In Praise of Raffaele Arcella: a Good and Wise Man

Ho ricevuto oggi una notizia che mi ha rattristato molto, la morte di Raffaele Arcella, avvocato. Proprio in questi giorni in cui si celebra la Memoria, lui se ne è andato lasciandomi il ricordo bellissimo di una serata trascorsa a scuola insieme ai miei studenti, i loro genitori , Alberta Levi Temin (che pure ci ha lasciati nel 2016) , tutti insieme ad ascoltare dalle loro voci una lezione di Storia che insegna dignità.

Il racconto di Raffaele Arcella è parallelo a quello dei sopravvissuti alla Shoah, ma dal punto di vista di un militare italiano che si oppose al regime fascista e per questo fu prigioniero in Germania e in Polonia. Il suo racconto, insieme a quello di Alberta Levi Temin, completò il racconto dell’odio feroce che si scagliò contro l’umanità in una delle epoche più tristi del nostro tempo.

Raffaele Arcella, a 23 anni, fu uno dei 650.000 militari italiani fatti prigionieri dagli ex alleati dopo l’8 settembre 1943. Avrebbe potuto ritornare in Italia nelle file della RSI oppure in quelle dell’esercito tedesco, ma rifiutò di assoggettarsi al regime e fu internato nei lager in Germania e in Polonia rischiando ogni giorno umiliazioni, torture e la morte. Una scelta etica, una scelta d’onore.

Ricordo il suo racconto come se lo narrasse in questo istante: le pietre costretti a portare a mani nude lungo percorsi impervi e sempre controllati, la fame, le percosse… Eppure, Raffaele Arcella, nonostante il dolore personale, si commuoveva per il dolore degli altri, dei compagni come degli altri deportati, tutti guardava e cercava di soccorrore come poteva, poiché tutti erano uniti da una sofferenza cui solo la dignità profonda poteva non far soccombere.

Ricordo la dignità, talvolta persino l’ironia nel narrare gli episodi più tristi vissuti in prima persona o osservati sulla pelle di coloro che dividevano il suo stesso destino. La sua era quell’ironia garbata che si porge con gli occhi pieni di lacrime e le labbra inclinate verso il basso, ma sempre cercando di dare una parola di speranza e di incoraggiamento a tutti quei ragazzi che, in platea, lo ascoltavano muti, altrettanto commossi. Bisognava educarli alla banalità del male, ma incitarli al bene, questa la sua piùprofonda convinzione.

Io ero accanto a lui sul palco, tra Raffaele Arcella e Alberta Levi Temin; mi sentivo protetta da quei due colossi della testimonianza e come una bimba che entrambi prendevano per mano affinché imparassi a camminare ed essere pronta a guidare i ragazzi verso la conoscenza e la coscienza, il coraggio della verità e della giustizia, il discernimento tra bene e male.

Oggi, anche Raffaele Arcella mi ha lasciato, ci ha lasciati e, sebbene nel cuore resti tutto ciò che mi ha insegnato, provo anche l’ingombro di uno spazio troppo vuoto, la sensazione di aver perso qualcosa di molto importante. Si tratta di uno spazio che posso riempire solo con l’impegno a continuare a essere fedele all’insegnamento del suo coraggio ogni giorno nel quotidiano, nel pensiero come nelle parole. Un insegnamento che, di certo, è un balsamo d’amore per tutti.

La saluto con un sorriso, avvocato Arcella, lo stesso suo sorriso mite e coraggioso, ironico e coinvolgente e sono certa che saprà leggervi la stima che provo e il ringraziamento per l’onore di averla così amichevolmente incontrata.

Today I received news that saddened me a lot, the death of Raffaele Arcella, a lawyer. Precisely in these days in which the Memory is celebrated, he left, leaving me with the beautiful memory of an evening spent at school with my students, their parents, Alberta Levi Temin (who also left us in 2016), all together to hear from their voices a history lesson that teaches dignity. Raffaele Arcella’s story is parallel to that of the survivors of the Shoah, but from the point of view of an Italian soldier who opposed the fascist regime and was therefore a prisoner in Germany and Poland. The story of him, together with that of Alberta Levi Temin, completed the story of the ferocious hatred that was launched against humanity in one of the saddest times of our time. Raffaele Arcella, at 23, was one of the 650,000 Italian soldiers taken prisoner by former allies after 8 September 1943. He could have returned to Italy in the ranks of the RSI or in the German army, but he refused to submit to the regime and was interned in concentration camps in Germany and Poland risking humiliation, torture and death every day. An ethical choice, a choice of honor. I remember his story as if he were narrating it in this instant: the stones forced to carry with bare hands along impervious and always controlled paths, the hunger, the beatings … Yet, Raffaele Arcella, despite the personal pain, was moved by the pain of the others, of the companions as of the other deportees, all looked and tried to help as best he could, since all were united by a suffering which only deep dignity could not succumb. I remember the dignity, sometimes even the irony in narrating the saddest episodes experienced in first person or observed on the skin of those who shared his own destiny. His was that polite irony that he offers with his eyes full of tears and his lips inclined downwards, but always trying to give a word of hope and encouragement to all those boys who, in the audience, listened to him in silence, equally moved. It was necessary to educate them in the banality of evil, but to incite them to good, this was his deepest conviction. I was next to him on the stage, between Raffaele Arcella and Alberta Levi Temin; I felt protected by those two giants of witness and like a child that they both took by the hand so that I could learn to walk and be ready to guide the children towards knowledge and conscience, the courage of truth and justice, the discernment between good and evil . Today, Raffaele Arcella has also left me, has left us and, although everything he taught me remains in my heart, I also feel the encumbrance of a space that is too empty, the feeling of having lost something very important. It is a space that I can fill only with the commitment to continue to be faithful to the teaching of his courage every day in everyday life, in thought as in words. A teaching that, of course, is a balm of love for everyone. I greet you with a smile, Avvocato Arcella, your same gentle and courageous, ironic and engaging smile and I am sure you will know how to read the esteem I feel and the thanks for the honor of having met you so friendly.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.