Living a Life

If you are polite, if you do not scream, if you do not fidget it seems that you are unsuitable, but education, meekness and kindness are the key to sustain our time and prevent it from being swept away and crushed by the mud. The screams fly and all that remains is the acrid sensation of an ill-concealed disgust; kindness takes root, conquers arid soils and makes them sparkling with flowers. Who screams most of the time deaf without being heard, who knows with education and meekness to be assertive leaves traces of himself even in the most hidden corners of every human soul, sooner or later, those traces will become either paths to follow or a mirror of his own inadequacy. Who screams assumes the clamor of the moment, who proposes himself with kind and polite seriousness opens the doors and welcomes a time that evolves and grows. Of course, it is easier to scream and be satisfied with the noise of your own voice, but it is more intense and meaningful to rediscover your own rhythmic rhythm in the other’s gaze. We must not strive for individualism, resigning ourselves to it is a condemnation before condemnation. You can fight for your voice, but you can do it better by listening to the song of each voice. The relationship is confrontation, the encounter as well. It is not necessary to prevail, nor is one’s reason to exist to be victorious, relating to others means understanding, savoring and enjoying the meaning of a life that does not belong to just one individual, but to all those who know how to give direction to their life. and a goal that is not self-directed, but that reaches the heart of each person’s heart.

Se sei educato, se non urli, se non ti agiti sembra che tu sia inadatto, ma l’educazione, la mitezza e la gentilezza sono la chiave di volta per sostenere il nostro tempo e impedire che venga travolto e schiantato dal fango. Le urla volano e di esse non resta che la sensazione acre di un disgusto malcelato; la gentilezza mette radici, conquista i suoli aridi e li rende spumeggianti di fiori. Chi urla il più delle volte assorda senza essere ascoltato, chi sa con educazione e mitezza essere assertivo lascia tracce di sé anche negli angoli più nascosti di ogni animo umano, prima o dopo, quelle tracce diventeranno o percorsi da seguire o specchio della propria inadeguatezza. Chi urla presume il clamore dell’attimo, chi si propone con serietà gentile ed educata apre le porte e accoglie un tempo che evolve e cresce. Certo, è più facile urlare e soddisfarsi del rumore della propria voce, ma più intenso e significativo è riscoprire nello sguardo dell’altro il proprio ritmo cadenzato. Non dobbiamo tendere all’individualismo, rassegnarsi a esso è una condanna prima della condanna. Si può lottare per la propria voce, ma si può farlo meglio nell’ascolto del canto di ogni voce. La relazione è confronto, l’incontro pure. Non è necessario prevalere, né la propria ragione di esistere è la vittoria, relazionarsi all’altro significa comprendere, assaporare e gustare il senso di una vita che non appartiene a un individuo soltanto, ma a tutti coloro che alla loro vita sanno dare una direzione e una meta che non sia auto diretta, ma che raggiunga il cuore del cuore di ogni persona.

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