It Would Be Time

How much useless confusion, how many empty invectives, how much space for the insignificant void in order to have a little visibility. The problem is not to be seen, but to have ideas, to know where to go and, above all, to know why to take a direction, what common benefit it is for the people, the real one, the one who is tired of power struggles and wants to think about common good of a society that matures and grows. The show, on the other hand, is always the same, meaningless clashes in the most fragile moments of an already oppressed population, attempts to provoke resentment, performances on places where some should not have the courage to go due to their inconsistency and evident abuse of image, lies concealed by truths and truths concealed by the violence (physical or verbal) of all those who continue to look at personal prestige while people suffer, die in despair, are abandoned and confused as if the time they live did not concern them. We have gone really down, it would be time to develop or regain awareness of one’s role, it would be time for politicians to stop chatting to assert their prestige and, in addition to really dealing with the common good, became examples of consistency and care for the other entrusted to him, models of honesty and dignity, masters of listening and sharing. It would be time for every professional to do his job not only to gain from it, but also in the vision of those young people who observe us and who from our ways of interpreting professionalism learn to be better men and women. It would be time for everyone, in the family, in associations, in the workplace, on the street or even within themselves to learn to have the other’s gaze, to learn to understand that the individual good is not a good but a superstructure that takes away space essence of the humanity of each. It is time that we gave constructive value and meaning to our time, that we stopped wasting it in one-sided individualisms and overbearing narcissism that makes us believe we are better than others. It is time that we acted for the community, the collectivity, without taking advantage of it, without wanting to be present and command the way, but building paths of peace together.

Quanta inutile confusione, quante vuote invettive, quanto spazio al vuoto insignificante pur di avere un po’ di visibilità. Il problema non è farsi vedere, ma avere delle idee, sapere dove andare e, soprattutto, sapere perché intraprendere una direzione, quale beneficio comune sia per la gente, quella reale, quella che è stanca dei litigi di potere e desidera che si pensi al bene comune di una società che matura e cresce. Lo spettacolo, invece, è sempre lo stesso, scontri privi di significato nei momenti più fragili di una popolazione già vessata, tentativi di provocare il risentimento, esibizioni sui luoghi dove alcuni non dovrebbero avere il coraggio di andare a causa della loro incoerenza e dell’evidente abuso di immagine, menzogne celate da verità e verità occultate dalla violenza (fisica o verbale) di tutti coloro che continuano a guardare al prestigio personale mentre persone soffrono, muoiono nella disperazione, sono abbandonate e confuse come se il tempo che vivono non le riguardasse. Si è arrivati davvero in basso, sarebbe ora di sviluppare o ritrovare la coscienza del proprio ruolo, sarebbe ora che i politici smettessero di fare chiacchiere per affermare il proprio prestigio e, oltre che occuparsi davvero del bene comune, diventassero esempi di coerenza e cura per l’altro che gli è affidato, modelli di onestà e dignità, maestri di ascolto e condivisione. Sarebbe ora che ogni professionista svolgesse il suo lavoro non solo per trarne guadagno, ma anche nella visione di quei giovani che ci osservano e che dai nostri modi di interpretare la professionalità imparano a essere uomini e donne migliori. Sarebbe ora che tutti, in famiglia, nelle associazioni, nei luoghi di lavoro, per strada o anche dentro se stessi imparassero ad avere lo sguardo dell’altro, imparassero a comprendere che il bene individuale non è un bene ma una sovrastruttura che toglie spazio all’essenza dell’umanità di ciascuno. Sarebbe ora che dessimo valore e significato costruttivo al nostro tempo, che smettessimo di sprecarlo negli individualismi unilaterali e nel narcisismo prepotente che ci fa credere di essere migliori degli altri. Sarebbe ora che agissimo per la comunità, la collettività, senza trarne vantaggio, senza volerne presenziare e comandare il percorso, ma costruendo insieme sentieri di pace.

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