Freedom of Speech

Well, we are a little confused about freedom of speech. Everyone can and must certainly express his or her opinion, but no one should concept it with reproach and contempt. In short, there is an ethic of the word as of freedom that begins with respect and continues with the intelligence and courage of ideas that are never expressed in personal or suggested violence. When aggression, even if only verbal, replaces or interferes with communication, when it is used to offend and instigate against someone, when it is made a mess of it to denigrate and indicate a possible target as an enemy, in all these and other cases we are no more speaking of freedom of speech, but of an ambiguous use both of word and freedom. In reality, we are doing propaganda and, as you know, propaganda is not always used to highlight the best characteristics of something or someone, but to hide its defects by deceiving that there is no existence or, even, that they are not vices but virtues. Propaganda, in fact, invents the enemy towards whom it manipulates a feeling of fear until it desires and suggests its destruction in thoughts and / or facts. What does propaganda mean? It means “to propagate” (from the Latin pro = avanti + pagare =da pàgere legare, consolidare), that is, multiply by way of reproduction. What to propagate (= multiply)? The widespread consent rather than the affirmation of the truth. How? Through the mass media that do not always act in a conscious and responsible manner, themselves hooked by the need to make themselves visible and attractive. Indeed, propaganda has two essential functions: cohesive function (creating well-being, promoting friendship, fostering cooperation) which results in the conviction that the other is dangerous; dissensual function (creating apathy, discord, promoting dissent), which translates into hating the other as different. Essential components of propaganda are: expressiveness (emotions, simplifications), dynamics of categories (internal focus and external focus), strategic levers (just cause, fear, repression), content (security / rights, needs of the homeland, identity, emotional ties) . Ultimately, the propaganda emphasizes a struggle between good and evil without half measures. It is interesting to note that the content of the propaganda uses symbols that involve the mass making it feel like a single body following a leader against an enemy actually invented, but believed to be real. This is possible because propaganda uses a strong emotional emphasis that leverages on basic feelings and emotions. Furthermore, it is expressed through a simplified language thanks to which each proposal becomes iconic, symbolic, and is always easily identifiable. As if that weren’t enough, propaganda makes use of an omnipresent reiteration, repetition, systematic and even obsessive of elementary slogans and concepts that are always easily recognizable. Propaganda establishes an internal focus, that is, the definition of its own faction, and an external focus in which it includes another faction characterized not only as being completely opposite to itself, but with all the characteristics that foment opposition and hatred. The other, therefore, is the enemy. The existence of the enemy generates insecurity on the one hand, and on the other the need to find a leader, a hero, capable of motivating and leading the mass against the enemy. Finally, to support the acquired consensus, it is necessary to make a show of himself by the alleged hero and the creation of a scapegoat on which to discharge the indignation and self-generated anger and equally self-justified with apparent victimhood to make the enemy effectively such. Well, looking around, I see several situations of this kind. we must not close our eyes, but, above all, we must give things and situations their real name. Freedom of speech and propaganda, for example, are not the same thing.

Eppure, facciamo un po’ di confusione sulla libertà di parola. Ciascuno può e deve certamente esprimere la propria opinione, ma nessuno dovrebbe condirla con il vituperio e il vilipendio. Insomma, c’è un’etica della parola come della libertà che comincia con il rispetto e prosegue con l’intelligenza e il coraggio delle idee che non si esprimono mai nella violenza personale o suggerita.

Quando l’aggressività anche solo verbale si sostituisce o interferisce con la comunicazione, quando essa è usata per offendere e istigare contro qualcuno, quando di essa si fa scempio per denigrare e indicare un possibile obiettivo come nemico, in tutti questi e altri casi non stiamo più parlando di libertà di parola, ma di un uso ambiguo e della parola e della libertà. In realtà, stiamo facendo propaganda e, si sa, la propaganda non serve sempre per evidenziare le caratteristiche migliori di qualcosa o di qualcuno, ma per nasconderne i difetti illudendo che non esistenza o, persino, che non siano vizi ma virtù.

La propaganda, infatti, inventa il nemico verso cui manipola un sentimento di paura fino a desiderarne e suggerirne nei pensieri e/o nei fatti la distruzione. Che cosa significa propaganda? Significa “propagare” (dal latino pro = avanti + pagare =da pàgere legare, consolidare), cioè, moltiplicare per via di riproduzione.

Che cosa propagare (=moltiplicare)? Il consenso diffuso piuttosto che l’affermazione della verità. Come? Attraverso i mezzi di comunicazione di massa che non sempre agiscono in maniera consapevole e responsabile essi stessi accalappiati dall’ necessità di rendersi visibili e appetibili.

La propaganda ha, difatti, due funzioni essenziali:

  • funzione coesiva (creare benessere, promuovere amicizia, favorire la cooperazione) che si traduce nel convicere che l’altro è pericoloso;
  • funzione dissensuale (creare apatia, discordia, promuovere il dissenso), che si traduce nell’odiare l’altro in quanto diverso.

Componenti essenziali della propaganda sono: espressività (emozioni, semplificazioni), dinamiche di categorie (focus interno e focus esterno), leve strategiche (giusta causa, paura, rimozione), contenuto (sicurezza/diritti, esigenze della patria, identità, legami affettivi). In definitiva, la propaganda sottolinea una lotta tra bene e il male senza mezze misure.

Interessante notare che il contenuto della propaganda si serve di simboli che coinvolgano la massa facendola sentire come un corpo unico che segue un leader contro un nemico in realtà inventato, ma creduto reale. Questo è possibile perché la propaganda si serve di una forte enfasi emozionale che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni basilari. Inoltre, si esprime attraverso un linguaggio semplificato grazie al quale ogni proposta diviene iconica, simbolica, ed è sempre facilmente identificabile.

Come se non bastasse, la propaganda si serve di una onnipresente reiterazione, ripetizione, sistematica e persino ossessiva di slogan e concetti elementari sempre facilmente riconoscibili. La propaganda stabilisce un focus interno, cioè la definizione della propria fazione, e un focus esterno nel quale include un’altra fazione caratterizzata non solo come del tutto opposta a sé, ma con tutte le caratteristiche che fomentino la contrapposizione e l’odio.

L’altro, quindi, è il nemico. L’esistenza del nemico genera insicurezza da una parte, e dall’altra la necessità di trovare un leader, un eroe, in grado di motivare e guidare la massa contro il nemico. Infine, per sostenere il consenso acquisito, è necessaria la spettacolarizzazione di sé da parte del presunto eroe e la creazione di un capro espiatorio sul quale scaricare l’indignazione e la rabbia auto generata e altrettanto auto giustificata con apparente vittimismo per rendere il nemico effettivamente tale.

Ecco, guardandomi attorno, vedo diverse situazioni di questo genere. non bisogna chiudere gli occhi, ma, soprattutto, bisogna dare alle cose e alle situazioni il loro vero nome. Libertà di parola e propaganda, per esempio, non sono la stessa cosa.

 

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