The More They Scream the More I Perceive the Silence

Yes, the more they scream the more I perceive the silence, because those clumsy and meaningless screams that overlap one another not as a sign of suffering or denunciation, but for the sole pleasure of being heard and overlapping with others, they are not voices but misfortunes, they are not paths but landslides. Silence, then, contains a stronger and stronger meaning, it must be its voice as the voice of dissent against any verbal or non-verbal aggression that wants to scare human beings and make them similar to tender goats following a promised carrot … yes, only promise, because whoever offers it never really gives it. The word in the mouth of too many has lost its sacredness, not spirituality but sacredness, the power, that is, to tell the truth, to soothe the wounds, to be the voice of the silence of those who have no more words to tell their tears. The word becomes prevarication and inner disruption without it heals and builds bonds. The word is exploited and abused as much and more than the people who suffer the rancid taste of those who scream without thinking, without understanding, without seeking. The word is mystified and modified according to the interests of most people and is used to earn not to give. The word is betrayed by the alleged culture of those who use it without understanding its value. For all this and more we have betrayed the sacredness of the word. There is a void in the noise that not even silence can fill. It is a void of meaning that stuns and confuses, that makes us run like poor guinea pigs in the wheel of torture that tortures us and makes us lose all direction. Where are we? Where are we really? Where all our great science and energy without consciousness and awareness? The human being does not deserve the screams of foolish prodigals only towards themselves, the human being needs a possibility of meaning and must give it to himself. I aspire to a fragile and composed silence where people are brought back to their essence and where, despite and thanks to their fragility, they restore meaning to the sound of their own voice.

Sì, più urlano più io percepisco il silenzio, perché quelle urla sgraziate e senza senso che si sovrappongono le une alle altre non come segno di sofferenza o denuncia, ma per il solo gusto di farsi sentire e sovrapporsi agli altri, non sono voci ma disgrazie, non sono percorsi ma frane.
Il silenzio, allora, racchiude un significato più forte e più forte deve essere la sua voce come la voce del dissenso contro ogni aggressione verbale o non verbale che vuole spaventare gli esseri umani e renderli simili a tenere caprette che seguono una carota promessa… sì, solo promessa, perché mai chi la porge la offre davvero.
La parola nella bocca di troppi ha perso la sua sacralità, non spiritualità ma sacralità, il potere, cioè, di dire il vero, di lenire le ferite, di farsi voce del silenzio di chi non ha più parole per raccontare le sue lacrime. La parola diventa prevaricazione e scombussolamento interiore senza che sani e costruisca legami. La parola è sfruttata e abusata quanto e di più delle persone che ne subiscono il rancido sapore da chi urla senza pensare, senza capire, senza cercare. La parola è mistificata e modificata secondo gli interessi dei più e viene usata per guadagnare non per donare. La parola è tradita dalla presunta cultura di chi la usa senza comprenderne il valore. Per tutto questo e anche di più abbiamo tradito la sacralità della parola.
C’è un vuoto nel rumore che neanche il silenzio può riempire. È un vuoto di significato che stordisce e confonde, che ci fa correre come povere cavie nella ruota della tortura che ci tortura e ci fa perdere ogni direzione.
Dove siamo noi? Dove siamo davvero? Dove tutta la nostra grande scienza ed energia senza coscienza e consapevolezza? L’essere umano non merita le urla degli stolti prodighi solo verso se stessi, l’essere umano ha bisogno di una possibilità di senso e deve darsela. Ambisco al silenzio fragile e composto dove le persone sono ricondotte alla loro essenza e dove, nonostante e grazie alla propria fragilità, restituiscono un significato al suono della propria voce.

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