Edgar Morin: I miei filosofi

Talvolta, rileggere i libri che già abbiamo letto, quelli che amiamo, ma anche quelli che amiamo meno, porta a rileggere se stessi, a guardarsi con sguardo nuovo e, infine, ad accorgersi che non solo si cresce, ma che c’è ancora tanto da imparare a conoscere. Questa condizione è, per me, beatitudine. Tale l’emozione provata rileggendo “I miei filosofi” (Erickson, 2012) di Edgar Morin.

Edgar Morin, in questo libro, narra di sé attraverso l’incontro con grandi pensatori e filosofi che hanno fatto parte della sua maturazione umana e culturale. Un modo per guardare la propria realtà, elevandola ma anche calandosi nella profondità delle origino del proprio pensiero. Un modo per scoprire e scoprirsi attraverso il legame che, nel tempo, si è costituto e rinforzato accrescendo dell’altro il proprio pensiero mentre questo ne usciva più stimolato, educato a pensare e a trovare rotte e traiettorie nel corso della propria vita.

È quello che ho provato anch’io rileggendo e così, Eraclito, Cartesio, Pascal, Marx, ma anche Hegel, Montaigne, Proust, Dostoevskij e tutti gli altri sono divenuto possibilità nuove di confronto con una realtà che, sebbene ci appartenga, molto spesso ci appare come estranea.

Una lettura intensa ma piacevole, una visione che ci suggerisce di cercare, oltre ogni definizione plausibile, l’essenziale e l’essenza di un pensiero che avvicina alla persona umana e che essa invoca.

Sometimes, re-reading the books we have already read, the ones we love, but also those we love less, leads to re-reading oneself, to look at oneself with a new look and, finally, to realize that not only does one grow, but that it still exists much to get to know. This condition is, for me, bliss. Such is the emotion felt re-reading “I miei filosofi” (Erickson, 2012) by Edgar Morin.

Edgar Morin, in this book, talks about himself through the encounter with great thinkers and philosophers who were part of his human and cultural maturation. A way to look at one’s own reality, elevating it but also diving into the depth of the origins of one’s thought. A way to discover and discover oneself through the bond that, over time, has formed and strengthened by increasing one’s thinking while the other came out more stimulated, educated to think and find routes and trajectories in the course of one’s life.

This is what I also felt when I reread and so, Heraclitus, Descartes, Pascal, Marx, but also Hegel, Montaigne, Proust, Dostoevsky and all the others have become new possibilities of confrontation with a reality which, although it belongs to us, very often it appears to us as a stranger.

An intense but pleasant reading, a vision that suggests that we seek, beyond any plausible definition, the essential and the essence of a thought that brings us closer to the human person and that it invokes.

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