Vito Mancuso: I quattro maestri

Il libro di Vito Mancuso, I quattro maestri (Garzanti, 2020) è un libro di non troppo difficile lettura sebbene i riferimenti passino dal filosofico al teologico al sociale, eppure è un libro che lascia con la sensazione che qualcosa sfugga alla percezione del lettore. È come se, dopo aver letto e riordinato il pensiero attorno alle quattro figure dei maestri (nell’ordine di argomentazione Socrate, Buddha, Confucio, Gesù) non fosse possibile comprendere pienamente dove l’autore voglia condurre il lettore, neanche nell’ultimo capitolo, Il quinto maestro, che, mi aspettavo potesse stimolare il valore della ricerca di quel maestro interiore che non supera, ma affianca i grandi maestri come anche quelli più piccoli che ciascuno nella propria vita deve consentirsi di incontrare.

Una sospensione voluta, forse, ma una narrazione sociale che spezza, a mio umile giudizio, proprio quel legame tra maestro e discente la cui importanza, fin dal principio, l’autore vuole sottolineare. Così, la ricerca dell’umano nell’umano, sembra perdere i connotati di una ricerca integrale e integra della persona per trasformarsi in definizione approssimativa di rapporti occasionali ed eruditi che abbandonano la realtà del quotidiano spesso complessa e unidirezionale.

Ciascuna delle quattro figure è analizzata in diversi suoi aspetti e con cura dei particolari da fonti credibili, il che è un pregio, ma mi è parso limitante dare una definizione unica di figure complesse come quelle presentate. Così, Socrate rappresenta l’educatore poiché è in grado di unire virtù e anima; Buddha è il medico, poiché, lottando contro la sofferenza sul piano etico, contemplativo, conoscitivo, ha l’unico obiettivo di eliminare il dolore; Confucio è il politico, poiché aveva a cuore il bene comune; Gesù è il profeta poiché annuncia un mondo di là da venire. Il capitolo sul quinto maestro, cioè l’umano che dovremmo diventare, è un tentativo di mettere insieme queste caratteristiche affinché si comprenda l’umano e come vivere.

Eppure, l’umano è molto più di questo, è molto più contraddittorio e confuso. Eppure, la ricerca escatologica quanto quella teologica o quella sociale, si scontrano con una realtà in cui gli stessi capisaldi proposti dall’autore si scontrano con i loro uguali ma contrari. L’educazione, per esempio, spesso non è più formazione ma competenza; o anche la cura non è più cura della comunità ma cura che si adegui ai bisogni individuali; la politica non ha più idee e mira all’esibizione dell’io; la profezia, infine, si trasforma in distopia e negativizza la capacità umana di riscoprire occasioni di scambio e confronto.

Abbiamo ancora bisogno di maestri per vivere? Certo, ma questi dovrebbero essere buoni maestri, maestri del presente, maestri che non si pongono a distanza ma accanto, maestri che sappiano trasmettere il valore della morale quanto dell’etica e che, soprattutto, siano testimoni. Il maestro che davvero comprende l’umano nell’umano è quel maestro che mentre insegna impara, è quel maestro che genera libertà e ricerca.

Vito Mancuso, I quattro maestri (Garzanti, 2020), certamente un libro che fa pensare e scegliere la propria via, anche se contrastante con quella dell’autore o contrastante almeno in parte. Forse questo è un buon risultato.

Vito Mancuso’s book, I quattro maestri (Garzanti, 2020) is a book that is not too difficult to read although the references go from philosophical to theological to social, yet it is a book that leaves you with the feeling that something escapes the perception of the reader. It is as if, after having read and rearranged the thought around the four figures of the masters (in the order of argument Socrates, Buddha, Confucius, Jesus) it was not possible to fully understand where the author wants to lead the reader, not even in the last chapter, Il quinto maestro, who, I expected could stimulate the value of the search for that inner teacher who does not overcome, but supports the great masters as well as the smaller ones that each in his own life must allow himself to meet. A deliberate suspension, perhaps, but a social narrative that breaks, in my humble opinion, precisely that bond between teacher and learner whose importance, from the beginning, the author wants to emphasize. Thus, the search for the human in the human seems to lose the connotations of an integral and integral search for the person to become an approximate definition of occasional and erudite relationships that abandon the often complex one-way everyday reality. Each of the four figures is analyzed in different aspects and with attention to detail from credible sources, which is a merit, but it seemed limiting to me to give a single definition of complex figures such as those presented. Thus, Socrates represents the educator because he is able to unite virtue and soul; Buddha is the doctor, since, fighting against suffering on an ethical, contemplative, cognitive level, he has the only goal of eliminating pain; Confucius is the politician, since a had the common good at heart; Jesus is the prophet as he announces a world to come. The chapter on the fifth teacher, that is, the human we should become, is an attempt to put these characteristics together so that we understand the human and how to live. Yet, the human is much more than that, it is much more contradictory and confusing. Yet, eschatological research as much as theological or social one collides with a reality in which the same cornerstones proposed by the author collide with their equals but opposites. Education, for example, is often no longer training but competence; or even care is no longer care of the community but care that adapts to individual needs; politics no longer has ideas and aims at exhibiting the ego; finally, prophecy turns into dystopia and negativizes the human capacity to rediscover opportunities for exchange and comparison. Do we still need teachers to live? Of course, but these should be good teachers, masters of the present, masters who do not stand at a distance but alongside, masters who know how to convey the value of morality as much as ethics and who, above all, are witnesses. The teacher who truly understands the human in the human is that teacher who while he teaches, learns, is that teacher who generates freedom and research. Vito Mancuso, I quattro maestri (Garzanti, 2020) certainly a book that makes you think and choose your own path, even if it is in contrast with that of the author or at least in part in contrast. Perhaps this is a good result.

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