Beating Heart

Today it is so. I hear that thud in my chest, it seems to want to whisper something, but I don’t know what. Maybe that’s why it goes from the heart to the ears and seems to scream even louder, annoying and insistent. I don’t know what he wants, my head aches and sharper pangs squeeze my muscle that does not cease to resist the rest and does not appease its lancinated wriggling. If only I could understand where he wants to take me and if that place is also the destination of my route! If only he could accompany me without screaming so much, without hitting my breath with such violence now more like a hiss. If only we could peacefully meet and recompose the dimension of time and space too small to contain the power of our love! But he runs his lonely run, dragging me into a destiny that, unbeknownst to him, I have long embraced. Friend but stranger, solitary companion, support and scythe of a life that is already lost in the desire for what is beyond, in the curiosity to know if there is a beyond, waiting to tell one’s story and make people listen to own voice with the energy of one who, even if lost, has never given up and never stopped seeking, listening, welcoming the gift of life which, mysteriously, is revealed. The carousel of convulsive beats continues, life does not stop yet. The dark sound becomes a melody, “carmina burana” of the struggle for life and for the meaning to give to one’s destination. I let the heartbeat overwhelm me, hit me and lift me up until, satisfied with his voice, he can give me time to say mine.

Oggi è così.
Ascolto quel tonfo nel petto, sembra volermi sussurrare qualcosa, ma non so cosa. Forse è per questo che risale dal cuore alle orecchie e sembra urlare persino più forte, fastidioso e insistente.
Non so che cosa voglia, mi duole la testa e fitte più acute mi stringono il muscolo che non cessa di resistere al riposo e non placa il suo dimenarsi lancinate.
Se solo riuscissi a comprendere dove vuole portarmi e se quel luogo sia anche la meta della mia rotta! Se solo potesse accompagnarmi senza urlare tanto, senza percuotere con tale violenza quel mio respiro ormai più simile a un sibilo. Se solo potessimo pacificamente incontrarci e ricomporre la dimensione del tempo e dello spazio troppo piccolo per contenere la potenza del nostro amore!
Ma lui corre la sua corsa solitaria trascinandomi in un destino che, a sua insaputa, da tempo ho abbracciato.
Amico ma estraneo, compagno solitario, sostegno e falce di una vita che già si perde nel desiderio di quello che c’è oltre, nella curiosità di sapere se c’è un oltre, nell’attesa di narrare la propria storia e far ascoltare la propria voce con l’energia di chi, pur se smarrito, non si è mai arreso e mai ha smesso di cercare, ascoltare, accogliere il dono della vita che, misteriosa, si palesa.
Continua la giostra dei battiti convulsi, la vita non si ferma ancora. Il suono cupo diventa melodia, “carmina burana” della lotta per la vita e per il senso da dare alla propria destinazione. Lascio che il battito mi travolga, mi percuota e mi innalzi finché, soddisfatto della sua voce, possa darmi il tempo di pronunciare la mia.

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