J. M. Coetzee and A. Kurtz: La buona storia

La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia (Einaudi, 2017) è il dialogo tra uno scrittore di fama internazionale, J. M. Coetzee, e una nota psicoterapeuta, A. Kurtz, che discutono di realtà e finzione nella narrazione del romanzo e nella vita reale.

Difatti, sia l’interesse della scrittura che quello della psicoanalisi è di rivelare la natura e l’esperienza umana nelle diverse fasi di crescita della persona umana; scrittura e psicoanalisi hanno in comune il linguaggio come strumento di conoscenza e comunicazione, ma anche la ricostruzione dei percorsi individuali che rendono le storie delle persone ciò che sono e, infine, la possibilità, nel percorso di ricostruzione, di analizzare non solo l’esperienza individuale, ma quanto e come questa entri in relazione con l’altro. Anche nella sua negazione e nel rifiuto di riconoscergli un ruolo, infatti, l’altro è protagonista della vita individuale e delle scelte di ciascuna persona.

Ciò che differenzia lo psicologo dallo scrittore è la modalità del lavoro. Quello dello scrittore è un percorso solitario alla ricerca della narrazione e della storia del suo protagonista, alla ricostruzione non solo degli eventi che si costituiscono quale esempio del pensiero che si vuole rappresentare, ma anche di quello che non si vuole significare. Nella scrittura, ove si ritiene che tutto sia possibile, in realtà lo scrittore opera delle scelte di coerenza e/o di predilezione rispetto alla narrazione e ai personaggi, laddove lo psicologo deve porsi soprattutto in ascolto e cercare una relazione.

Il lavoro dello scrittore è spesso solitario e intriso di scelte che modificano la narrazione, il lavoro dello psicoterapeuta è di dialogo al fine che l’altro difronte a lui operi delle scelte consapevoli. In un certo senso, si potrebbe dire che lo scrittore circoscrive la narrazione, mentre lo psicologo deve liberarla.

Molto interessante è il tentativo dei due dialoganti di definire come l’auto narrazione (o verità auto prodotta) possa essere in contrasto con la realtà vera al punto da consentire a ciascuno di costruire per se stesso delle verità che, pur non essendo completamente vere, limitino il conflitto con se stessi e con gli altri. Cioè, negare a se stessi una parte o tutta di verità può aiutare a risolvere i conflitti interiori e a vivere meglio, si tratterebbe di una rimozione positiva, eppure si tratterebbe anche di una menzogna.

Questo è il dilemma che Coetzee e Kurtz affrontano nel loro dialogo anche attraverso il confronto, il sostegno e l’ausilio di scrittori e psicoanalisti come Dostoevskij, Cervantes, Hardy, Freud, Klein. Un dilemma irrisolvibile, poiché tante le storie e le narrazioni, tanti i silenzi e le difficoltà a riconoscere e condividere il proprio segreto. Una sola è la certezza: nella ricerca della verità delle persone, sia le vittime che i carnefici devono affrontare il proprio passato e con il proprio segreto convivere e fare i conti.

La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia (Einaudi, 2017), di J. M. Coetzee e A. Kurtz è un dialogo non semplice che accresce il desiderio di entrare nelle storie delle persone con tutta la delicatezza ma anche acutezza che, sole, predispongono a incontrare e conoscere l’altro nella sua complessa interezza.

La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia (Einaudi, 2017) is the dialogue between an internationally renowned writer, J. M. Coetzee, and a well-known psychotherapist, A. Kurtz, who discuss reality and fiction in the narrative of the novel and in real life. In fact, both the interest of writing and that of psychoanalysis is to reveal human nature and experience in the different stages of growth of the human person; writing and psychoanalysis have language in common as an instrument of knowledge and communication, but also the reconstruction of the individual paths that make people’s stories what they are and, finally, the possibility, in the process of reconstruction, to analyze not only the individual experience, but to what extent and how this enters into relationship with the other. Even in its denial and refusal to recognize a role in it, in fact, the other is the protagonist of the individual life and choices of each person. What differentiates the psychologist from the writer is the way of working. That of the writer is a solitary path in search of the narration and history of his protagonist, to the reconstruction not only of the events that are formed as an example of the thought that is to be represented, but also of what one does not want to mean. In writing, where it is believed that everything is possible, in reality the writer makes choices of coherence and / or preference with respect to the narration and the characters, where the psychologist must listen above all and seek a relationship. The writer’s work is often lonely and full of choices that modify the narrative, the psychotherapist’s work is one of dialogue in order for the other in front of him to make conscious choices. In a sense, it could be said that the writer circumscribes the narrative, while the psychologist must liberate it. Very interesting is the attempt of the two dialogues to define how self-narration (or self-produced truth) can be in contrast with true reality to the point of allowing each one to construct truths for himself which, although not completely true, limit conflict with themselves and with others. That is, denying oneself a part or all of the truth can help resolve inner conflicts and live better, it would be a positive repression, yet it would also be a lie. This is the dilemma that Coetzee and Kurtz face in their dialogue also through the comparison, support and help of writers and psychoanalysts such as Dostoevsky, Cervantes, Hardy, Freud, Klein. An unsolvable dilemma, since there are so many stories and narratives, so many silences and difficulties in recognizing and sharing one’s secret. There is only one certainty: in the search for people’s truth, both the victims and the perpetrators must face their past and live together and deal with their own secret. La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia (Einaudi, 2017), by JM Coetzee and A. Kurtz is a not simple dialogue that increases the desire to enter people’s stories with all the delicacy but also the acuteness that, alone, predispose to encounter and knowing the other in its complex entirety.

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