Find Yourself and Grow Up

I was thinking, in this confused period, about children. How much do we really think about it? Do we really believe that theirs is a time to be filled with things? Have we ever thought that a child may need to find himself with himself, to be bored, too, and in boredom develop personal strategies to deal with his own time and with himself? There is no doubt that distance learning, however well done, can be a limit to the relationship, in fact, this is not what I am referring to. I think, in general, of the need that many adults have to fill their children’s time with activity after activity and, then, in times when it is really difficult for one reason or another to frame something to occupy their time, they place them in front of the television to take away the embarrassment of not knowing what to make them do. Because this happens, let’s not hide it. I often wonder if we want to fill their time because they don’t get bored or if it’s because we don’t want them to bore us. It seems that the important thing for us adults is to have occupied their time with things, it is a pity that in this way we neglect the time necessary for them to learn who they are and what they want to become. Then we complain if they all do the same thing, they all want the same thing, they don’t aspire to anything in particular and their own desires are extinguished in things they don’t really want. Fewer and fewer children talk and tell each other with their parents who do the same, the motivation is the commitments, the reality is the desired inability to manage their time so that it is also a time of relationship. Fewer and fewer children know how to use their time to develop craftsmanship and creative imagination, we have taught them that everything is bought and that it is not necessary to build it. Fewer and fewer children invent stories, but repeat the ones they learn from video games. Fewer and fewer children have the time to dedicate themselves to themselves, they have to “do” things and not get to know each other. Korczak (Janusz Korczak, Warsaw 1878 – Treblinka 1942) says: «I stay there, in the now dark room, and think of all the strange and sad things that are part of life. It is the time when thousands of children, in thousands of rooms, reflect like me, on what is happening inside them and in the world around them. These thoughts, adults do not know them. On the other hand, how could they know them? If they ever come close to us, in those moments, it is only to ask us: “What are you doing here? Why don’t you play? Why this silence?” They struggle to understand that after running, playing and watching all kinds of things, a child may feel the need to retreat into a corner. However, at this moment, he is forced to entertain himself, because there are very few children (perhaps one in a thousand) who can find help and support in an adult or a friend ». We give children time, their time and ours.

Pensavo, in questo periodo confuso, ai bambini. Quanto ci pensiamo davvero? Crediamo davvero che il loro sia un tempo da riempire di cose? Abbiamo mai pensato che un bambino possa avere il bisogno di ritrovarsi con se stesso, di annoiarsi, pure, e nella noia sviluppare strategie personali per confrontarsi con il proprio tempo e con se stesso?
Non vi è dubbio alcuno che la didattica a distanza, per quanto ben svolta, possa essere un limite alla relazione, infatti, non è questo quello cui mi riferisco. Penso, così, in generale, al bisogno che molti adulti hanno di riempire il tempo dei loro figli con attività su attività e, poi, nei momenti in cui è proprio difficile per una ragione o l’altra incastrare qualcosa per occupargli il tempo, li piazziamo dinanzi alla televisione per toglierci dall’imbarazzo di non sapere che cosa fargli fare. Perché così accade, non nascondiamocelo.
Mi domando spesso se vogliamo riempire il loro tempo perchè non si annoino o se è perché non vogliamo che annoino noi. Sembra che l’importante per noi adulti sia aver occupato di cose il loro tempo, peccato che in questo modo trascuriamo il tempo necessario affinché imparino chi sono e che cosa vogliono diventare. Poi ci lamentiamo se fanno tutti la stessa cosa, vogliono tutti la stessa cosa, non aspirano a niente di particolare e i loro stessi desideri si estinguono in cose che nenache desiderano davvero.
Sempre meno bambini parlano e si raccontano con i loro genitori che fanno altrettanto, la motivazione sono gli impegni, la realtà è la voluta inabilità a gestire il proprio tempo affinché sia anche un tempo di relazione. Sempre meno bambini sanno usare il loro tempo per sviluppare manualità artigianali e fantasia creativa, gli abbiamo insegnato che tutto si compra e che non è necessario costruirlo. Sempre meno bambini inventano storie, ma ripetono quelle che imparano dai videogiochi. Sempre meno bambini hanno il tempo di dedicarsi a se stessi, devono “fare” cose e non imparare a conoscersi.
Dice Korczak (Janusz Korczak, Varsavia 1878 – Treblinka 1942) : «Rimango lì, nella stanza ormai scura, e penso a tutte le cose strane e tristi che fanno parte della vita. È l’ora in cui migliaia di bambini, in migliaia di stanze, riflettono come me, su quello che succede dentro di loro e nel mondo che li circonda. Questi pensieri, gli adulti non li conoscono. D’altronde, come potrebbero conoscerli? Se mai si avvicinano a noi, in quei momenti, è solo per chiederci: “Cosa fai qui? Perché non giochi? Perché questo silenzio?” Fanno fatica a capire che dopo aver corso, giocato e guardato cose di ogni tipo, un bambino possa provare il bisogno di ritirarsi in un angolo. Tuttavia, in questo momento, egli è costretto a intrattenersi con se stesso, perché sono pochissimi i bambini (forse uno su mille) che possono trovare un aiuto e un appoggio in un adulto o in un amico».
Doniamo del tempo ai bambini, il loro tempo e il nostro.

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