
Ho visto anche operatori attenti, gentili e sorridenti che, pur di strappare un sorriso, mostravano una gioia e un’allegria difficile da esibire per il peso e la stanchezza del lavoro.
Ho visto la fretta e la calma, l’attesa e l’impazienza, la rudezza e la gentilezza. Ho visto di essere in grado di praticare gentilezza anche nel dolore, di essere capace di andare oltre la mia sofferenza per soccorrere quella di chi, incapace di incarnare pazienza, passava dalla smania forsennata alla depressione acida. Ho visto che gentilezza obbliga gentilezza anche nei tipi più aspri e che diviene la possibilità e la forma di un dialogo che sopravviva al dolore e alla recriminazione.
Poichè è così la vita, sempre tesa tra estremi di cui noi e solo noi possiamo scegliere di tenere insieme i lembi affinché non si producano lacerazioni.
Sono tornata da un lugubre viaggio nel quale ho potuto donare un po’ di luce e un sorriso a chi mi era accanto. Il mio viaggio continua ancora in questo tempo, fragile la mia vita come il tempo stesso, irremovibile la scelta di amare in qualsiasi tempo.
Sulla via del ritorno canto il mio inno alla vita.

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