Happy New Year

The end of a year is a time for testing, not how good or bad the year was for us, but how bad we were. The hard, severe, horrible contingencies, such as those that accompanied us this year, are undeniable, but perhaps what we need to understand is how we lived those too, I mean with what attitude, since this is what makes the difference. Did we just let ourselves be crossed, touched, not even touched? We didn’t understand much of what happened then. Not recrimination, but collaboration, not self-sufficiency, but responsibility towards ourselves and others may have also made the time of confusion, fear and pain that invaded us more meaningful. If we have not allowed the thought of the other to enter us, there is very little to save from such a complex and exhausting year. This year, however, has not only been pervaded by covid, but also by many small things to which, perhaps, we have not given value, but thanks to which we can not only feel defeated and suffocated. I’m afraid that always screaming and arguing about everything makes us to lose sight of those little things that still cross our current, but of which, taken by the pride of the attacks, we cannot distinguish the value. From an early age I was taught to make a virtue of necessity, not to give up in the face of what hurts, not to let myself be overwhelmed by pain to the point of allowing pain to be everything and everything. I was taught that pain walks in silence and with dignity and that it can be used to make the lives of others beautiful and meaningful. I was taught that even in pain there are sparks of life and that bad things cannot completely hide the good ones if we just sharpen our gaze and let the soft light of a dim candle enter our hearts and shine for us too. So, this hard year, very hard for me too and for many reasons, has given me many small candle flames that now light up my gaze thanks and despite everything. I met new friends with whom my love for culture found correspondence and comparison; I had the honor of accompanying the pain and disorientation of a friend who followed a dying family member until the last act; I had the joy of having my family next to me, of recognizing their difficulties and discomfort and of supporting everyone with the authenticity of love and sweet silence that soothes everything while welcoming and caressing the heart; I had the beauty of the dialogue with my publisher, Nulla die, which resulted in the publication of a book that I care very much, News from Now-Here. Esistenza e finzione, because precisely in this time so torn and impoverished of meanings it can be an opportunity to rethink a simple everyday life that takes us beyond ourselves; I had the gift, because for me it is a great gift, to be able to write a lot of new publication proposals and new articles on my blog; I had the opportunity to read and study; I had the joy of continuing to find myself even if on the web with many of my “students” from the high school where I taught; I had the great gift of being able to see in them forms of my resistance and the courage of honesty. I could go on and on, but I want to ask myself, in this end-of-year report, what I was able to give and not just receive. I stop for a moment to think, I could say some things, but I think it is more right that this question is answered by others. I certainly know, that I have given my sincerity and honest and dignified desire for freedom. A serene end to the year, a serene beginning, without pretensions and expectations of wealth, beauty and completeness, only in the desire to go through moments of good and good together.

La conclusione di un anno è tempo di verifiche, non di quanto l’anno sia stato bello o brutto per noi , ma di quanto lo siamo stati noi. Le contingenze, dure, severe, orribili, come quelle che ci hanno accompagnato quest’anno sono innegabili, ma forse quello che bisogna comprendere è come abbiamo vissuto anche quelle, intendo con quale atteggiamento, poiché è questo che fa la differenza. Ci siamo solo lasciati attraversare, sfiorare, neanche toccare? Allora non abbiamo capito molto di quello che è accaduto. Non la recriminazione, ma la collaborazione, non il bastare a se stessi, ma la responsabilità verso noi e gli altri possono aver reso più significativo anche il tempo della confusione, della paura e del dolore che ci hanno invasi. Se non abbiamo consentito al pensiero dell’altro di entrare dentro di noi, ben poco c’è da salvare da un anno così complesso e sfiancante. Quest’anno, però, non è stato pervaso solo dal covid, ma anche da tante piccole cose alle quali, forse, non abbiamo dato valore, ma grazie alle quali possiamo non sentirci soltanto sconfitti e soffocati. Temo che stare sempre a urlare e litigare per ogni cosa faccia perdere di vista quelle piccole cose che comunque attraversano la nostra corrente, ma di cui, presi dalla superbia degli attacchi, non riusciamo a distinguere il valore. Fin da piccola mi è stato insegnato a fare di necessità virtù, a non arrendermi dinanzi a ciò che fa male, a non lasciarmi travolgere dal dolore al punto da consentire che il dolore sia tutto e ogni cosa. Mi è stato insegnato che il dolore cammina in silenzio e con dignità e che può essere impiegato per rendere bello e significativo la vita degli altri. Mi è stato insegnato che anche nel dolore ci sono scintille di vita e che le cose brutte non possono nascondere del tutto quelle belle se solo aguzziamo lo sguardo e lasciamo che la tenue luce di una fioca candela entri nel nostro cuore e brilli anche per noi. Così, quest’anno duro, durissimo anche per me e per tanti motivi, mi ha donato tante piccole fiammelle di candela che ora illuminano il mio sguardo grazie e nonostante tutto. Ho incontrato nuovi amici con i quali il mio amore per la cultura ha trovato corrispondenza e confronto; ho avuto l’onore di accompagnare fino all’ultimo atto il dolore e il disorientamento di un’amica che seguiva un familiare in fin di vita; ho avuto la gioia di avere accanto la mia famiglia, di riconoscerne le difficoltà e il disagio e di sostenere tutti con l’autenticità dell’amore e del silenzio dolce che tutto lenisce mentre accoglie e accarezza il cuore; ho avuto la bellezza del dialogo con il mio editore, Nulla die, che si è concretizzato nella pubblicazione di un libro cui tengo moltissimo, News from Now-Here. Esistenza e finzione, perché proprio in questo tempo così dilaniato e impoverito di significati può essere occasione per ripensare a un quotidiano semplice che ci porti oltre noi stessi; ho avuto il dono, perché per me è un dono grande, di riuscire a scrivere tanto, nuove proposte di pubblicazione e nuovi articoli sul mio blog; ho avuto l’opportunità di leggere e di studiare; ho avuto la gioia di continuare a ritrovarmi anche se sul web con tanti miei “ragazzi” del liceo dove ho insegnato; ho avuto il grande dono di poter vedere in loro forme della mia resistenza e il coraggio dell’onestà. Potrei continuare ancora, ma mi preme chiedermi, in questo resoconto di fine anno, che cosa io sia riuscita a dare e non solo a ricevere. Mi fermo un attimo a pensare, potrei dire alcune cose, ma penso sia più giusto che a questa domanda siano gli altri a rispondere. Di certo so, che ho donato la mia sincerità e l’onesto e dignitoso anelito alla libertà. Serena conclusione di anno, sereno inizio, senza pretese e attese di ricchezza, bellezza e compiutezza, solo nel desiderio di percorrere insieme momenti di buono e di bene.

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