Intellect and Reason

How beautiful this Kantian image of the difference between intellect and reason. The intellect generates knowledge, reason generates meaning. This explains what happens to us, we now have a great intellect, but we do not know how to use reason, it means that we have a great knowledge, but it does not make us able (capable of) to give meaning to existence and life. What happens between intellect and reason? What fragment stands between the two to prevent knowledge from becoming meaning? Perhaps, and I mean perhaps, there is the choice, the choice to live for oneself or, on the contrary, the choice of freedom that induces towards others and which consequently gives meaning to everything. I know, even choosing for oneself is a choice, but a choice that closes on the individual is never freedom since freedom exists when the other exists and his freedom too. Freedom is not based on being “free of”, but on being “free from”; freedom is dialogue and confrontation, only giving meaning to things allows us to perceive this fragment of freedom that is nourished together with the freedom of the other, otherwise we remain prisoners of an intellect that does not expose knowledge to dialogue and does not mature it, but deprives it of the breath of life and the heartbeat of sharing.

Che bella questa immagine kantiana della differenza tra intelletto e ragione. L’intelletto genera conoscenza, la ragione genera significato. Questo spiega quello che ci accade, abbiamo ormai un grande intelletto, ma non sappiamo usare la ragione, significa che abbiamo una grande conoscenza, ma essa non ci rende abili (capaci di) a dare significato all’esistenza e alla vita. Che cosa accade tra intelletto e ragione? Quale frammento si frappone tra i due a impedire che la conoscenza diventi significato? Forse, e dico forse, c’è la scelta, la scelta di vivere per se stessi o, al contrario, la scelta di libertà che induce verso gli altri e che dà, di conseguenza, un significato a ogni cosa. Lo so, anche scegliere per sé è una scelta, ma una scelta che chiude sull’individuo non è mai libertà poiché la libertà esiste quando esiste l’altro e la sua libertà. La libertà non si fonda sull’essere “libero di”, ma sull’essere “libero da”; la libertà è dialogo e confronto, solo dare significato alle cose consente di percepire questo frammento di libertà che si alimenta insieme alla libertà dell’altro, altrimenti si resta prigionieri di un intelletto che non espone al dialogo la conoscenza e non la matura, la priva del respiro della vita e del battito della condivisione.

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